La sinistra radicale esulta: ora niente trappole sull’età

26/06/2007
    martedì 26 giugno 2007

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    WELFARE E DUELLI

      La sinistra radicale esulta:
      ora niente trappole sull’età

        Russo Spena: recuperato il filo con l’elettorato. Damiano: hanno scoperto il nostro pacchetto

          Enrico Marro

            ROMA — A sentire la solare Manuela Palermi, con Tommaso Padoa-Schioppa non poteva andare meglio: ha dato il via libera alla «svolta sociale» e ha perfino annunciato che «il risanamento è stato fatto e non c’è quindi bisogno di una nuova Finanziaria per questo, ma solo per fare investimenti e interventi sociali».

            Poi certo la capogruppo al Senato del Pdci, con un bel sorriso, aggiunge: «Ora incrocio le dita perché voglio comunque vedere i provvedimenti». Scaramanzia a parte, però, i capigruppo della sinistra radicale, appena finito il vertice di maggioranza col presidente del Consiglio Romano Prodi e col ministro dell’Economia, corrono a cantare vittoria. I microfoni e le telecamere sono tutti per loro.

            Ci sono almeno due risultati positivi, spiega Giovanni Russo Spena, capogruppo di Rifondazione al Senato: «Primo, se il governo resiste come io mi auguro, si apre una prospettiva di un paio di Finanziarie dedicate alla redistribuzione. Finanziarie sociali e ambientali. Secondo, si può recuperare la connessione sentimentale col popolo della sinistra». Tradotto, si parla di 250 euro come «regalo » di Natale per almeno 2 milioni di anziani poveri e poi di aumenti strutturali dal 2008, oltre che dei contributi figurativi per i precari e dell’aumento dell’indennità di disoccupazione. Pensionati e precari: «I due soggetti sociali di riferimento », come li chiama Palermi.

            Insomma un quadro non proprio scontato alla luce dello scontro di qualche giorno fa tra i sindacati e lo stesso Padoa- Schioppa, con il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, a dire che «non si può fare la riforma delle pensioni con la calcolatrice» e quello della Cisl, Raffaele Bonanni, a dare del «provocatore» al ministro, mentre i metalmeccanici della Fiom incoraggiavano scioperi più o meno spontanei in numerose fabbriche del Nord. Senza contare che, prima del vertice di ieri, Francesco Rutelli aveva consegnato a Prodi un documento con le richieste della Margherita per il Dpef all’insegna dello slogan «prima la famiglia, poi lo scalone».

            Ma anche le sinistre radicali (Rifondazione, Pdci, Verdi e Sinistra democratica) hanno fatto altrettanto, presentandosi al vertice con un documento comune, ovviamente con posizioni opposte a quelle della Margherita. «Per noi — sintetizza Russo Spena — lo scalone non va ammorbidito come ha detto Damiano (il ministro del Lavoro, ndr.), ma abolito». Figuriamoci se si può prendere in considerazione l’aumento dell’età pensionabile per le donne, adombrato dalla Margherita e proposto con forza dal ministro delle Politiche comunitarie, Emma Bonino, e dall’ex presidente del Consiglio, Lamberto Dini. «Quelli come Dini — sentenzia la capogruppo del Pdci — sono forti quando il governo è in difficoltà. Invece dopo la svolta riavremo parecchio consenso e quindi non mi preoccupo. Quanto alla Bonino, è l’unico ministro a chiedere questa cosa. Mentre per noi è stata utilissima la lettera dei quattro ministri », Bianchi, Ferrero, Mussi e Pecoraro Scanio, che qualche giorno fa hanno appunto chiesto a Prodi la svolta sociale.

            Il nodo dello scalone comunque non è stato sciolto nel vertice. Tutti hanno preferito rinviare la questione alla trattativa in corso tra governo e sindacati e così si è evitato lo scontro. Non solo. A sentire certi commenti ci sarebbe una certa dose di propaganda nella soddisfazione dei massimalisti. Al ministero del Lavoro, per esempio, notano con sarcasmo come la sinistra estrema abbia «finalmente scoperto il pacchetto Damiano». Eppure quel pacchetto sta lì da mesi: pensioni basse, precari, ammortizzatori. E al ministero dell’Economia si conferma che per questi interventi ci sono sempre i soliti 2,5 miliardi e che se si mette mano allo scalone bisognerà trovare le compensazioni nello stesso sistema previdenziale. Insomma, non ci sarebbero novità.

            Anche se la novità potrebbe spuntare in extremis. Damiano, che per tutta la vita ha fatto il sindacalista, ama ricordare che alla fine, per chiudere gli accordi, i governi hanno spesso messo un ultimo regalino sul tavolo. In questo caso, magari attingendo a un extragettito ancora maggiore del previsto. «Finora la sinistra radicale ha avuto voce in capitolo — dice Nicola Rossi, uno dei quattro riformisti che ieri hanno scritto sul Corriere l’appello al governo a non cedere — e quindi possiamo aspettarci di tutto». Ma alla fine per vedere se il governo avrà contenuto o no l’offensiva da sinistra c’è un modo, suggerisce Rossi: «Verificare se resta vero che non ci sarà una manovra di aggiustamento dei conti per il 2008. Perché se invece dovessimo scoprire che dobbiamo fare una manovra per finanziare la spesa corrente, compresa quella pensionistica, allora si aprirebbe un serio problema di credibilità per il ministro dell’Economia».