LA SFIDA DELL’USB ALLA CGIL

25/05/2010

La crisi è più forte delle divisioni I sindacati di base alla fine si uniscono

Un sindacato che serve, un sindacato che “con- netta le lotte. Per questo si chiamerà Usb, Unione sindacale di base, declinato anche in “unità, solidarietà, bisogni” ma decisamente ricalcato sul nome scientifico della “chiavetta” con cui connettersi oppure portarsi dietro la memoria. E’ nato lo scorso weekend, come esito di un processo di fusione iniziato circa due anni fa e, numeri reali alla mano, potrebbe essere il quarto sindacato italiano, a sinistra di Cgil, Cisl e Uil, distante politicamente da quell Ugl di Renata Polverini ormai accreditata a ogni tavolo di concertazione ma anche sospettato di gonfiare a dismisura le tessere.
LA TREGUA. Qui gli iscritti sono 250 mila e sono stati rappresentati in questo congresso da 644 delegati che domenica hanno tenuto la loro sessione conclusiva e pubblica per celebrare quello che è stato definito un evento. E, sia pure nelle dimensioni ridotte del sindacalismo di base, l’evento c’è stato. Perché dopo circa trent’anni di storia, dopo lotte importanti — nella scuola, nel pubblico impiego, nei trasporti, per una fase anche in grandi fabbriche – dopo molteplici fratture e mini-scissioni, il sindacalismo di base prova a invertire la tendenza, fondendo pezzi piuttosto importanti come le Rdb, molto attive nel Pubblico impiego, nella Sanità, tra i Vigili del Fuoco e Sdl, sindacato protagonista delle lotte all’Alitalia e nei trasporti locali ma anche alla Fiat di Cassino o negli enti locali. E poi settori della Cub, la confederazione unitaria di base che nella sua maggioranza non aderisce al nuovo sindacato che però è stata scossa dalla proposta. Ma nella giornata conclusiva, tenutasi al Teatro Capranica, completamente esaurito, hanno offerto più di una disponibilità anche altri due sindacati indipendenti con un certo peso:
lo Snater (comunicazioni, Rai e Telecom) e la storica sigla dei macchinisti Orsa; entrambi, hanno spiegato, non aderiscono oggi solo per una questione di tempi tua si batteranno per convincere i propri iscritti a realizzare una fusione calda.
SINDACATO METICCIO.
L’Usb, come spiegato dagli interventi succedutisi, da quello introduttivo dell’ex coordinatore Sdl, Fabrizio Tomaselli a quello conclusivo del leader delle Rdb, Pierpaolo Leonardi, sarà un sindacato confederale ma organizzato, sul modello europeo, in due grandi comparti:
pubblico e privato. Sarà un sindacato “meticcio”, cioè non soltanto occupato a unire lavoratori italiani e stranieri ma anche il non-lavoro, il nuovo precariato o i bisogni sociali diffusi come la casa (e avrà al suo fianco la sigla degli inquilini Asia). A entusiasmare la sala, l’intervento di Abubakar Sournahaka, uno dei nuovi dirigenti della novella organizzazione, proveniente dall’Africa, ottimo oratore e, a detta dalla Prefettura di Roma, come lui stesso ha raccontato, anche “ottimo sindacalista”. Un’espressione evidente di come già è, e forse di come dovrà essere sempre più, il nuovo sindacato, capace di recepire le profonde novità di un mondo del lavoro che, come ha spiegato Abu, “viene diviso in profondità dall’utilizzo che si fa del lavoro migrante contro i lavoratori italiani.
Per questo l’antirazzismo generico non basta più”
Un sindacato che, senza particolari esitazioni, si propone nettamente alternativo a Cgil, Cisl e Uil a cui si rimprovera una linea totalmente concertativa e decisamente schiacciata sia sul governo sia su Confindustria, come dimostra, spiega Leonardi, l’indecente contratto dei tessili rinnovato proprio sabato notte. Alternativi alla Cgil ma comunque attenti al dibattito che lì dentro si anima e infatti l’assemblea ha ascoltato con attenzione l’intervento della minoranza Cgil che è venuta a salutare la nascita di un sindacato che “sfiderà”, ha spiegato Fabrizio Burattini membro del direttivo nazionale Cgil, lopposizione interna al più grande sindacato italiano nel suo obiettivo di cambiarne linea e impostazione.
IL PRIMO SCIOPERO Molto fitta l’agenda che esce dal congresso di fondazione: già venerdì si terranno presìdi davanti alle banche e alle finanziarie per denunciare i veri protagonisti della crisi, mentre il 5 giugno è prevista una manifestazione nazionale a Roma, indetta assieme a un’altra sigla sindacale che ha scelto di non confluire nel nuovo soggetto, la Confederazione Cobas. E poi, sciopero degli aeroportuali il 7 giugno, sciopero dei trasporti locali 111, sciopero del pubblico impiego il 14. Tutti scioperi che si sentiranno, attivati in luoghi importanti e in cui l’Usb gioca un ruolo di primo piano. E tutti all’insegna del “no alla crisi” e al tentativo di “farla pagare ai lavoratori”. “Ci hanno fatto fare sacrifici negli ultimi venti anni – ha concluso Leonardi – per ridurre il debito pubblico che però è passato dal 103 per cento al 118 per cento. E allora, che li abbiano fatti a fare questi sacrifici, chi ci ha guadagnato?”