La spesa è per i più poveri

25/11/2002

            25 novembre 2002

            BANCO ALIMENTARE
            Sabato la Colletta in tremila supermercati
            La spesa è per i più poveri
            L’anno scorso i volontari hanno raccolto 4.452 tonnellate di cibo

            L’anno scorso 100mila "formiche" davanti a oltre 3mila supermercati
            e punti vendita in tutta Italia hanno raccolto più di 4.452 tonnellate di alimenti (per un valore stimato in 14,35 milioni di euro), consegnati poi a 6.663 associazioni benefiche ed enti assistenziali, che hanno a loro
            volta provveduto a redistribuirli gratuitamente alle famiglie più povere.
            Le "formiche" in questione sono i volontari che dal 1997 dedicano almeno due ore alla Giornata nazionale della Colletta alimentare — in programma
            quest’anno sabato 30 novembre — promossa dalla Fondazione Banco alimentare contro la fame e contro lo spreco. Un’iniziativa di carità
            che valorizza profit e non profit.
            Il Banco alimentare —nato nel 1989 dall’incontro tra don Giussani e l’allora patron della Star, Danilo Fossati, con l’obiettivo di recuperare
            le eccedenze alimentari ancora commestibili —conta infatti sull’aiuto di 600 volontari stabili e alla Colletta, ma non solo, aderiscono le maggiori
            catene distributive operanti in Italia: dalla Coop all’Esselunga, da Auchan a Carrefour, da Bennet a Conad.
            «In un momento di particolare difficoltà, si pensi anche al terremoto in Molise e alla crisi congiunturale in atto — afferma Marco Lucchini, responsabile nazionale del Banco alimentare —, non si può aspettare la ripresa economica o delegare alle istituzioni, spesso incapaci di risposte
            concrete immediate, per aiutare chi non ha da mangiare. Serve il contributo di ciascuno, subito. Ecco perché proponiamo la Colletta, un gesto
            semplice, alla portata di tutti coloro che non vogliono smarrire
            la capacità di essere protagonisti del bene».
            Così i volontari invitano le persone che vanno a fare la spesa ad acquistare generi alimentari non deperibili (omogeneizzati e altri prodotti per
            l’infanzia, tonno in scatola, legumi e olio), che vanno poi riconsegnati nei sacchetti di plastica con il logo del Banco (una formica che corre portando
            una sporta della spesa ben fornita). A quel punto i diversi generi vengono separati, inscatolati e poi stoccati nei magazzini del Banco, pronti per
            essere redistribuiti agli enti assistenziali convenzionati, cui spetta la consegna presso le famiglie bisognose, che in Italia non sono certo poche.
            Infatti un italiano su otto, in pratica 7,8 milioni di persone, soprattutto al Sud, è indigente, secondo le ultime statistiche dell’Istat relative al
            2001. Si tratta di 2,6 milioni di famiglie (il 12% del totale) che vivono sotto la cosiddetta soglia di povertà relativa (la linea convenzionale di spesa
            media mensile pro-capite per consumi delle famiglie, che nel 2001 era pari a 814,55 euro). Ma l’Istat calcola anche la povertà assoluta, cioè quella condizione economica che non consente di acquistare determinati beni e servizi ritenuti indispensabili per una famiglia. Ebbene, la povertà
            assoluta colpisce il 4,2% del totale delle famiglie, poco più di 3 milioni di individui, soprattutto nel Mezzogiorno. E se la povertà è un fenomeno
            «in crescita», dice Lucchini, le politiche pubbliche faticano a dare una risposta adeguata. L’Italia, secondo uno studio di Eurostat, appartiene
            al ristretto novero dei Paesi che mostrano rischi di povertà molto elevati. Anzi, siamo il fanalino di coda sul versante dei trasferimenti statali
            per far fronte al rischio povertà, perché la spesa pensionistica
            divora il 62% (in Europa assorbe appena il 48%) della spesa sociale, lasciando le briciole agli altri strumenti assistenziali.
            E allora servono altre "briciole". Come quelle del Banco alimentare, che sono ben consistenti: nel 2001 sono state quasi 50mila le tonnellate
            di alimenti raccolti, con cui si riesce a dar da mangiare a più di un milione di poveri ogni giorno, contrastando il vero male — lo spreco — delle
            società opulente. Pensate, ogni anno nel nostro Paese si buttano via un milione e mezzo di tonnellate di cibo per un valore di 4 miliardi di euro.
            MARCO BISCELLA