La sinistra sindacale dalla centralità operaia agli statali

01/09/2005
    martedì 30 agosto 2005

      SVOLTE. NEROZZI VUOL GUIDARE LE DIVISIONI DI BERTINOTTI DENTRO LA CGIL

        Ettore Colombo

        La sinistra sindacale dalla centralità operaia agli statali

          Ma quante divisioni ha, questo Bertinotti? A guardar bene in casa Cgil,dove si prepara a un autunno “caldo” per qualità e quantità, parecchie. Sindacalmente parlando, la sinistra radicale che fa perno su Rifondazione, ha forse anche trovato un nuovo leader.Non è il capo dei metalmeccanici,ma,sorpresa,degli statali.Si chiama Paolo Nerozzi ed è un potente segretario confederale, ma soprattutto l’ex leader della Funzione Pubblica Cgil, settore che però ancora segue (insieme al Sud) molto da vicino. Anche grazie al fatto che il suo braccio (sinistro), Carlo Podda, stazza e idee identiche,ne è il segretario di categoria.

          Già all’atto di scrivere le tesi, in vista del congresso che il più grande sindacato d’Italia celebrerà a marzo 2006, cioè a un fiato dalle prossime elezioni, “l’area vasta” capeggiata da Nerozzi (personalmente ancora iscritto ai Ds,zona Correntone) e appoggiata da una sinistra interna “ufficiale”ormai tutta extra Ds, sia quella capitanata dal segretario confederale Gian Paolo Patta (che però è legato al Pdci e dunque geneticamente inviso ai bertinottiani) che quella che governa da anni la
          Fiom, tutta filo Prc, ha cercato il colpaccio. Chiedendo e facendo votare (tentativo in parte rintuzzato dall’ala riformista ma in altre succose parti coronato da successo,come per le tesi sul «fallimento» di liberalizzazioni e privatizzazioni) un paio di emendamenti che, nei fatti,rappresentano una piccola rivoluzione. Ideale e concettuale, prima ancora che di politica sindacale. E che si sono tradotte nel tentativo di affiancare, nell’elaborazione interna della Cgil, alla storica «centralità della classe operaia», idea-guida della potente Fiom capeggiata da un altro esponente di spicco della Cgil, anche lui “formalmente” iscritto ai Ds (in questo caso area Salvi), Rinaldini, tesi più “originali”, la «centralità del lavoro pubblico».E,dunque,di tutti i suoi dipendenti. Molti dei quali sono iscritti alla Cgil, oltre che militanti della sinistra,ma soprattutto sono ben di più degli operai, da un punto di vista numerico.Tesi anche comprensibile, se si pensa che proprio la Funzione Pubblica Cgil,in questo caso di concerto con Cisl e Uil, ha ottenuto, sul rinnovo del contratto del pubblico impiego,una netta vittoria,contro il governo e contro Confindustria, mesi addietro. Meno se si riflette sul particolare che proprio quando il governo ha chiesto, a latere della firma del contratto, di discutere di modelli contrattuali,a fare muro contro la disponibilità di Cisl e Uil s’è messa in mezzo (e di traverso) proprio la Cgil. Podda (e Nerozzi) in testa. Pezzotta,allora,s’infuriò e lanciò ultimatum a Epifani,sulla revisione del modello contrattuale (“scade” il 15 settembre), il governo ha goduto dell’ennesima spaccatura tra i confederali, la Confindustria ha ripreso
          soffiare sulle sue divisioni e prepara un documento che si preannuncia doloroso (ma per la Cgil).La posizione della sinistra,però,ne è uscita rafforzata.Non a caso Nerozzi,con ben due interviste rilasciate a due giornali “d’area”, il manifesto e Liberazione, domenica scorsa, ha già chiesto, in via preventiva, uno sforzo in più, a Epifani: «lo sciopero generale » (abbastanza in anticipo,considerando che è ancora agosto) e «una legge sulla rappresentanza sindacale». Lo fa alla luce del caso
          Sult-Alitalia, sindacato autonomo che nasce proprio da una costola della Cgil e la richiesta d’intervento al legislatore è costituzionalmente fondata, ma assomiglia tanto a sale sparso su ferite aperte, visto che la materia è
          da sempre invisa alla Cisl. Oggi è dunque diventato Nerozzi (superando,con discrezione, anche lo storico referente dell’area, Giorgio
          Cremaschi, dirigente del Prc) il nuovo punto di riferimento sindacale della sinistra che guarda a Bertinotti,più che a Fassino.In vista delle primarie dell’Unione e per condizionare – pesantemente – le politiche economicosociali del futuro governo Prodi. Prospettiva che, per dispiegarsi, deve però dotarsi di solide gambe, colonnelli (e, in effetti, soldati) tra “la gente”,un tempo volgarmente dette masse. Solo che questa volta trattasi di masse poco operaie e molto impiegatizie.