La settimana a tre stelle di barboni e bisognosi

11/01/2010

Gli ultimi hanno lasciato l’hotel Britannia ieri mattina. Senzatetto, mendicanti, barboni, ragazze madri. Se ne sono andati con le stesse scarpe rotte con le quali erano entrati. Le stesse coperte gettate sulle spalle. I sacchi a pelo arrotolati. I sacchetti di plastica. E quell’odore di strada che non bastano cento docce a togliere di dosso. Però gli uomini si erano fatti la barba. Qualche donna aveva osato un filo di trucco. E soprattutto avevano dormito per una settimana in un letto, al caldo, tv e colazione.
Hanno abbracciato la signora Antonietta, che li aspettava sulla porta dell’hotel. Hanno guardato il cielo, finalmente asciutto dopo giorni.
E ognuno ha ripreso la sua strada da invisibile: chi lungo il mare, chi verso l’entroterra romagnolo, sapendo di avere poche ore per trovare un ponte, un portico, un buco che fosse, perché il gelo arriva presto con queste lune e di favole come quella dell’hotel Britannia non ce ne sono tante in giro.
È il quarto inverno che la signora Antonietta Curcio in Cimino, salernitana di 60 anni, da 40 albergatrice a Rimini, mette a disposizione di questa umanità sgualcita, senza casa né lavoro, il suo hotel a tre stelle. Una settimana all’anno, «possibilmente quando fa più freddo».
Trentatré camere. Tutto gratis. Pernottamento, colazione e camerieri. A due passi dal lungomare.
«Quest’anno sono venuti quasi in 200, ormai la voce si è sparsa» racconta, gli occhi che brillano.
Quando iniziò, nel 2006, ci fu chi l’accusò di speculare sui poveri per farsi pubblicità. E lei, che non ne aveva parlato con nessuno, neanche con il marito, raccontò la storia di un sogno e di un figlio che non c’è più.
«Era la notte tra il 24 e il 25 gennaio del 2006. Anche quella volta, come spesso mi capita, sognai Osman, mio figlio morto nel 2003, a 31 anni, in un incidente stradale qui vicino. Era un periodo terribile, avevo perso qualsiasi interesse nella vita. Nel sogno gli chiesi di portarmi via con lui. Mi rispose: "No, mamma, tu devi vivere, puoi ancora aiutare tanta gente…"».
Qualche ora dopo, la signora Antonietta era al telefono con don Renzo Gradara, responsabile della Caritas. E qualche giorno dopo, i primi ospiti fecero il loro ingresso all’hotel Britannia, mandati dai frati del Santo spirito. «Dirottai in un altro albergo di mia proprietà i clienti che avevo in quel periodo, dissi al personale che da quel momento tutti dovevano essere a disposizione di queste nuove persone e mi ritrovai catapultata in un altro mondo… ».
Ancora adesso, ogni volta che nomina il figlio Osman, Antonietta piange. «Ma penso sia contento di quello che io, suo padre e suo fratello Domenico stiamo facendo… ».
A Osman sarà intitolato un nuovo albergo che la famiglia Curcio in Cimino sta costruendo a Salerno: «E anche quello sarà a disposizione in certi periodi di chi non ha nulla».
Da oggi il Britannia, dove le porte delle camere sono disegni di Klimt e Botticelli, è chiuso per pulizie: «Ma appena riapriremo, qualche povero verrà a bussare, e sarà bellissimo…».
Se è per questo, la cosa fu reciproca: abituati a vivere da invisibili, molti degli ospiti del Britannia non credevano ai loro occhi.
Ride ora Antonietta: «Qualcuno mi ha anche chiesto dov’era la fregatura. Dovevo insistere perché la mattina si servissero a piacimento dal buffet della colazione. C’era chi mi continuava a chiedere: "ma davvero posso?". Ricordo una signora anziana, che mangiava sempre in piedi. Le chiesi come mai. Mi disse: "È il mio modo di ringraziare chi mi offre un bicchiere d’acqua e un po’ di pane". E quando usciva dall’albergo, camminava all’indietro, facendo l’inchino per non darmi le spalle… »