La sinistra si spacca sulla scalata

20/07/2005
    mercoledì 20 luglio 2005

    pagina 18

    LE REAZIONI SUGLI INTRECCI CON LA FINANZA

      La sinistra si spacca sulla scalata
      Epifani contrario. Bersani: bene

        Il responsabile economico ds: la storia della finanza rossa mi ha stufato
        Il leader della Cgil: la soluzione di Consorte non mi sembra la migliore

          analisi
          Alessandro Barbera

            ROMA
            SIAMO proprio sicuri che non stiano facendo il passo più lungo della gamba?», dice un diesse che vuol rimanere anonimo. Parafrasando il padre nobile, si può dire che da ieri il mondo dell’ex Pci si divide fra ottimisti della volontà e pessimisti della ragione. Fra coloro che applaudono al nuovo «capitano coraggioso» (l’ingegner Consorte da Chieti) e chi nel frattempo incrocia le dita sotto al tavolo. Tra chi vede nell’operazione Unipol-Bnl un’imperdibile opportunità per il mercato (e le cooperative), e chi spera che vada tutto bene. Alcuni aspettano al varco il piano industriale, altri sono preoccupati di che ne sarà dell’«eccezione cooperativa», altri ancora si chiedono se non sarebbe stato meglio convincere Mps ad essere della partita. Il tentativo di affrancare il mondo cooperativo dalla politica è unanime – «questa storia della finanza rossa mi ha proprio stufato», dice Pierluigi Bersani – ma l’ansia del parente amorevole è palpabile. L’ansia di chi vede i propri gioielli di famiglia gettati nei flutti incerti del mercato. Del resto, almeno un terzo dell’aumento di capitale necessario a lanciare l’Opa dovrà arrivare dalle tasche delle cooperative. Quelle stesse cooperative che nel 1962, dalle ceneri di una società della famiglia Buglione (patron della Lancia) diedero vita a Unipol.

              Ecco dunque arrivare, a qualche giorno dal via libera di Fassino e D’Alema all’operazione, l’outing del leader della Cgil Guglielmo Epifani. «La soluzione Unipol per Bnl non è la migliore per la banca romana». Che i dipendenti Cgil del settore non fossero troppo convinti della scalata di Via Stalingrado alla ex banca del Tesoro era cosa nota. Ma fa un certo effetto sentir dire dal leader confederale che per essere rilanciata Bnl «ha bisogno di una grande banca internazionale» (il Bbva). Guglielmo Epifani si guarda bene dall’entrare nel merito della scelta Unipol sì-Unipol no – «fa quanto ritiene utile per sé», dice – ma ricorda che Bnl è «in difficoltà da anni e indebitata». Come a dire: il problema è industriale.

                Fra gli esponenti diesse nessuno arriva alle conclusioni di Epifani. Ma le sfumature non mancano. Ad esempio c’è chi come l’ex ministro Bassanini dice di avere le sue stesse preoccupazioni: «Io sono un professore di diritto costituzionale, non un esperto di finanza. Non so se sia vero quel che dice, ma mi auguro che Unipol abbia le risorse necessarie a garantire la crescita di Bnl». Di certo, spiega, «l’idea dell’integrazione banca-assicurazione è buona», ma a Bassanini non vanno giù le «consistenti» plusvalenze garantite ad alcuni soci del contropatto con la vendita delle azioni Bnl. «Bisogna aprire una riflessione su quanto spazio venga concesso in questo Paese ai raider».

                  Il riformista Enrico Morando è preoccupato per il piano industriale: «Non arrivo alle conclusioni di Marino (il numero uno delle coop bianche, ndr) ma spero che le cooperative non siano troppo schiacciate dal peso dell’operazione. Ciò detto alla sinistra questa iniziativa non porterà né vantaggi né svantaggi, semmai a Unipol e ai suoi azionisti». Di piano industriale parla anche Lanfranco Turci, uno che le cooperative in passato le ha anche guidate. «L’operazione è di certo coraggiosa. La mia preoccupazione è quella di capire come far fruttare un investimento così ingente». Poi c’è il problema della governance: «Gli azionisti sono tanti». Turci invece non è per nulla preoccupato delle ripercussioni sul mondo cooperativo. «Unipol se l’è inventata un cooperatore, vero. Il mitico Cinzio Zambelli. Ma non è mai stata una cooperativa».

                    «Quella è gente con un secolo di esperienza alle spalle. Non stiamo parlando di gente che si fa infinocchiare», sbotta Pierluigi Bersani. «Questa è una gran bella sfida». E i compagni di viaggio? «Qui bisogna guardare alla serietà del piano industriale. Punto». La pensa così anche Mauro Agostini. «L’operazione è interessante e trasparente. Non sottovaluterei il fatto che l’offerta sulle azioni Bnl è la stessa per tutti. Forse se ci fosse stata dentro Mps sarebbe stato ancora meglio».