La sfida di Prodi: «Anime belle fatemi governare»

11/10/2007
    giovedì 11 ottobre 2007

    Pagina 5 - Primo Piano

      FINANZIARIA
      CONTI NEL MIRINO

      La sfida di Prodi
      “Anime belle
      fatemi governare”

        AMEDEO LA MATTINA
        inviato a bruxelles

        Romano Prodi scende le scale del Palazzo Berlaymont dove ha incontrato il presidente della Commissione europea Barroso e vibra una rasoiata: «Ci sono troppi maghi in giro che pensano di avere in tasca la ricetta magica per l’economia italiana. Io vado avanti per la mia strada».

        Il professor Romano Prodi non ci sta a prendere lezione di economia dalle «anime belle» che pontificano dalle prime pagine dei giornali, dalle cattedre della Banca d’Italia o di Bruxelles, che criticano le sue scelte senza tenere conto che «una correzione di bilancio va fatta aiutando il sistema a crescere e non a metterlo in ginocchio». Non fa nomi il premier. Nel suo entourage spiegano che si è voluto rivolgere soprattutto agli editorialisti come Ichino, Giavazzi, Boeri, a coloro che «inventano assi tra Veltroni e Almunia» (il riferimento è all’editoriale di Dario Di Vico sul Corriere della Sera). Ma il duro contrattacco di Prodi in difesa della sua Finanziaria e contro il fuoco concentrico che gli viene da molti fronti, non risparmia nessuno: nè il commissario europeo Joaquin Almunia nè il governatore Mario Draghi. E nemmeno il segretario in pectore del Partito democratico Walter Veltroni che ha proposto di vendere il patrimonio immobiliare pubblico per abbattere il debito pubblico. «Il debito si paga – ha precisato il presidente del Consiglio – con l’economia virtuosa. E’ inutile pensare a patrimoniali e ad altri rimedi di breve o medio periodo».

        La migliore difesa è l’attacco e Prodi si fa affilato. E’ orgoglioso, caricato («quando vengo a Bruxelles mi sento sempre molto bene»). In conferenza stampa, di fronte a un fiducioso Barroso sulla possibilità italiana di far scendere il disavanzo 2007 al di sotto del 3% così da poter chiudere la procedura di infrazione, Prodi risponde in questo modo: «Sarà fortemente al di sotto del 3%. E comunque, la politica economia del mio Paese la decide il mio governo».

        In mattinata, ad una tavola rotonda organizzata dall’Unioncamere e dalla Conferenza delle Regioni, è molto secco nei confronti di Almunia: «Abbiamo fatto con rigore il nostro dovere. Ora ci lascino governare. Abbiamo dall’Europa indicazioni di obiettivi precisi e noi li rispettiamo». Ricorda anche di avere trovato l’avanzo primario a 5%, mentre ora è tra il 2 e il 3%. La spesa corrente era cresciuta del 4,7%, mentre nel 2006 è scesa al 2,9% e nel 2007 va verso lo stesso livello dell’inflazione. «Tutto questo lo abbiamo fatto nei modi dovuti – ripete Prodi – non per uccidere l’economia ma per rilanciarla. E’ chiaro che non sono soddisfatto perché non abbiamo ancora raggiunto l’obiettivo di portare la crescita italiana ai livelli di quella europea e anche superiori. Eravamo gli ultimi o penultimi e oggi il gap si è ridotto: era meno 1,3 ora è meno 0,6. Non sono contento, ma è chiaro che c’é una bella differenza».

        Con i numeri scende dal banco degli accusati e sfida le «anime belle» che non devono fare i conti con la politica, una coalizione litigiosa e una fragilissima maggioranza al Senato. Ne ha per tutti Prodi, anche per Mario Draghi. «La mia risposta è semplicissima, ed è la stessa data ad Almunia: noi seguiamo gli obblighi presi con la Commissione Ue. Massimizzando lo sviluppo a medio-lungo termine per il mio Paese, costruisco anche la possibilità di ridurre il deficit».

        Insomma, basta interferenze inopportune, perché l’Italia ha tutte le carte in regola, sta ottemperando agli impegni presi con Bruxelles, con «rigore e coerenza». Gli sforzi compiuti, sono stati riconosciuti addirittura dall’Ocse che ha definito gli aggiustamenti di bilancio «impressive»: «Ma non può essere "impressive" tutti gli anni. Può essere "impressive" un anno, ma deve essere "intelligent" gli altri anni"».