La sinistra promette: «Faremo la riforma delle professioni»

22/11/2005
    martedì 22 novembre 2005

    Pagina 14 Economia

    La sinistra promette:
    «Faremo la riforma delle professioni»

      Tra le priorità nel programma dell’Unione Damiano (Ds): «Vogliamo rinnovare gli ordini»

        di Felicia Masocco / Roma

          URGENTE E NECESSARIA - Sulla riforma delle professioni, croce senza delizia di ogni legislatura, i Ds la pensano come l’Antitrust di Catricalà: va fatta. Per una serie di motivi, e se non dovessero bastare quelli di merito, a cominciare dall’intraprendenza nei nostri
          stri confini dei grandi gruppi professionali esteri, si pensi che prima o poi si dovrà cedere al pressing dell’Unione Europea. Dopo averci provato nel 2000 con un disegno di legge di Piero Fassino, dopo averlo ripresentato in questa legislatura e atteso inutilmente che la maggioranza di destra se ne occupasse, ora i Ds tornano alla carica. «La riforma delle professioni sarà una delle priorità del programma di governo dell’Unione» ha detto ieri Fassino davanti ad un parterre attento e interessato composto dai rappresentanti di quasi tutti gli ordini e le associazioni professionali che negli anni hanno resistito strenuamente a qualsivoglia modifica degli assetti. Un mondo che il principale partito dell’opposizione ha voluto rassicurare, non c’è alcun intento «punitivo»: per il segretario della Quercia «è del tutto privo di senso perché queste attività sono e saranno sempre più centrali nell’economia del paese e dovranno essere sempre più efficienti, efficaci e valorizzate».

            L’occasione per illustrare la riforma è stato un convegno, ieri a Roma, cui è intervenuto anche il presidente dell’Autorità per il mercato e la concorrenza Antonio Catricalà per il quale la riforma è «improcrastinabile». A differenza del Garante i Ds non propugnano la totale liberalizzazione del settore preferendo un sistema «duale» dove gli ordini professionali restano e coesistono con le professioni non regolamentate. «Non vogliamo abolire gli ordini – ha precisato il senatore Giovanni Battafarano aprendo i lavori – ma rinnovarli e riconoscere le nuove professioni e le loro associazioni». Il senatore ha così sottolineato l’esigenza di una legge quadro «che fissi alcuni principi generali e rinvii poi la materia alle Regioni». «Immaginiamo un sistema duale che limiti le professioni regolamentate a quelle attuali senza estenderne il numero -ha detto- e comunque offrendo alle altre il dovuto riconoscimento». In sintesi: il praticato va valorizzato e retribuito; va affrontare la questione del valore legale dei titoli di studio; la disciplina dell’esame di stato va rivista; va contemplata la possibilità per i professionisti di costituirsi in società. Anche con apporti di capitale. Il punto, come ha riconosciuto Fassino, «è delicato» «ma se sottovalutassimo questo strumento i nostri professionisti avrebbero meno occasioni competitive rispetto ai colleghi stranieri». Le tariffe, inoltre, per Fassino «vanno riequilibrate tenendo conto della liberalizzazione dei mercati. Il che non significa escludere “tariffe minime”». Ancora: l’autonomia finanziaria delle Casse di previdenza va confermata. Le conclusioni al responsabile Professioni, Cesare Damiano: «Il settore è decisivo per affermare la strategia di Lisbona, per affermare la società delle conoscenze. Invitiamo al dialogo ordini e associazioni per costruire insieme un progetto riformatore».