La sinistra sindacale riparte all’attacco

01/09/2005
    mercoledì 31 agosto 2005

      RIPRESA 2. CREMASCHI SCRIVE SU LIBERAZIONE CHE LA CGIL È DA RIFARE

        La sinistra sindacale riparte all’attacco
        Più che Epifani il bersaglio sarà Prodi

          Il Sult ha ragione (Cremaschi). No, il Sult sbaglia (Epifani). Il moderatismo sindacale non paga (Cremaschi). Con Cisl e Uil dobbiamo trovare una intesa, anche se difficile (Epifani). Con Confindustria e la «fallimentare» politica del suo presidente Montezemolo non va stretto alcun patto, come con un governo «liberista e antioperaio» (Cremaschi). Bisogna favorire una svolta reale per far uscire il Paese dalla crisi (Epifani). Con l’Unione nessun patto, la Cgil resti autonoma (Cremaschi).
          Dobbiamo contribuire a definire le scelte del prossimo governo e farci carico di parte del risanamento dei conti pubblici (Epifani). Manca che uno storca il naso, come lo ha storto, di fronte agli attuali scalatori di
          banche e giornali, Unipol compresa (Epifani), e l’altro faccia capire che in fondo gli stanno quasi più simpatici i new comers che i decrepiti capitalisti del salotto buono (Cremaschi, e queste sì che sarebbero notizie).

            Certo è che militano nello stesso sindacato e, in teoria, dalla stessa parte politica, l’Unione, ma non potrebbero essere più diversi e più lontani l’uno dall’altro, il segretario della Cgil Guglielmo Epifani e il leader della sinistra interna Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom. Uno dice bianco, l’altro risponde nero. Uno sostiene che piove, l’altro che c’è il sole. Fuor di metafora, uno, Epifani – alla lontana un socialista riformista, almeno quando venne scelto da Bruno Trentin per ricoprire la carica di segretario genetrale “aggiunto” (correva l’anno 1993) – cerca di far veleggiare, pur se faticosamente e a piccoli, un po’ impercettibili, passi, il suo sindacato verso un rapporto quasi normale con i cugini di Cisl e Uil, dopo gli anni della Grande Rottura operata con loro ma soprattutto con Confindustria dal suo predecessore alla guida della Cgil Cofferati. Per non dire del ruolo di fiancheggiamento e di ponsorizzazione
            aperta che vuole mettere in campo nei confronti dell’Unione e del suo attuale leader Romano Prodi. Cui la Cgil aspira non solo a dare una consistente mano per scrivere il programma dell’Unione ma anche a
            condizionarne le politiche future. L’altro, invece, Giorgio Cremaschi
            è il riconosciuto leader della “Rete 28 aprile”, area nata a luglio come
            nuova opposizione interna, nella Cgil, e che ha la sua base operativa in casa Fiom ma che già si è divisa, al suo interno («la scissione dell’atomo»
            l’hanno subito bollata, con scarso fair play, gli epifaniani). Divisione
            scoppiata improvvisa, come un temporale d’estate, a fine luglio scorso, tra i fedelissimi di Cremaschi e chi vuole invece non voleva limitarsi a presentare documenti alternativi, in vista del congresso, ma appoggiare
            concretamente il tentativo del segretario della Fiom Rinaldini di condizionare, con due corposi emendamenti (su contrattazione e democrazia) la stessa maggioranza epifaniana, spostandola ancora più “a sinistra” di ora.

            E così Cremaschi – che ha di certo accusato il colpo (sembra che i suoi rapporti con Rinaldini non siano, da allora, idilliaci), per la gioia di quella che ha sempre giudicato, con qualche ragione, una sorta di «opposizione
            di sua maestà», la componente “Lavoro e società” guidata da Gian Paolo Patta, esponente del Pdci e suo fiero concorrente a sinistra – ha suonato la carica grazie ai suoi classici e “antagonistici” cavalli di battaglia. Ha scelto
            di farlo con uno degli strumenti di comunicazione che più preferisce, visto che sa scrivere bene, un articolo di fondo ospitato ieri dal giornale del Prc, partito di cui è, dalla nascita, iscritto e militante, Liberazione. Il titolo dell’articolo, «Un consiglio alla Cgil che va al congresso» nasconde,
            dietro un disinteressato consiglio rivolto a Epifani che in realtà ripete concetti espressi diverse volte in diverse sedi, in questi mesi, il reale obiettivo di Cremaschi. Sconfiggere il «neocentrismo sindacale» della Cisl – che vuol dire «neoconcertazione» e fa il paio, per Cremaschi, con le «manovre neocentriste» di Monti, Casini, Rutelli& co. – ma anche e
            soprattutto sconfiggere chi, “a destra” (Patta) “della sinistra” (la sua), opera per mettere nell’angolo «l’estremismo dei metalmeccanici». Tradotto, vuol dire Patta e i suoi, appunto, ma anche – in filigrana – Epifani, che lo manovrerebbe. Cremaschi, dunque, suona la carica. Dichiara ufficialmente di appoggiare le tesi alternative di Rinaldini e di
            rinunciare alla presentazione di documenti alternativi, al congresso. Vuol dimostrare non solo che la Fiom è compatta ma che la sua egemonia culturale – magari grazie all’alleanza con Nerozzi e la Funzione pubblica
            e anche altre categorie (tlc, alimentaristi, edili) – soffia come forza possente, in Cgil. Se solo, ogni tanto, anche i riformisti battessero qualche colpo…