La sinistra dopo i girotondi

03/10/2002


 
GIOVEDÌ, 03 OTTOBRE 2002
 
Pagina 40 – Cultura

Dibattito su Micromega

 
LA SINISTRA DOPO I GIROTONDI
 
il dibattito integrale
 
 
 
Scalfari:"Tra l´impazienza dei cittadini e la prudenza dei partiti non sempre c´è coordinamento: è quasi un fatto inevitabile"
Epifani:" Era rappresentato il ceto medio di professioni liberali e intellettuali. Non c´era una grande partecipazione operaia"
Che cosa cambia la grande manifestazione del 14 settembre Ne discutono Scalfari, Epifani e Flores D´Arcais
 

PAOLO FLORES D´ARCAIS: «Il 14 settembre, a Roma, si è realizzata una manifestazione storica, ma i mass media che "informano" la stragrande maggioranza (i grandi canali tv) lo hanno nascosto. Nel migliore dei casi (comunque raro) si è parlato del successo di una manifestazione ordinaria. Eppure storica lo è stata davvero, e senza retorica, quella giornata. Perché per la prima volta la società civile si è auto-organizzata per una manifestazione nazionale di tali dimensioni. E perché i numeri – che in democrazia contano – sono andati al di là di ogni immaginazione, anche la più sfrenatamente ottimistica. Valga il vero: parlare di piazza San Giovanni è ormai un errore. Un vero e proprio «mare di persone» ha riempito una zona della città che andava da via Merulana (angolo via Labicana) a piazza Santa Croce in Gerusalemme, da via Emanuele Filiberto (angolo viale Manzoni) a piazzale Appio e inizio Appia nuova, da via Tasso a tante altre strade laterali. San Giovanni era solo l´epicentro di questa impensabile nuova dimensione. Un "mare" fittissimo, oltretutto. Di una densità "a sardina", almeno doppia che in occasione di altre (riuscitissime) manifestazioni. Un geografo sta studiando foto, filmati e mappe topografiche. Fin da ora è possibile dire che eravamo almeno sei volte i partecipanti alla manifestazione berlusconiana dell´ottobre 1998, e tre o quattro quelli della manifestazione dell´Ulivo del marzo scorso. Il resto è disinformacija».
EUGENIO SCALFARI: «Qualche piccola correzione: c´è stata la trasmissione in diretta di LA7, un buon servizio del Tg3, l´Unità ha fatto il suo dovere di onesto giornale, la Repubblica ha fatto una cronaca puntuale, anche riguardo alle dimensioni. È tuttavia vero che la maggior parte dei media ha sorvolato su questo aspetto. Per quanto mi risulta, inoltre, va ricordato che una parte anche notevole della piazza era composta da militanti Ds con le loro bandiere e i loro leader. Questo, naturalmente, non cambia nulla quanto alle dimensioni straordinarie. Quei militanti, però, sono andati perché il partito li aveva invitati a partecipare, anche se per loro non è stato un problema che i dirigenti di partito non salissero sul palco. È stato giusto non farli salire, ed è stato giusto da parte di quei dirigenti accettare di non salire, per rispettare il carattere della manifestazione. Questa manifestazione è stata storica? Non sono certo di cosa si possa intendere con "storica". Di certo è stata una grande manifestazione che dimostra come il collante principale che tiene unito, al di là di tante divisioni, il cosiddetto "popolo di sinistra" – espressione che non mi piace affatto – sia l´antiberlusconismo. Berlusconi unifica le diverse pulsioni, i diversi modi di ragionare, le diverse proposte di sbocchi politici, presenti nell´intera area dell´opposizione. Di questo l´analisi politica deve tenere conto. Non so se si tratta di una svolta storica, ma è confermata ormai l´intuizione (che alcuni hanno da tempo) secondo cui il centro-sinistra, le opposizioni, per stare unite devono avere come obiettivo e bersaglio ciò che la figura di Berlusconi rappresenta».
GUGLIELMO EPIFANI: «Il carattere del tutto inedito di una manifestazione come quella del 14 settembre sta in questo: nel nostro paese, tradizionalmente, a promuovere e organizzare grandi raduni sono, volta a volta, la Chiesa con le sue associazioni, i sindacati, le grandi forze politiche. Il 14, invece, pur con i rilievi fatti da Scalfari, si è trattato davvero di una presenza auto-organizzata nella quale Chiesa, sindacati e partiti non sono stati né titolari dell´iniziativa né gestori dei suoi contenuti. Da questo punto di vista siamo perciò in presenza di un fatto sicuramente storico. E insieme alla quantità è importante aggiungere qualcosa sulla qualità della partecipazione. I numeri sono quelli che ricordava Flores. E la cosa che ulteriormente colpiva era la presenza di interi nuclei familiari, di interi gruppi di amici, insomma di reti sociali e civili molto particolari per una dimostrazione di piazza. E c´era l´allegria della piazza, una piazza piena di sentimenti: l´antiberlusconismo come cemento politico, d´accordo, ma ancor più la gioia di ritrovarsi, il piacere di testimoniare valori comuni, di sapersi direttamente protagonisti. (…) Le persone che hanno partecipato alla storica manifestazione del 14 settembre, oltre alle caratteristiche che abbiamo ricordato, erano in buona parte riconducibili – sotto il profilo sociologico – a un ceto medio di professioni liberali e intellettuali. Non c´era una grande partecipazione operaia. C´era invece una grande partecipazione giovanile. Oggi un´analisi di classe è meno facile che in passato, anche riguardo i valori di riferimento. Sappiamo che una parte consistente degli operai di fabbrica ha votato per il centro-destra, ad esempio. Facciamo fatica a dirlo, ma è così. Abbiamo certamente, tra gli iscritti alla Cgil, lavoratori che hanno votato per la Lega. Comunque è un elemento di grandissimo interesse sottolineare, a proposito dei manifestanti, il rapporto strettissimo tra carattere "moderato" delle culture di provenienza e dei comportamenti sociali, e radicalità delle scelte civili, di valore, politiche. Questo nesso tra moderazione e radicalità, o meglio tra moderazione e intransigenza, è assolutamente inedito e davvero importante: e pone ai partiti e all´Ulivo un problema non piccolo. (…). Bisognerà trovare il modo di presentarsi "a ventaglio", con un gruppo dirigente variegato, unito su alcuni valori, ma capace poi di rappresentare diversi segmenti di consenso. Del resto, la Dc non ha governato per 40 anni in questo modo? C´era la sinistra di base, il sindacato, le istanze sociali, il centro moderato, e Andreotti (…)».
FLORES D´ARCAIS: «La metafora della coperta, implicita nel tuo ragionamento, non mi convince più. Non è vero che se si tira dalla parte del "radicalismo" ci si scopre sul versante dei consensi moderati. Le manifestazioni dei movimenti (e prima ancora quelle, di maggior peso, della Cgil) dimostrano l´opposto: è l´intransigenza su alcuni valori (accusata a torto di massimalismo, e invisa ai partiti) che ha conquistato negli scorsi mesi tanti moderati. Non so se questa tendenza possa trasferirsi automaticamente sulle figure dei leader. Certo oggi l´unico leader dell´opposizione che fa il pieno dei consensi di centro-sinistra, ma per la sua serietà e coerenza è ascoltato e apprezzato – è credibile – anche tra i moderati e perfino tra i conservatori, è proprio Sergio Cofferati (…)».
SCALFARI: «Mi rendo conto che tra impazienza dei cittadini e prudenza dei partiti ci possano essere delle discrasie. È addirittura inevitabile. Ma non è che possiamo metterci ad assaltare il Palazzo d´Inverno! Mi rendo anche conto, come molti che fanno il mio mestiere, di quanto l´atteggiamento mentale dei dirigenti di partito mescoli un po´ di diffidenza e un po´ di fastidio, magari la segreta speranza che dopo una prima mobilitazione, che irrobustisce anche i partiti, la cosa finisca lì. Del resto Mosca e Pareto ci hanno spiegato la legge della persistenza degli aggregati. E se i movimenti della società civile perdurano e si protraggono si formerà anche un "aggregato" di questi movimenti, e ci sarà il nostro amico Flores, ci sarà Moretti, ci sarà Daria Colombo, ci sarà Pinco Pallo, che pretenderanno di essere consultati… (…) In conclusione: i partiti esistono e non vedo come possano essere sostituiti. Se poi il movimento non è soddisfatto di come funzionano si costituisca in partito. Ne avremo uno di più. Bisognerà però vedere se la gente, quando il movimento è diventato un partito, prenderà ancora i pullman per mobilitarsi. Il problema vero è, lo ripeto, quello di uno sbocco politico. Che matura più lentamente dell´impazienza. D´altra parte bisogna impedire che venga meno l´impazienza mentre i risultati ancora non arrivano».
FLORES D´ARCAIS: «Questo movimento non ha nessunissima intenzione di diventare un partito (e neppure qualcosa che gli assomigli). Proviamo però ad entrare nel merito delle critiche che sono state rivolte ai partiti, ai limiti contestati esplicitamente o implicitamente ai partiti nelle manifestazioni sindacali e in quelle che hanno portato al 14 settembre. Molti dirigenti dell´Ulivo hanno detto che la battaglia sul´articolo 18 era ottocentesca! Non hanno capito l´essenziale: che la Confindustria e Berlusconi (non la Cgil) aveva voluto fare – su una questione che tecnicamente incideva per pochi casi l´anno – una battaglia di principio, ultimativa e simbolica, per far arretrare drammaticamente l´equilibrio dei diritti oggi esistente. Che una parte non piccola dell´opposizione non l´abbia immediatamente colto denuncia una notevole sordità alla realtà. Sordità che permane, viste le critiche di Rutelli (e non solo) allo sciopero generale del prossimo 18 ottobre (…)».
EPIFANI: «Il problema di fondo, che riguarda la natura del berlusconismo come fenomeno di potere, va affrontato con assoluta chiarezza. La coalizione di governo porta al suo interno molte culture e molti insediamenti sociali. Che vengono però ricondotte ad unità dalle scelte di fondo del presidente del Consiglio. E nelle scelte di Berlusconi ci sono elementi indubbi di lesione di principi e di diritti repubblicani (…). Ovviamente, il risultato del voto, e la legittimità del governo, non è in discussione. Altrettanto vero che non c´è alcun Palazzo d´Inverno da conquistare. E tuttavia mi domando: non sarebbe più facile colmare lo scarto tra impazienza e prudenza, se almeno su alcuni valori di fondo e su alcune grandi direttrici programmatiche l´Ulivo fosse in grado di compiere scelte nette e chiare? In questo caso, allora, tatticamente i tempi potrebbero anche essere diversi, rispetto alla spinta della società civile. Ma se non c´è neppure questo, è inevitabile l´impressione che, mentre Berlusconi perde ogni giorno consensi per le diffic oltà della sua azione di governo, paradossalmente non crescono i consensi per le forze di opposizione. Mentre, come ci insegna anche il recente caso tedesco, laddove i programmi alternativi sono limpidi e netti, il voto si radicalizza (ma le estreme si annullano), e la scelta risulta trasparente, e magari vincente (…).
SCALFARI: «Sono assolutamente d´accordo sulla necessità di una contrapposizione netta e di programmi alternativi. Per programma, naturalmente, non intendo il catalogo dettagliatissimo che va dai parchi nazionali alle etichette dei pelati, ma alcune cose essenziali, legate ai propri valori caratterizzanti. Che sono chiari: la liberal-democrazia (forse con qualche elemento di socialismo), con tutti gli anticorpi e gli istituti di garanzia che la caratterizzano, a tutela dell´opposizione di oggi e di una diversa domani. Ma a me pare, francamente, che perlomeno negli ultimi mesi i partiti di opposizione non abbiano affatto annacquato questi valori, mi sembra che la loro difesa sia stata netta, coerente».