La solidarietà batte la crisi

19/03/2013

Si chiama «solidarietà espansiva», e la legge che l`ha introdotta in Italia è addirittura del 1984. Ma finora imprese e sindacati l`avevano felicemente snobbata. Ma la svolta è arrivata a Reggio Emilia: l`Ifoa, un`azienda con 83 dipendenti e 74 collaboratori (a progetto) decide di stabilizzare, gradualmente, i suoi «atipici» grazie al consenso dei «garantiti» di decurtarsi l`orario di lavoro (e dunque la busta paga). Il tutto, con l`incentivo dell`Inps, che va a integrare parzialmente quanto perduto dai dipendenti.
I classici contratti di solidarietà, insomma, come se ne fanno a centinaia per affrontare la crisi, ma in questo caso si applicano per espandere, per assumere. Perché l`Ifoa (Istituto di Formazione Operatori aziendali), istituto delle Camere di Commercio che opera con sedi e formatori in tutta Italia, non è che fosse in crisi. Però il settore dei formatori professionali, come tanti altri in tempi di recessione, aveva subito diversi tagli: e la stessa azienda di Reggio Emilia usciva da un periodo di cassa. Allora, dal canto loro, gli 83 dipendenti hanno il vantaggio di sapere che per i prossimi 3 anni non si potranno attivare nè cassa nè mobilità (pena la perdita dell`incentivo Inps per la solidarietà): e questa, a parte la motivazione «etica» di venire incontro ai propri colleghi precari, è sicuramente un`ottima spinta per accettare di decurtarsi orari e paghe. E i 74 collaboratori? I sindacati (Fisascat Cisl e Filcams Cgil, Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uiltemp) insieme all`impresa si sono messi di buzzo buono per distinguere i «veri» dai «falsi» autonomi, definendo per loro destini differenti. E così 29 persone verranno assunte a tempo indeterminato; 20 diventeranno «somministrati» (l`ex interinale), ed entreranno in un bacino di precedenza per le prossime assunzioni; il caso di 11 collaboratori di commesse esterne deve essere ancora analizzato e contrattato (anche perché coinvolge i committenti), e infine un`altra ventina dí collaboratori, che si sentono realmente autonomi e sono pluricommittenti, resteranno liberamente tali. «La cosa positiva – spiega Roberto D`Andrea, segretario nazionale Nidil Cgil – è che anche per i collaboratori andremo presto a contrattare l`equiparazione dei compensi, della malattia e di altri diritti al contratto nazionale. E per chi sarà in partita Iva, un`autentica partita Iva, la possibilità di "rivalsa obbligatoria", cioè che sia l`azienda a farsi carico dei contributi, come già avviene per cocoprò e dipendenti». Per D`Andrea, questo accordo parla anche alla Cgil:«In questi giorni, specie dopo l`avanzata grillina, alcuni parlano, anche nella Cgil, di "cambiare il sindacato". Ciò, magari, anche includendo nei contratti gli outsider dando loro qualche diritto in più, ma mantenendoli sostanzialmente precari. A mio parere occorre invece recuperare potere contrattuale e spostare i rapporti di forza, includendo nel lavoro stabile chi oggi è escluso dalle tutele dei dipendenti. A questo proposito, nell`ultima puntata di Presa diretta di Iacona su Rai 3, sono stati citati i dati della ricerca dell`associazione "Iva sei Partita": su 1200 questionari compilati dai professionisti, il 73% delle partite Iva dice di non ritenersi vero autonoma, perché effettua le mansioni dei dipendenti». Positivo anche il parere di Umberto Lonardoni, direttore dell`Ifoa: «È stata la recente riforma Fornero a condurci a trasformare le collaborazioni: se da un lato si sono ridotti gli strumenti di flessibilità in entrata, dall`altro non si è supportata la creazione di nuovi posti, in quanto non si creano per decreto ma esistono nella misura in cui le aziende riescono a sostenerli. Per questo, una vera riforma del lavoro dovrebbe prevedere una riduzione del costo del lavoro dipendente. Ma dove non è arrivata la riforma, hanno sopperito i dipendenti di Ifoa, che hanno "messo mano al loro portafoglio" per aiutare l`ente ad assumere».