“La storia” Il «partigiano Paolo» fa il capitalista

10/12/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Il «partigiano Paolo» fa il capitalista
    Un socialista seduto su una montagna di miliardi. Un nenniano europeista della prima ora, mica uno dei tanti del Garofano che alla fine degli Anni Ottanta finirono nel ciclone di Tangentopoli. Paolo Farinetti, classe ’22, partigiano della Ventitreesima Brigata Matteotti, ex vicesindaco di Alba perchè «il sindaco doveva essere democristiano e io ero rosso» – dice tanto per chiarire – all’Europa Unita ci ha sempre creduto. Tanto, ma così tanto che nel lontano ’67 fondò una società battezzata UniEuro. Un antesignano, si direbbe oggi. Era europeista quanto Altiero Spinelli, se non fosse che lui era un commerciante di Alba, le cui gesta partigiane sono raccontate nei libri di storia locale, ma ben poco conosciuto fuori dal suo territorio. La sua creatura Unieuro stava per Europa Unita. «Ero convinto fin d’allora che prima o poi il nostro continente si sarebbe unito. Non c’era altra strada, ancora oggi è quella più giusta». UniEuro operava in due settori: distribuzione di prodotti non alimentari e torrefazione di caffè. Gli affari andavano bene, così all’inizio degli anni ’70 il Comandante Paolo – come lo chiamano ancora gli anziani della zona – acquistò un terreno di 400 metri quadrati a Castagnito, a due passi da Alba, e qui cominciò a vendere in grande stile gli elettrodomestici. Un boom che gli consentì nel giro di qualche anno di aprire uno dei primi ipermercati d’Italia su una superficie di 4mila metri quadrati. Era il ’78, gli anni del craxismo rampante – «un dramma nazionale», dice lui oggi – quando, due anni prima dello storico congresso del Midas, Bettino Craxi diventava il padrone assoluto del partito. Il Comandante Paolo era sì socialista, ma stava con i «perdenti». Lui ancora adesso si vanta di non aver chiesto ai compagni di allora neppure la «raccomandazione» per evitare al figlio Oscar – appena laureato e di lì a poco manager del gruppo – il servizio militare. In quegli anni Farinetti mise le basi per dare vita al megagruppo da quasi 500 milioni di euro di ricavi venduto le scorse settimane alla Dixons, il colosso della distribuzione inglese. Per ora gli inglesi hanno preso il 24%, ma hanno un’opzione per arrivare al 100%, da esercitare entro il 2003. Il prezzo totale è già stato determinato: 527 milioni di euro. È così che Comandante Paolo, uno che ha passato la sua giovinezza a dare la caccia ai nazifascisti e che poi ha sofferto per la «decadenza» del suo partito, siede oggi su una montagna di miliardi di lire. La politica ce l’aveva nel sangue: alle politiche del ’72 non venne eletto deputato per sole 19 preferenze. «E quella paradossalmente è stata la mia salvezza» dice, mentre il figlio Oscar, presidente ed amministratore delegato del gruppo, annuisce. «In questo modo, ho potuto dedicarmi interamente alla crescita del gruppo, senza perdermi. Onestamente sono molto più felice per questa scelta perchè alla fine sono i fatti che contano, e per me hanno contato moltissimo. Penso ai 1.500 dipendenti della società, alle loro famiglie, alla sicurezza che ho dato loro con il lavoro. E a loro volta, i miei dipendenti mi hanno dato moltissimo con la loro fiducia, l’affetto, la riconoscenza che a volte pensavo non fosse di questo mondo. Quando mi è capitato di dover ccedere un’attività ho visto tanti uomini e donne con le lacrime agli occhi. Ecco, per me questo voleva dire tutto: mi erano affezionati, sapevano che su di me potevano contare». La scena delle lacrime che si è ripetuta altre volte. In una prima occasione, Farinetti cedette una sua società alla Sb (Supermercati brianzoli) della famiglia Franchini per 3,35 milioni di euro, che nell’89 erano pari a 6,5 miliardi di lire. Tanti soldi, per quell’epoca. Poi, qualche anno fa, l’arrivo delle grandi banche d’affari a mettere gli occhi su quel gioiello di UniEuro, un gruppo con una reddittività di quasi l’8% annuo. Insomma, un bell’affare. Jp Morgan mette anche i soldi: quasi 25 milioni di euro. Lo stesso fa il fondo americano Rhone che acquista più del 16%, versando molti milioni di euro nelle tasche della famiglia Farinetti. Che continua ad essere uno degli azionisti principali e lo sarà fino al luglio 2003, quando la Dixons farà valere il diritto di prelazione.
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Il partigiano-capitalista
SEGUE DA pag.21 Chissà perchè UniEuro non è approdata in Borsa. Sembra destino che i grandi gruppi di Alba decidano di stare lontani da Piazza Affari. Lo ha fatto la Ferrero, l’ha confermato la Miroglio, e al listino non sono approdate neppure Famiglia Cristiana e Mondo Ruber (leader mondiale nella produzione di tartan per le attività sportive): tutti gruppi di prestigio che hanno fatto di Alba un centro molto importante dell’economia piemontese e nazionale. Un modo di intendere gli affari forse diverso da quei gruppi che finiscono sui giornali ad ogni stormir di foglia. Oscar Farinetti racconta che dopo l’apertura del punto vendita di Roma la pineta di Ostia andò in fiamme. Un incendio doloso, si disse. UniEuro era da poco arrivata nella capitale ed ebbe un’intuizione: molto marketing, se si vuole, ma a Roma ancora se la ricordano. Paolo e il figlio capirono che da quel disastro si poteva fare qualcosa utile a tutti. Così lanciarono la campagna: ogni dieci elettrodomestici venduti, un albero adulto sarebbe stato piantato nella pineta. «Nel giro di due o tre mesi – ricorda il Comandante Paolo – Ostia riebbe la sua pineta. È stata certamente una grande operazione promozionale, ma sapevamo anche che quell’area era destinata ai pic-nic del ceto medio perchè i ricchi romani vanno a Sabaudia. Insomma, mandammo un segnale che fu raccolto molto bene». Marketing improvvisato, si direbbe. Probabilmente, no. La storia di Paolo Farinetti, comandante partigiano, è anche una storia di un uomo che, con appena le elementari alle spalle, conosceva e frequentava calibri letterari come Beppe Fenoglio e Cesare Pavese. «Di Fenoglio ero amico di scuola – dice Paolo – abitavamo vicini, quel ragazzo aveva qualcosa dentro che lo rendeva diverso dagli altri. Io avevo problemi diversi dai suoi: la mia famiglia non aveva risorse perchè mio padre morì quando io avevo appena dieci mesi. Morte strana, la sua, finito sotto un camion quando in tutta la provincia di camion ce n’erano forse tre. Ma la situazione era questa, io dovevo aiutare mia madre. Per sua fortuna Fenoglio poteva studiare, e meno male, perchè lui aveva qualità letterarie superiori a tutti gli altri». Solo questo? Forse, no. I Farinetti padre e figlio da anni fanno la pubblicità al gruppo UniEuro con un grande della poesia e del cinema italiano: Tonino Guerra, quello dell’Oscar con Fellini, che ha lavorato con il Maestro di Rimini ma anche con Antonioni, un altro grandissimo italiano della cinematografia mondiale. Hanno scelto un ultraottantenne come Guerra per spiegare alla gente i vantaggi dei prodotti tecnologici in vendita nei negozi UniEuro. Nel nuovo spot c’è quel vecchietto che spiega a suo nipotino cos’è l’ottimismo dopo la tragedia delle Twin Towers. È un piccolo grande regalo per tutti noi.
Vincenzo Del Giudice

Domenica 09 Dicembre 2001

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