Rassegna Stampa

La Stampa – I forzati del lavoro contro gli algoritmi

30/11/2017

DA AMAZON A IKEA MONTANO LE PROTESTE DEI NUOVI DIPENDENTI È un algoritmo a decidere i turni di lavoro per i 6500 dipendenti dell’Ikea in Italia. Lo fa una volta ogni sei mesi, a settembre e marzo, sulla base di uno schema prestabilito che contempla il flusso dei clienti, il numero dei lavoratori impiegati e le esigenze di ogni singolo reparto. L’algoritmo detta i turni Rivolta per i licenziati “Trattati come mobili” A Milano cacciata la madre di un ragazzo disabile Il colosso svedese: “Non può fare quello che vuole” IKEA Nessuno ha cambiato il suo turno. Il cervellone non ha previsto eccezioni. L’algoritmo contemplava sempre lo stesso orario: 7 del mattino. Per quattro volte la signora Ricutti ha timbrato il cartellino alle 9, come nel suo orario precedente. Era il 3 di ottobre quando ha ricevuto la prima lettera di contestazione della sua carriera. Il 13 novembre è stata convocata per fornire spiegazioni. Ma quello che ha detto non ha convinto i responsabili dell’azienda. Infatti, ecco la lettera datata 21 novembre 2017, oggetto: «Licenziamento per giusta causa». Così scrive «Ikea Italia Retail Srl» senza un nome al fondo, se non quello della licenziata: «Gentile signora Ricutti, abbiamo attentamente valutato le giustificazioni da Lei rese in data 13 novembre 2017, in cui non sono stati in alcun modo smentiti i fatti contestati, risultando anzi da Lei ammessi. La Società non può pertanto che ritenere confermati i gravi fatti a Lei addebitati. Sia considerati singolarmente che, a maggior ragione, nel loro complesso hanno fatto venire meno il vincolo fiduciario che è presupposto indispensabile di ogni rapporto di lavoro e sono di una gravità tale da non consentire la prosecuzione nemmeno provvisoria del rapporto di lavoro. Pertanto, sulla base di…, siamo costretti a comunicarle, ai sensi dell’articolo 2119…, il licenziamento per giusta causa. Le competenze di fine rapporto verranno corrisposte non appena effettuati i relativi conteggi. Distinti saluti». Ma cosa ha fatto di così grave la signora Ricutti? «Niente, assolutamente niente», dice Marco Beretta della Filcams Cgil Milano. «L’unica contestazione riguarda proprio quei pochi ingressi con due ore di ritardo. Cercava in quel modo di sollevare l’attenzione sul suo problema. Visto che tutti gli altri tentativi per trovare una mediazione si erano rivelati inutili. Quel che fa più male di questa storia, è che stiamo parlando di una lavoratrice che ha diritto alla protezione della legge 104, che tutela le madri con figli disabili. Come ha ben detto Marica Ricutti, lei non stava chiedendo un privilegio». Ecco perché dopo due ore di sciopero nel giorno del licenziamento, i sindacati il 5 dicembre faranno un presidio davanti all’Ikea di Corsico per stigmatizzare l’accaduto. Marco Beretta è profondamente amareggiato: «A dispetto delle campagne pubblicitarie sempre così sensibili ai temi sociali, l’Ikea dimostra di considerare i lavoratori soltanto dei numeri da tagliare per abbassare i costi. Come dei mobili. Da montare e smontare a piacimento». Otto ore di lavoro al giorno, più una di pausa. Stipendio: 1250 euro al mese. La signora Ricutti adesso sta male. «Ho sempre cercato di comprendere le ragioni dell’azienda, ma forse adesso sta venendo meno il valore della dignità umana», ha detto in un’intervista all’HuffPost. «Andrò avanti. Impugnerò il licenziamento accanto alla Cgil». Il suo caso non è isolato. Proprio ieri, un lavoratore dell’Ikea di Bari, padre di due bambini piccoli, è stato licenziato per una pausa più lunga del consentito: 5 minuti. Molti altri lavoratori hanno segnalato problemi di adattamento all’algoritmo. «È un’azienda che è cambiata radicalmente negli L’Ikea dimostra di considerare i lavoratori come dei mobili da smontare a piacimento Marco Beretta rappresentante Filcams Cgil Milano Impugnerò il licenziamento, qui viene meno la dignità Marica Ricutti La dipendente licenziata La signora si è autodeterminata l’orario senza preavviso Ufficio stampa Ikea In fabbrica i robot con tessuti biologici nDopo i robot di metallo, quelli di plastica e i soffici, è la volta dei robot ibridi, costruiti assemblando parti artificiali e tessuti biologici. A indicare le prospettive di questa nuova era della tecnologia è lo studio a guida italiana pubblicato sulla rivista Science Robotics, che ha come primo autore Leonardo Ricotti, dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Sono robot capaci di adattarsi ad ambienti ostili, come il corpo umano, e le possibili applicazioni vanno dalla tutela ambientale alle operazioni di soccorso e alla sorveglianza, fino alla medicina e al lavoro in fabbrica. «Queste macchine ibride sono sistemi robotici basati su cellule viventi», spiega Ricotti. Un perfetto connubio tra componenti naturali e artificiali. Allo studio hanno collaborato centri di ricerca e Università di Stati Uniti, Canada e Germania. «Questa integrazione tra cellule viventi e robot potrà consentire alle macchine di svolgere con efficacia e successo i compiti per i quali sono progettate» Mai un richiamo Marica Ricutti lavorava per Ikea dal 1999 e non aveva mai ricevuto un richiamo nè una contestazione ultimi anni», dice Fabrizio Russo, il segretario nazionale della Filcams Cgil. «Rifiuta qualsiasi mediazione sindacale». Cosa dice l’Ikea di tutto questo? «Negli ultimi 8 mesi Ricutti ha lavorato meno di 7 giorni al mese. Nell’ultimo periodo, in più occasioni, si è autodeterminata l’orario di lavoro senza alcun preavviso nè comunicazione di sorta, mettendo in grave difficoltà i colleghi». E ancora: «Da lei gravi episodi di insubordinazione».