La sfida di Fassino: pure D’Alema nella delegazione che affronterà il Cinese

10/07/2002


10 luglio 2002



NELLA QUERCIA

La sfida di Fassino: pure D’Alema nella delegazione che affronterà il Cinese


L’ex premier: non siamo una dépendance della Cgil

      ROMA – L’assenza di Massimo D’Alema si sarebbe notata, eccome. Anche perché oggi a incontrare Sergio Cofferati nella sede della Cgil Fassino non ci va da solo, come ha fatto ieri Rutelli. Insieme al segretario della Quercia ci sono quattro membri della segreteria (Turco, Chiti, Damiano e Bersani), poi i leader delle due minoranze interne (Berlinguer e Morando), infine anche i capigruppo (Violante e Angius). Insomma tutto il partito, tranne il presidente, che in questi giorni è stato l’antagonista di Cofferati, accusato dal leader della Cgil di non averlo difeso nel dibattito alla Camera sul caso Scajola. Già nel primo pomeriggio, molto prima che Fassino facesse diffondere l’elenco dei partecipanti all’incontro con il leader del sindacato, trapelava che, insomma, la presenza di D’Alema non era poi così gradita alla Cgil. Quando si è saputa la composizione della delegazione in molti hanno cominciato a chiedersi se Fassino avesse accettato un «veto» di Cofferati. E così alle otto di sera, anche il presidente del partito è stato convocato. «Ci sarà anche lui», spiegano a Botteghe Oscure, altrimenti «rischiamo strumentalizzazioni sbagliate e inutili». In questo clima di sospetti, diventa sempre più complicato per Piero Fassino tenere insieme tutti i pezzi del partito. Il giro di boa più complicato di questi mesi della sua segreteria sarà martedì prossimo. È convocato il direttivo del partito per prendere posizione sul Patto per l’Italia e dare il suo sostegno al sindacato. Fassino, dopo la dolorosa spaccatura della direzione due settimane fa, vuole un documento unitario. Ha dato mandato al responsabile Lavoro Cesare Damiano di provarci: «Se poi non ci staranno, vuol dire che c’è un disegno politico per rompere il partito, e così lo sapremo subito», ha detto in segreteria. Se Fassino spera di tenere tutto insieme, anche perché la base del partito mal sopporterebbe lo strappo definitivo con Cofferati, nella stessa riunione ieri D’Alema è stato molto determinato nel mettere i paletti della trattativa. Primo: il partito non è una dépendance del sindacato. Secondo: noi siamo per l’unità sindacale. Terzo: dobbiamo aver presente che ci sono due linee nel partito, una riformista e una che ha vecchi referenti. Fassino tiene anche aperto il dialogo con Morando e i liberal ai quali ha promesso un documento che tenga conto delle sue posizioni.
      Per il momento gli esponenti del correntone sono disponibili alla trattativa: non stanno preparando un loro testo, attendono di capire fino a che punto Fassino è disposto a sbilanciarsi. Le voci sulla possibilità di una scissione da parte del correntone hanno spaventato i leader della minoranza: «Tutte le volte che si vuol discutere, ci dicono che ce ne vogliamo andare. Sono pressioni per non far decollare mai il dibattito politico», protesta Gloria Buffo. Anche l’idea di farsi bocciare un documento filo-Cgil con una nuova conta che finirebbe inesorabilmente a favore di Fassino e D’Alema, non è considerata un gran risultato. Mentre un documento unitario appare ad alcuni di loro la dimostrazione che non c’è più la maggioranza di Pesaro.
      «Ma – fanno sapere i berlingueriani – l’ultima parola sulla nostra posizione ce l’ha Cofferati», con il quale la minoranza si incontrerà probabilmente lunedì. E Cofferati negli ultimi giorni è stato chiaro: non è soltanto la questione dell’articolo 18 – sulla quale peraltro i Ds ormai sono disponibili ad appoggiare il referendum abrogativo, quando sarà diventata legge la deroga approvata con il Patto per l’Italia – ma è una questione più profonda, che riguarda il futuro delle relazioni sindacali, il ruolo dei sindacati, l’organizzazione del mondo del lavoro. «E questo, "loro" (i leader dei Ds) non l’hanno capito», ha detto il segretario della Cgil, sottolineando come inesorabilmente le due linee che convivono dentro i Ds si stanno allontanando.
      Intanto nelle federazioni aumentano i dubbi. I Ds dell’Emilia Romagna ieri hanno aderito allo sciopero convocato per domani dalla Cgil. A Palermo invece è rientrata l’autosospensione dei tesserati ds appartenenti alla Uil (tremila) per protesta contro l’ordine del giorno approvato dal direttivo siciliano a favore della Cgil. I vertici diessini ieri hanno dovuto sottoscrivere un documento di autonomia dal sindacato per convincere i tremila a restare.
      «Noi siamo in grande sofferenza come del resto i liberal – spiegava ieri Franco Lotito, leader Uil e membro della direzione nazionale dei Ds -. È in corso un tentativo della sinistra di forzare la mano a Fassino, aspettiamo martedì».
      Per capire che cosa succederà martedì, molto dipenderà dall’andamento dell’incontro di oggi tra il gruppone diessino e Cofferati.
Gianna Fregonara