La segreteria diserta il convegno Cgil

23/02/2004


      20 Febbraio 2004

      ABBANDONI. Mille sindacalisti all’Eliseo, ma Epifani non si presenta

      La segreteria diserta il convegno Cgil

      Al convegno dei riformisti della Cgil Guglielmo Epifani non è andato, né ha inviato alcuno dei membri della sua segreteria. Ci è andato invece Piero Fassino, giusto in tempo per ascoltare la conclusione dell’intervento introduttivo di Antonio Panzeri, ricevere un caloroso applauso di saluto da parte della platea e tornare a occuparsi dei franchi pacificatori annidati nei corridoi del Botteghino.

      Sugli assenti Panzeri, responsabile del segretariato Europa della Cgil, si limita a constatare che evidentemente la segreteria «ha ritenuto di non doversi confrontare, ma i temi posti in questa discussione prima o poi andranno affrontati». I temi, in estrema sintesi, sono il forte rilancio di una strategia di unità sindacale, la difesa degli accordi del 23 luglio e la necessità di inaugurare una nuova politica dei redditi. A discuterne c’erano comunque oltre mille persone da tutta Italia, tra le quali gli ex segretari della Cgil – ora parlamentari ds – Bruno Trentin e Antonio Pizzinato, e parlamentari tout court come Ugo Intini ed Enrico Morando.

      Tra i principali organizzatori dell’evento, il presidente dell’Inca Aldo Amoretti era tra i più veementi nel chiedere un ritorno della Cgil all’autonomia «dai governi, dai partiti e dai padroni».

      Il teatro Eliseo di Roma era strapieno sin dalla prima mattinata, quando Antonio Panzeri apriva l’assemblea invocando la ripresa di una forte autonomia progettuale del sindacato. Tuttavia l’assenza dei membri della segreteria, in particolare dei cofferatiani, che pure si erano battuti contro la scelta di Epifani di appoggiare il referendum sull’articolo 18, sembrerebbe determinata da un dissenso più di metodo che di merito rispetto alle ultime scelte dei riformisti. Dirigenti del calibro di Giuseppe Casadio, Achille Passoni e Marigia Maulucci, certo non insensibili al tema della difesa della politica dei redditi e dell’unità sindacale, non avrebbero però apprezzato la linea – dicono alcuni – troppo barricadera di Panzeri. In particolare all’ultimo direttivo sulle pensioni dell’altro ieri, quando i riformisti si astenevano per sottolineare la loro contrarietà a qualsiasi forma di iniziativa della sola Cgil invece di apprezzare e incassare le aperture di Epifani alle loro stesse richieste. Certo è che dopo il pienone di ieri, dopo aver ricevuto la visita di Fassino e l’attenzione di tanta parte del mondo politico e sindacale, accusare i riformisti di chiudersi in un ghetto diventa assai più difficile.

      Antonio Panzeri insiste che l’iniziativa di ieri ha ragioni sindacali, anzi, «esclusivamente sindacali». Si tratta innanzitutto di rilanciare in questo paese un’idea di sviluppo e di crescita «perché è inutile discutere di politiche salariali virtuose se non si produce reddito». Occorre predisporre un itinerario per rivisitare il sistema di welfare e in questo quadro bisogna collocare la vicenda previdenziale per dire che è necessario un cambiamento, di fronte all’invecchiamento della popolazione, al basso tasso di occupabilità femminile, all’esclusione delle nuove generazioni dallo stato sociale. E poi c’è il tema dell’allargamento. «Anche il cosiddetto direttorio ha posto il problema del welfare perché sanno che l’allargamento avrà ricadute avrà ricadute importanti».

      Tutte questioni esclusivamente sindacali, naturalmente. Tuttavia, aggiunge il responsabile del segretariato Europa della Cgil, «è chiaro che il fatto che anche la politica sia consapevole del dibattito aperto nel sindacato credo che tutto sommato sia un bene».