La scissione del mandante cinese

10/07/2002



10.07.2002
La scissione del mandante cinese

di 
Antonio Padellaro


 Dopo essere stato accusato di essere, solo un poâma quanto basta, il mandante morale dell’omicidio Biagi, adesso Sergio Cofferati viene individuato cone responsabile della possibile scissione dei Ds. Un pericolo pubblico questo segretario generale della Cgil, uno che pur di perseguire i suoi disegni di potere fomenta le divisioni nel suo stesso partito, tra i suoi stessi compagni. Questo tentano di dirci primari organi d’informazione, supportati da valutazioni attribuite ad autorevoli esponenti delle istituzioni (tra cui, si mormora, un ex capo dello Stato).

L’incertezza di valutazioni e attribuzioni, sia ben chiaro, è dovuta al pesante clima di cospirazione creato dalla scelta della Cgil, e del suo segretario estremista (non a caso soprannominato il «cinese») di non sottoscrivere con il governo lâaccordo che limita l’articolo 18. Quello che, come bene ha spiegato, il ministro Marzano peser? sui nuovi assunti come una condanna a vita.
Leggiamo, dunque, sul «Foglio» che «nel transatlantico di Montecitorio c’è un nuovo tam tam tra i deputati del centrosinistra». Succulento incipit, ma subito si mettono le mani avanti: «È un’indiscrezione che hanno messo in giro i dalemiani». Va bene, ma di che si tratta? «Nella Quercia si sarebbe prossimi alla scissione, la minoranza dei Democratici di sinistra che si riconosce nelle posizioni di Sergio Cofferati sarebbe in procinto di dire
addio al partito e intenzionata a costruire una nuova formazione perché convinta che la coabitazione con la maggioranza Ds si sia fatta impossibile soprattutto dopo le ultime prese di posizione dei massimi dirigenti della Quercia sulla battaglia che sta conducendo la Cgil nei confronti del governo Berlusconi». Il periodo, piuttosto ansimante, va cos? tradotto: poich? Fassino e D’Alema non hanno solidarizzato abbastanza con Cofferati, anzi lo odiano, costui, notoriamente una testa calda, spacca il partito. Un fior di notizia, ma anche un coitus interruptus. Sì, perché «è una voce che non ha praticamente nessun fondamento. Ma ? una voce che, per?, la dice lunga sullo stato dei rapporti in quel partito». Traduzione: nelle righe precedenti non c’è niente di vero, perè Cofferati ne esce malissimo. E D’Alema pure peggio.

Anche per la «Stampa» il titolo è: «Nella Quercia rispunta lo spettro della scissione». La fonte deve essere la stessa che ha ispirato il magistrale qui lo dico e qui lo nego del «Foglio». Leggiamo infatti: «E allora questo Cofferati che va avanti dritto come un treno fa sorgere dei sospetti tra qualche diessino di provata fede dalemiana. Riprende corpo lo spettro della scissione». Tra treni, spettri e sospetti se non ? zuppa e pan bagnato: con la scusa dell’articolo 18 quel furbacchione del Cofferati sindacalista prepara la strada al Cofferati politico. Ma, almeno, l’ipotesi della scissione, ha un fondamento? Boh.
Veniamo a Franco Mauri. Dicono che costui sia lo pseudonimo di Francesco Cossiga quando scrive su «Libero». Deve essere proprio così percé se Mauri fosse un giornalista qualsiasi, l’Ansa non rilancerebbe i suoi scritti. Ma se lo sanno tutti perché non si firma semplicemente Cossiga? Vai a sapere.
Scrive dunque Mauri-Cossiga: «L’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori sarebbe un alibi che serve a Sergio Cofferati per far fuori Massimo D’Alema. L’obiettivo del «.cinese» sarebbe mettere in crisi l’Ulivo per dare vita a un partito «neo-comunista» o almeno di un partito socialista rigidamente di classe, seppur nel senso moderno del termine», in contrapposizione con il progetto di ricostituzione della sinistra «di tipo occidentale social-democratico portato avanti da Massimo D’Alema». L’uso massiccio dei condizionali fa pensare che il Mauri non abbia nulla a che fare con il Cossiga che, a quanto ci consta, ? uno che non paura n? dei verbi n? degli aggettivi. E poi tutti quelle frasi fatte – neo-comunista, rigidamente di classe sia pure nel senso moderno, sinistra di tipo occidentale – si addicono più allo stile di un giornalista praticante che ha orecchiato qualcosa. Quando invece leggiamo che Cofferati vuole «fare fuori» D’Alema, riconosciamo il vecchio picconatore che va diritto al bersaglio. Fare fuori D’Alema, ma in che modo? Con il mitra? L’arsenico?
Del resto, dal mandante morale cinese ci si pu? aspettare di tutto. Anche una scissione. Ma questa ? una voce priva di fondamento. Firmato Mauri. Che è Cossiga. O forse no. Chissà.