La scala mobile riappare in borsa

30/10/2002



            30 ottobre 2002
            La scala mobile riappare in borsa
            Convegno Mefop sul «rischio rendita» nella previdenza complementare e per i Fondi pensione


            PAOLO ANDRUCCIOLI


            Lo Stato, che dopo le varie riforme del sistema previdenziale non sarà più in grado di fornire delle adeguate pensioni pubbliche, dovrà dare un sostegno al settore della previdenza privata (che non riesce a risolvere i problemi in modo autonomo) e magari si dovrà prevedere una forma di indicizzazione delle obbligazioni e dei titoli di Borsa per attutire in qualche modo i rischi dei risparmiatori, ma soprattutto degli operatori. Sono alcune delle tante proposte (e allarmi) emerse ieri da un convegno di livello internazionale organizzato dalla Mefop, la spa per lo sviluppo del mercato dei fondi pensione, operativa dal ’99. Il professor Marcello Messori, che ha organizzato l’incontro insieme alla Watson Wyatt, ha invitato a discutere del tema della «rendita nella previdenza complementare» i migliori esperti del settore. Non ci sono solo le notizie negative che arrivano da Wall Street. Nel Regno unito, culla della previdenza privata e dei fondi pensione, c’è per esempio chi si è arrabbiato molto quando ha scoperto l’entità della rendita vitalizia concessa dal suo fondo. Molti lavoratori, al momento di lasciare la produzione, hanno cioè scoperto di avere a disposizione cifre molto più basse di quelle promesse dai gestori dei fondi o almeno immaginate durante i lunghi anni del risparmio. E non si tratta solo delle altalene mozzafiato della Borsa di Londra o di Wall Street che abbassano o mettono a rischio i rendimenti finali. I problemi sono molto più semplici, ma anche molto più preoccupanti: il sistema privato delle pensioni – da solo – non riesce (e soprattutto non riuscirà) a reggere l’impatto dovuto all’allargarsi della platea dei percettori di rendite pensionistiche e all’aumento dell’età media e della speranza di vita.

            Michael Orzsag della Waston Wyatt, ha parlato per esempio dell’esperienza inglese che è forse – per noi- più indicativa di quella statunitense. Per Orzsag ci sono soprattutto sei questioni da tenere ben presenti: la prima riguarda la «percezione» delle persone che vedono la propria rendita sempre troppo bassa; il secondo problema sono «i processi» e la mancanza di trasparenza e di informazione (i 401k americani per esempio non informano i loro clienti); terzo problema è l’inadeguatezza dei prodotti offerti dalle assicurazioni e dai fondi; il quarto una erronea politica delle rendite: il quinto problema riguarda l’utilizzo di «tavole di mortalità» inadeguate (la speranza di vita per fortuna si è alzata ovunque); e infine il problema dei «portafogli» che non reggono appunto alla «longevità». Risultato di questa miscela di problemi: dall’88 al `98, nel Regno unito, si è registrato un calo continuo delle rendite.

            Il problema della longevità, ovvero dell’aumento del periodo in cui si sta in pensione, è stato affrontato da tutti ieri, durante il convegno. La professoressa Lucia Vitali (Università La Sapienza di Roma) ha introdotto il discorso a proposito della conversione in rendita, ma ne hanno parlato anche David Lindeman (Oecd), Riccardo Ottaviani (Università La Sapienza) e Roberto Pessi (Università di Roma Tor Vergata). Ne hanno poi parlato, durante la tavola rotonda coordinata da Messori, Giuseppe Buoro (Generali), Enrico Cucchiani (Lloyd Adriatico), Alfonso Desiata (Ania), Antonio Longo (Roma Vita) e il rappresentante della Covip. Dal dibattito proposte inedite (a parte le vecchie idee di Baffi), come quella della indicizzazione dei titoli di Borsa. Sta a vedere che avremo la scala mobile per l’alta finanza.