La sinistra della coalizione: «manovra tutta da riscrivere»

27/09/2007
    giovedì 27 settembre 2007

    Pagina 7 – Interni

      Al vertice notturno dei "trenta" l´esame degli ostacoli davanti al governo

      «La manovra è tutta da riscrivere»

        La sinistra della coalizione accusa: non c´è collegialità
        Finocchiaro agli allleati: "Attenti, così si rischia di andare al disastro"

          GOFFREDO DE MARCHIS

            ROMA – Un vertice notturno preparato di giorno, appena tornato da New York. E prima di entrare nella riunione di maggioranza, Prodi seminava ottimismo: «Abbiamo recuperato tutti, per il momento». L´esordio però non è dei migliori. Dopo aver subito l´offensiva dei settori moderati della coalizione, il premier ascolta con una smorfia eloquente lo strappo di Fabio Mussi a nome di tutta la sinistra radicale, dei quattro ministri della Cosa rossa: «Nella manovra non c´è neanche una delle nostre istanze. Va riscritta daccapo, così non va». Volevano lasciare la riunione in anticipo, i ministri della sinistra. Poi la mozione d´ordine di Fassino: «Sentiamo Padoa-Schioppa». La relazione del ministro dell´Economia complica ulteriormente le cose. Perché protestano Pecoraro, Diliberto e Giordano.

            Il premier aveva visto Antonio Di Pietro la mattina, mandato un invito anche al dissidente del Pdci Ferdinando Rossi (che ha declinato), telefonato a Willer Bordon, capofila del neo mini-gruppo dell´Unione democratica. «L´ho sentito tranquillo, come è lui nei momenti difficili – racconta il senatore ex ulivista -. Ma io sono molto più preoccupato di lui». In fondo un piacere al Professore lo ha fatto Clemente Mastella. Dopo lo strappo del voto sulla Rai e le polemiche per la gogna mediatica cui è sottoposto per il volo di Stato, il ministro della Giustizia sceglie di non partecipare al vertice. Un´assenza polemica, dettata dal desiderio di non incontrare il suo "nemico" Di Pietro. «Non vado perché sono incavolato, nessuno mi ha dato la solidarietà per l´aggressione della stampa». Ma è proprio Prodi a correre ai ripari aprendo l´incontro di Palazzo Chigi esprimendo la sua vicinanza al Guardasigilli assente. Ci sono invece i capigruppo dell´Udeur di Camera e Senato. Questo significa poter orientare la riunione più sul piano tecnico, sugli indirizzi della Finanziaria e meno sulle lotte intestine tra gli alleati. In un gioco di specchi estenuante anche Di Pietro, prima di infilarsi nella registrazione di Porta a porta, annuncia: «Anch´io non so se andrò al vertice». Un altro "problema" risolto, la premessa per evitare il tema del rimpasto.

            Prodi è entrato al summit deciso a non parlare di riorganizzazione della squadra, di snellimento, ma solo della manovra economica, che sarà presentata in consiglio dei ministri domani. Ha lasciato l´introduzione tecnica al titolare dell´Economia Tommaso Padoa-Schioppa. Le linee della Finanziaria, per via XX settembre, sono definite: restituzione sociale, restituzione fiscale. Poi: provvedimenti sulla crescita e sul Welfare inseriti nel collegato alla manovra. In una riunione della mattina al Botteghino, convocato dal segretario ds Piero Fassino, Vincenzo Visco ha bacchettato i ministri della pattuglia della Quercia: «Spendete troppo, dovete fare una bella cura dimagrante». I ministri gli hanno risposto per le rime, gli hanno rimproverato un eccesso di severità e la tendenza a dipingere quadri troppo foschi della situazione. Anna Finocchiaro invece nel vertice notturno ha rispiegato per l´ennesima volta ai colleghi e al premier i pericoli per la maggioranza al Senato. «Una situazione che può portare al disastro quando la Finanziaria arriverà in aula». È la descrizione di un dato di fatto: la maggioranza sfaldata e un gruppo dell´Ulivo che può garantire di meno la tenuta ora che i diniani (Dini, D´Amico e Scalera) sono usciti dal Partito democratico. Mauro Fabris, capogruppo mastelliano alla Camera, contesta i provvedimenti sulla casa prevedendo che il taglio dell´Ici avverrà attraverso la dichiarazione Irpef e solo per redditi fino a 40 mila euro. «Troppo poco, dobbiamo fare di più», dice Fabris.

            A frenare Di Pietro, oltre all´incontro con Prodi, sarebbero stati anche i consigli dei suoi parlamentari. L´Italia dei valori ha riunito i deputati martedì sera. E in molti avrebbero chiesto al ministro delle Infrastrutture di abbassare il livello della polemica, di trovare un punto di equilibrio. «Il buonsenso ha prevalso finalmente anche tra le fila dei parlamentari dell´Italia dei valori. In maniera elegante i parlamentari Idv hanno persuaso il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro a non spingere troppo l´acceleratore sulle polemiche e, soprattutto, a non prendere decisioni che potrebbero avvantaggiare il Cavaliere, il quale in questi giorni si sarebbe fatto vivo con delle telefonate», si legge nella ricostruzione della Velina rossa, l´agenzia quotidiana di Pasquale Laurito, vicina alle posizioni di D´Alema. In effetti, l´Idv ha sciolto definitivamente la riserva sul suo atteggiamento nel caso Visco che viene esaminato di nuovo a Palazzo Madama mercoledì. Non voterà con la Casa delle libertà, si accontenta del congelamento confermato delle deleghe del viceministro sulla Guardia di Finanza. Le Fiamme gialle restano competenza diretta di Padoa-Schioppa. I deputati dipietristi smentiscono contrasti con l´ex pm, parlano di conclusioni all´unanimità della riunione di martedì.