La sfida Fiom al tè con Montezemolo

29/04/2004
il nuovo Riformista
 


28 Aprile 2004


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CONFLITTI. EPIFANI SI MUOVE CON PRUDENZA NELLA PARTITA INTERNA CON I «DURI»
La sfida Fiom al tè con Montezemolo dietro la madre di tutte le battaglie
La Cgil ricuce con Cisl e Uil, si siede al tavolo con l’azienda per far sospendere i blocchi

Guglielmo Epifani siede al tavolo con Savino Pezzotta e Luigi Angeletti. Davanti ai segretari di Cgil, Cisl e Uil, l’ad della Fiat, Giuseppe Morchio, che invita al dialogo, a riaprire le trattative, anche da subito. Potrebbero ricominciare anche oggi su una nuova base. Lo ammette l’azienda. «Sarà necessario approfondire le problematiche dello stabilimento di Melfi – dice Giuseppe Morchio – che rimane un impianto strategico per la Fiat auto che vi investirà nei prossimi anni 630 milioni». Ma la premessa è che «deve riprendere la produzione bloccata da comportamenti illegali». Già, questa è la premessa, per Morchio, per Pezzotta e per Angeletti. Ma lo è anche per Epifani?
Il segretario della Cgil, all’uscita dalla riunione, nella sede romana Fiat in via Bissolati, è prudente: «Decideremo insieme alle categorie i passi da farsi». Ma l’unico sindacato di categoria che non ci sta è la Fiom. Epifani lo sa bene. Morchio annuncia «una svolta» e insiste che «il dialogo è aperto a tutti». Ma la Fiom vuole dialogare? A Melfi si riunisce la Rsu aziendale. Ci sono i delegati della Fiom, dell’Ugl, della Cisal e di Alternativa sindacale. Non ci sono quelli di Fim e Uilm. Termina rinviando la palla a Roma. «In presenza dell’apertura della trattativa con la partecipazione della rsu di Melfi, il coordinamento valuterà nel merito i contenuti e, a fronte di una valutazione positiva, potrà decidere di articolare diversamente la prosecuzione della lotta». Insomma, prima i risultati poi via i blocchi. Nonostante ci sia anche un’ordinanza della magistratura. Intanto, per oggi, la Fiom ha confermato lo sciopero di quattro ore dei metalmeccanici in tutta Italia.
Epifani, dunque, ha ragione ad essere prudente, perché rischia di essere scavalcato dalla Fiom. La sua leadership ne uscirebbe totalmente delegittimata. Una fase difficile per il segretario della Cgil, la più difficile della sua carriera. Proseguire sulla linea del conflitto (e dell’isolamento) o avviare finalmente una politica unitaria con le altre sigle e, in seconda battuta, di dialogo con il mondo delle imprese e il governo? Questa è la scelta alla quale è chiamata la Cgil versione Epifani.
La “rivolta” di Melfi, appare, infatti, innanzitutto come una risposta alla inversione di marcia che Epifani aveva appena cominciato, rilanciando la linea della concertazione insieme a Cisl e Uil, mostrandosi disposto a riprendere il dialogo con il governo sui temi dello sviluppo economico, dopo lo sciopero di un mese fa. Non è facile, perché il governo a quell’invito non ha ancora risposto. Del tutto opposta, invece, la disponibilità mostrata da Luca di Montezemolo. Il té nell’appartamento romano del neopresidente della Confindustria ha gettato le prime basi di un confronto, soprattutto con Epifani il quale ha salutato il passaggio di fase in Confindustria con espressioni di genuina speranza. Lui non è Sergio Cofferati, insomma, e dall’altra parte del tavolo non c’è più Antonio D’Amato. Ma quel tè ai Parioli non è andato giù a Claudio Rinaldini.

Lo dimostra la dinamica della vicenda Melfi. Tutto comincia due settimane fa con la Fiom che apre vertenze precontrattuali in due aziende dell’indotto che forniscono componenti a Melfi (tra le quali i sedili per le Punto e la nuova Ypsilon). I precontratti sono già stati sperimentati in Emilia e hanno fruttato concessioni che il contratto dei metalmeccanici, firmato solo da Fim e Uilm non prevedono. Dunque, si ripete e si ripete a Melfi, punto chiave della nuova strategia di rilancio della Fiat.
Lo sciopero nell’indotto fa mancare componenti essenziali allo stabilimento di Melfi e la Fiat risponde mettendo in libertà i lavoratori. E’ la miccia che accende il fuoco che covava da tempo sotto le ceneri. La Fiom rilancia la vertenza aziendale per rivedere la turnazione e ottenere lo stesso trattamento salariale degli altri stabilimenti Fiat. Lunedì 19 cominciano i blocchi alle porte dello stabilimento che Rinaldini saluta come l’inizio della riscossa, seguito da Ugl, dal sindacato aziendale, dai Cobas, ma non da Fim e Uilm.
E’ una vera prova di forza contro la Fiat, certamente, e contro Cisl e Uil. Ma soprattutto è una sfida a Epifani. Il segretario Cgil se ne rende conto e reagisce con dichiarazioni prudenti. Non condanna i blocchi, anche se invita a rivedere le forme di lotta. Quando venerdì scorso Fim e Uilm raggiungono con l’azienda una intesa per la ripresa del dialogo, la Fiom grida alla provocazione e denuncia l’accordo separato. Epifani non si unisce al coro, anche se non invita apertamente la Fiom a sedere al tavolo del negoziato. All’orizzonte c’è il prossimo congresso dei metalmeccanici Cgil, convocato per il 3,4,5 giugno a Livorno. Rinaldini è lo scontato vincitore, sembra che abbia dalla sua l’80% dei delegati. Ma se passa la linea antagonista, si radica di fatto una opposizione interna, con un sindacato che sfugge costantemente ai richiami confederali e rischia di far saltare la strategia del dialogo che Epifani ha deciso di seguire. E’ questa la posta in gioco nella vertenza Melfi.