La storia di Francesca in viaggio con papà

20/01/2004





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lunedi 19 Gennaio 2004
pag. 10

La primogenita di Calisto, da laureata in geologia a capo della Parmatour, il grande "buco nero" che secondo il padre avrebbe ingoiato gran parte dei fondi spariti

La storia di Francesca in viaggio con papà


ANTONIO ARMANO


Una Madamigella de Maupin malignerebbe maschilisticamente che se Francesca Tanzi si fosse tenuta lontana dagli affari, come la sorella Laura trentenne, con tre figli, che lavora a Parma nella farmacia della madre Anita Chiesi, detta Titti adesso non si troverebbe nei guai, nessun giovane sostituto procuratore donna potrebbe permettersi di torchiarla e lo spettro della bancarotta Parmatour non la tormenterebbe direttamente. Spiccia, iperattiva è il tipo che non riesce a stare mai fermo e dotata di piglio del comando, tutte cose prese dal padre, fu incoraggiata da quest’ultimo a fare l’imprenditrice dopo la laurea in geologia. Ma con l’azienda di famiglia ha avuto a che fare solo brevemente, quando fu messa a capo delle Gelaterie Parmalat, catena dell’ice cream presente in alcune città, soprattutto americane, e lanciata in occasione delle Olimpiadi di Atlanta.
Il settore cui fu destinata è il turismo. Papà le comprò Club Vacanze, azienda turistica con alberghi e resort sparsi in tutto il mondo, dall’Hotel Astoria di Lavarone, ottocentesco scorcio montano caro a Freud, al più rampante Seaside Abroad delle Maldive. Poi si sarebbero aggiunte la rete di agenzie turistiche Sestante, sparsa da via Farini a Milano alla Magliana a Roma, il tour operator Going, per vacanze più libere e quasi alternative, come si legge sul sito, e il tour operator Chiariva che organizzava già viaggi per visitare il mitico Expo di Parigi del 1900. Una crescita che ha portato il "giocattolo" di Francesca Tanzi, come qualcuno ha eufemisticamente definito Parmatour già Hit un gruppo con ottocento dipendenti, a diventare il terzo del settore in Italia, spostando sensibilmente il perno degli affari di famiglia dal comparto agroindustriale a quello del travel, secondo una dinamica di terziarizzazione molto comune nel recente ricambio generazionale della business community.
Nata il 5 giugno del 1967 un anno prima della Parmalat – la primogenita del cavaliere è anche, decisamente, la sua cocca, la sua preferita. E non lo dimenticherà al momento del bisogno visto che, diversamente dal fratello Stefano, non ne ha preso le distanze. Nemmeno quando Calisto ha indicato in Parmatour il buco nero che ha ingoiato centinaia di milioni di euro di sana, si fa per dire, liquidità del latte.
Le malelingue, a Parma e dintorni, malignano che visitando, per lavoro, un villaggio turistico, Francesca avrebbe conosciuto Salvatore Scaglia, suo futuro marito, allora animatore e poi, grazie all’incontro, team manager, accompagnatore e direttore organizzativo del Parma calcio. Ma la storia del Fiorello della situazione, versione bionda, che sposa la principessa del latte è una leggenda metropolitana. O meglio è vera solo in parte. Scaglia, di due anni più anziano di Francesca, è nato in Norvegia da padre ambasciatore siciliano e madre indigena. Ha dunque vissuto in giro per il mondo, Africa compresa, come figlio di diplomatico, e non era proprio un signor nessuno quando ha incontrato Francesca, della cui conoscenza ha certamente beneficiato. Appassionata di sci e immersioni subacquee, sport che permettono di stare alla larga dai riflettori, che poco o mai l’avevano inquadrata prima dello scandalo, Francesca è per certi aspetti una tipica e comune ragazza di Parma a partire da quel cognome così diffuso in zona amante della buona tavola (tanto da far parte delle "fornelline", un gruppo di parmigiane che si diletta con la cucina) e dei bambini (ha messo in piedi un centro per l’infanzia autistica). Per altri aspetti, è una filàpapa, una figlia di papà, come l’aveva definita Le Monde notando la sua partecipazione alla Gea, la società di affari calcistici di Alessandro Moggi dove compaiono, in una concentrazione inquietante, rampolli e rampolle i cui cognomi (da De Mita a Geronzi a Cragnotti) sembrano anticipare l’intreccio politicoaffaristico dello scandalo Parmalat.
Il terrore della mondanità, in particolare dei salotti frivoli e delle parole sprecate, comune a tutti i Tanzi, ha portato anche lei a passare il tempo libero nel suo rustico ristrutturato di Collecchio e a farsi vedere poco in giro, magari a una prima del teatro Regio, occasione del resto irrinunciabile in una città che ha dato i natali a Toscanini, dove ancora si perde la testa per l’opera e dove pare che i facchini della stazione rifiutino di portare le valigie ai cantanti che steccano.
Poi ci sono le apparizioni nella tribuna vip dello stadio Tardini, dove Francesca è famosa per le sue imprecazioni forti nel tono e nel contenuto. E per un poco diplomatico "tirate fuori i coglioni" che gridò in faccia ai giocatori dentro lo spogliatoio ai tempi disastrosi di Faustino Asprilla, pupillo di Calisto la cui incapacità di mettere dentro la palla diventò un tormentone comico televisivo. Si dice che Francesca sia molto religiosa anche se non va a messa tutte le mattine come il padre e non parla così spesso di Dio quindi non dovrebbe stupire che il matrimonio con Scaglia, celebrato nella esclusivissima chiesa della Steccata, non sia finito, nel 2002, con un normale divorzio ma sia stato annullato dalla Sacra Rota.
Dimessa dalle principali cariche che ricopriva prima dello scandalo, dal consiglio di amministrazione Parmatour fino alla vicepresidenza di Federturismo, Francesca sembra volersi ritirare nel ruolo di quella che nulla sapeva degli affari di papà. In fondo lei era solo nel consiglio di amministrazione di Parmatour e sopra la sua testa passavano tutte le decisioni di amministratori delegati, presidenti e così via, sembra sostenere. «Tutto quello che stanno dicendo che ha fatto (mio padre, ndr), onestamente io non l’ho mai saputo e non ne so niente. Provo per lui l’affetto di sempre e spero che torni a casa presto», ha dichiarato. Per ora sembra già un miracolo che il malanimo dei concittadini, profondamente feriti nell’orgoglio, oltre che nelle tasche, proprio tra un centenario della morte di Verdi, un cinquencentenario della nascita del Parmigianino e un conferimento per l’authority alimentare della Ue, si mantenga in toni tutto sommato più che civili, persino allo stadio.
Ma al di là di questo aspetto, il principale personaggio femminile di uno dei più clamorosi scandali finanziari italiani, ripresa dalle telecamere di mezzo mondo sempre nello stesso contrito piumino Prada col cappuccio, comunque vada non solo non è più l’ereditiera che era ma è già tanto se riesce a scendere, senza vedere il sole a scacchi, le scale del successo che Calisto, salumanio di Collecchio, ha percorso fino a entrare nelle hit parade Forbes degli uomini più ricchi del mondo.