La stagione dei saldi è iniziata nel caos

08/01/2003

            8 gennaio 2003

            I commercianti cercano di realizzare gli affari dopo il deludente Natale
            La stagione dei saldi è iniziata nel caos
            Cisl: ridurre del 10% i prezzi dei generi di prima necessità

            Luigina Venturelli
            MILANO. È tempo di saldi. Ma quest’anno
            con una variante: non si tratta di
            fare corse nei negozi in cerca dei migliori
            affari, ma di districarsi tra mille polemiche.
            Sull’euro, sull’aumento dei prezzi,
            sull’effettivo valore dell’inflazione.
            Ieri è intervenuta anche la Cisl, che
            ha predisposto una strategia per fermare
            il caro-vita, che al primo punto prevede
            una riduzione dei prezzi del 10%
            dei beni di prima necessità. E per una
            richiesta ai commercianti, ce ne sono
            tre per il governo, a cui il sindacato
            diretto da Pezzotta chiede un incontro
            per verificare la politica dei redditi, un
            più stretto monitoraggio di costi e tariffe
            e il rinnovo di tutti i contratti aperti.
            In pratica il dibattito è ancora aperto
            su tutto ciò che può confondere i
            consumatori e preoccupare i commercianti,
            che pure in questi ribassi ripongono
            l’ultima speranza di recupero di
            una stagione di vendite fallimentare.
            Ma potrebbero rimanerne delusi: secondo
            Telefono Blu, organizzazione al
            servizio dei consumatori, i saldi invernali
            ed estivi solitamente incidono per
            il 25% nel fatturato totale del comparto
            abbigliamento, ma quest’anno non
            sarà facile arrivare a questa percentuale.
            Non sono entusiasmanti, infatti, le
            previsioni sull’intenzione media di spesa
            per famiglia: 200 euro al Nord, 160
            al centro, 120 al Sud. Nei saldi dell’estate
            scorsa gli italiani non hanno speso
            più di 1,5 miliardi di euro, e quelli invernali,
            secondo le previsioni, non porteranno
            più di 4 miliardi di euro, anche
            se a questa cifra va aggiunto un
            altro miliardo di euro rappresentato
            dalle promozioni anticipate.
            Molti, infatti, i dettaglianti che hanno
            escogitato offerte di ogni tipo già
            dagli ultimi giorni di dicembre. In
            Lombardia, benchè i saldi ufficiali si
            inaugurino solo sabato prossimo, 11
            gennaio, la merce scontata si trova già
            in moltissimi negozi. Ed è scontro incrociato
            anche nelle istituzioni.
            La data era stata fissata dalla giunta
            regionale di Formigoni, nonostante i
            commercianti, delusi per l’andamento
            delle vendite nel periodo festivo, avessero
            chiesto di avere mano libera da subito
            per rimediare ai magri guadagni:
            «Quella scelta – commenta il consigliere
            Ds Giuseppe Benigni – si sta rivelando
            un grosso errore, che danneggia i
            consumatori e rende confusa la situazione
            tra i commercianti. Per non creare
            disparità, è necessario far rispettare
            la normativa, ma per il futuro si potrebbero
            lasciare liberi i commercianti di
            decidere le politiche di sconto sui prezzi».
            E per ogni scontro reale, almeno in
            Italia, ne corrisponde in parallelo uno
            televisivo. Le polemiche dei consuma-
            tori, in particolare, si sono accentrate
            intorno alla puntata di Porta a Porta
            andata in onda ieri sera. Dando una
            memorabile lezione di stile, il presidente
            dell’Eurispes Gian Maria Fara si è
            rifiutato di partecipare alla trasmissione
            sull’inflazione prima di riferirne in
            Parlamento. «Mi vedo costretto a rinunciare
            - ha scritto a Bruno Vespa – n
            considerazione del fatto che il Senato
            e la Camera hanno annunciato la
            convocazione dell’Eurispes e dell’Istat
            per un’audizione sul problema dell’inflazione.
            Per il profondo rispetto che
            nutro nei confronti di queste istituzioni,
            vorrei non anticipare in un programma
            televisivo, per quanto autorevole,
            temi e questioni che, a mio parere,
            andrebbero discussi preliminarmente
            a livello istituzionale».
            Nella speranza che qualcuno prenda
            nota.