La spesa oltreconfine sfida il caro-prezzi

05/10/2004


          martedì 5 ottobre 2004

          sezione: ECONOMIA ITALIANA – pag: 14
          L A LOTTA ALL’INFLAZIONE • Viaggio nelle regioni di frontiera dove i consumatori vanno a caccia di buone offerte e prodotti scontati
          La spesa oltreconfine sfida il caro-prezzi
          Molte le occasioni nei Paesi confinanti con l’Italia – Ma non sempre ne vale la pena
          La lotta al caro-prezzi passa anche dai supermercati stranieri. Se in Italia ancora si attendono gli effetti degli accordi tra Governo e grande distribuzione per congelare i listini, sono sempre di più gli italiani che varcano la frontiera a caccia di occasioni e offerte nei centri commerciali stranieri. Secondo il viaggio del Sole 24-Ore, in Francia, Svizzera, Austria e Slovenia sono molti i prodotti che hanno un rapporto qualità/prezzo interessante per i consumatori. E il risparmio non si limita ai Paesi in cui l’euro non è ancora arrivato come la Slovenia dove carne e pesce costano la metà o la Svizzera che vende la benzina senza piombo tra 1,4 e 1,5 franchi (cioè tra 0.90 e 1 euro circa). La vera sorpresa del risparmiatore di frontiera arriva dalla Francia dove il latte in polvere è tre volte meno caro che da noi. Un altro ottimo motivo che spinge liguri e piemontesi a varcare il confine è il prezzo di molte medicine, che costano la metà rispetto all’Italia. Anche in Austria il latte in polvere e tutti gli accessori per bambini sono molto convenienti. A parità di marca e confezione il latte per neonati può costare fino al 338% in meno. E il risparmio sul carburante è del 20 per cento.
          SVIZZERA Fare il pieno costa meno
          Il Canton Ticino cerca di attrarre i clienti italiani
          LINO TERLIZZI
          Sino a qualche tempo fa erano solo gli operatori italiani a farsi pubblicità in Canton Ticino, per attirare clienti svizzeri. Ora invece è il Ticino che fa pubblicità sui giornali italiani, per aumentare il numero di clienti provenienti da oltre frontiera. Negli ultimi due anni in effetti il quadro è cambiato e adesso il momento è più favorevole, o meno sfavorevole, per i commercianti elvetici.
          Fatto sta che il flusso verso il Ticino da fine 2002 ad oggi si è irrobustito, anche se per una fetta dei ticinesi continua ancora ad esserci l’abitudine di far la spesa in Italia, almeno per alcuni prodotti. Il commercio di frontiera dipende in buona misura dai rapporti tra le valute, oltre che naturalmente dai rispettivi sistemi di prezzi e dalla qualità dei prodotti.
          La tendenza della lira era all’indebolimento nei confronti del franco e dunque per molti anni sono stati i commercianti svizzeri a rincorrere i clienti in uscita verso l’Italia.
          Con l’avvento dell’euro, i rapporti tra le valute si sono in sostanza stabilizzati. I tradizionali 2 franchi (circa 2900 lire) del caffè consumato in Ticino si confrontavano sino a pochi anni fa con le circa 1000 lire del caffè nelle province italiane di confine. Ora quei 2 franchi equivalgono a circa 1,5 euro e si confrontano con gli 0,80-1 euro del caffè consumato in Italia. La Svizzera resta più cara, ma c’è stato un forte riavvicinamento. Per molto tempo in Svizzera si veniva per comprare sigarette e fare il pieno di benzina.
          Gli aumenti dei prezzi per il tabacco hanno reso ormai poco competitive le sigarette elvetiche, ma la benzina vive in questi mesi un revival, dopo una lunga fase di difficoltà per i distributori elvetici, creata anche dalle carte sconto ottenute dalle fasce di frontiera italiane. L’impennata del petrolio ha portato la benzina verde in Italia in direzione degli 1,18 euro al litro, mentre in Ticino la senza piombo 95 oscilla tra 1,40 e 1,50 franchi (cioè tra 0,90 e 1 euro circa). Quanto a negozi e supermercati, anche le indagini elvetiche mostrano che l’Italia resta attraente per quel che riguarda in genere frutta e verdura. Non è più così però per alcool e carne. La stabilità valutaria e gli aumenti dei prezzi in Italia hanno reso meno distanti i due versanti. E ora svizzeri e italiani di frontiera tendono davvero a far la spesa dove più conviene, sulla base del decantato concetto prezzo-qualità.
          Carne e pesce al ribasso
          ELENA RAGUSIN
          Le lunghe code di automobili in attesa di entrare nella Repubblica slovena dell’allora Federazione jugoslava per fare un pieno di benzina a prezzi che erano la metà di quelli dei distributori italiani, sono ormai un ricordo lontano degli anni 80. Oggi, triestini e goriziani, varcano i punti di frontiera con la Slovenia alla ricerca di risparmi soprattutto per l’acquisto di carne, pesce e sigarette.
          Chi ha ancora il vizio del fumo, ad esempio, in Slovenia paga 2 euro e 10 un pacchetto di sigarette che da noi costa 3 euro e 40 centesimi. Per gli altri generi di consumo, siano elettrodomestici piuttosto che detersivi o alimenti per l’infanzia che sino a qualche tempo fa potevano risultare più convenienti, dopo l’entrata a pieno titolo della Slovenia nell’Unione europea il 1 maggio scorso i prezzi hanno subito un sostanziale allineamento con quelli italiani. Oggi un pacco di pasta Barilla costa esattamente lo stesso prezzo a Lubiana che a Trieste.
          I consumatori di una parte e dell’altra del confine, scelgono di fare i loro acquisti in Italia piuttosto che in Slovenia quasi unicamente in base a scelte che puntano a reperire prodotti di qualità non reperibili sul mercato locale. Può essere il caso del prosciutto crudo dop per i capodistriani o dei latticini di alta qualità sloveni per i goriziani. Fanno eccezione, si diceva, i risparmi notevoli che i consumatori italiani possono fare nell’acquisto in Slovenia di carne e pesce.
          A soli dieci chilometri dal centro di Trieste, nelle macellerie di Sesana un kg di filetto costa 14 euro contro gli almeno 30 dei cartellini esposti nelle macellerie triestine. E lo stesso risparmio del 25% vale per la maggior parte dei tagli di maiale, pollo o vitello. Anche per il pesce, il risparmio in Slovenia è garantito: per quello pregiato, come orate o branzini pescati nelle acque istriane, si spendono mediamente 15 euro al chilo contro il doppio che si paga a Trieste. Il fenomeno più di massa, comunque è quello della fuga dei triestini verso la ristorazione in Slovenia.
          Venti minuti di macchina, per consumare nel Carso sloveno a 20 euro a testa una cena a base di pesce che a Trieste costerebbe mediamente 50 euro. «Questo è vero — ammette il presidente della Camera di commercio triestina Antonio Paoletti — ma dobbiamo considerare che in quella fascia di esercizi sloveni vi sono ancora notevoli divari rispetto ai nostri, in termini di qualità del servizio e di controlli sulla freschezza del prodotto».

          A Mentone per i farmaci si risparmia quasi la metà
          Grosse differenze per pannolini e latte in polvere
          D.RA.
          FRANCIA GENOVA 1 Latte in polvere, pannolini, farmaci, latticini e formaggi. Sono questi gli articoli che richiamano i consumatori italiani dai banchi dei centri commerciali francesi appena varcato il confine di Ventimiglia.
          L’ipermercato della catena Intermarché, all’uscita del casello autostradale di Mentone, a una manciata di chilometri dalla vecchia frontiera, è una delle mete più frequentate dagli acquirenti provenienti dall’estremo ponente ligure. «Italiani spinti dalla curiosità — spiega un’addetta alle vendite dell’ipermercato — e dalla voglia di confrontarsi con la varietà di un’offerta diversa da quella alla quale sono abituati, ma che poi finiscono per riempire il carrello con i prodotti che costano meno rispetto a quello che spenderebbero nel supermercato sotto casa»
          Italiani che si trovano in buon numero anche tra i clienti della farmacia situata nella galleria dell’ipermercato. «Le medicine in Francia costano spesso la metà dei prezzi che sono praticati in Italia», spiega Furio Truzzi, presidente della Consulta ligure dei consumatori e degli utenti, l’organismo che raggruppa le dodici associazioni di consumatori che sono presenti sul territorio regionale.
          «Basti pensare — aggiunge Truzzi — che un farmaco di largo impiego come il Tavor costa in Francia 3,5 euro contro gli 8,2 euro in Italia. Analogo il rapporto per un farmaco diffuso per i disturbi circolatori come il Diaflon, che trovi nelle farmacie francesi a un prezzo di 7,5 euro e che sale a 14 nelle farmacie italiane». Con il latte in polvere la forbice si allarga ulteriormente. Diverso il discorso per i latticini e i formaggi. «Per questo tipo di articoli — osserva ancora Truzzi — il consumatore italiano va alla ricerca del prodotto tipico francese e della convenienza che c’è ad acquistarlo sul posto. La stessa cosa succede per i francesi, che attraversano il confine per comprare il nostro parmigiano».
          Mozzarella più economica a Innsbruck che a Bolzano
          In Alto Adige solo pasta ed olio meno care
          CLAUDIO PASQUALETTO
          Austria felix, soprattutto per i consumatori italiani che possono raggiungerla per fare compere. I viaggi dello shopping sono praticamente un’abitudine per gran parte della provincia di Bolzano. In primis il latte e tutti gli alimenti e gli accessori per bambini.
          In Austria a parità di marca e confezione il latte per neonati può costare fino al 338% in meno che in Italia secondo una recente ricerca del Centro tutela consumatori di Bolzano. «Ma questa situazione riguarda anche creme, omogeneizzati, pappe varie e pannolini — dice Roland Sappelza, fiduciario dell’Ascom a Dobbiaco — questi prodotti ormai sono scomparsi dai nostri scaffali così come molti altri per i quali in Italia c’era una abitudine di acquisto in farmacia ed oltreconfine invece si trovano anche nei discount».
          «Il problema di base sta anche nel sistema distributivo — aggiunge Sappelza — in Austria tutto è in mano alle grandi catene. A Sillian, primo piccolo centro in terra austriaca, ci sono almeno 5 grandi superfici di vendita ed il paese non raggiunge i 1800 abitanti. Da noi in Pusteria non ce n’è neppure una». È una scelta politica fatta a suo tempo dall’amministrazione della Provincia autonoma quella di non autorizzare grandi centri commerciali ma la ripercussione sui prezzi è evidente. Ed allora per lo shopping di un certo tipo il viaggio è d’obbligo: oltreconfine o verso Verona.
          Ma in Austria c’è una attrattiva in più: il carburante che costa un 20% abbondante in meno. Quanto ad alimentari ed affini l’ultima indagine realizzata fra Bolzano, Innsbruck e la tedesca Rosenheim dal Centro consumatori di Bolzano ha evidenziato, solo per fare qualche esempio, che la stessa confezione di the costava 2,45 euro in Alto Adige e 1,74 a Rosenheim; 250 grammi di ricotta passavano da 1,10 a Bolzano a 0,85 ad Innsbruck fino a 0,44 a Rosenheim; una mozzarella si doveva pagare 1,25 in Alto Adige, 0,99 in Austria e 0,85 in Germania. Solo pasta, olio d’oliva e prodotti tipici italiani sono più a buon mercato in Alto Adige.