La sanatoria rischia il rinvio

03/09/2002



Martedì 3 settembre 2002


NORME E TRIBUTI


immigrazione



La sanatoria rischia il rinvio

Potrebbe slittare di qualche giorno il varo del decreto legge con la seconda fase della regolarizzazione riservata ai lavoratori dipendenti


ROMA – La regolarizzazione degli extracomunitari lavoratori dipendenti rischia di subire un rinvio a causa delle nuove norme sull’emersione del lavoro irregolare. Ieri, presso la presidenza del Consiglio, c’è stata una riunione tecnica sull’annunciato decreto legge che, da una parte, dovrebbe estendere agli altri immigrati clandestini la sanatoria già prevista per colf e badanti e, dall’altra, dovrebbe prorogare e ampliare le regole per l’emersione dei lavoratori italiani dal "sommerso". Versione "breve" o allungata? Sono appese a un filo tempistica e sorte del provvedimento che il Governo dovrebbe varare venerdì, come annunciato dal ministro del Welfare Roberto Maroni. Nodi tecnici che rimandano a scelte di tipo politico possono condizionare il "prodotto" legislativo: dare via libera a una versione del Dl con sommerso e ampliamento della regolarizzazione – obiettivo difficilmente raggiungibile per venerdì – oppure licenziare solo un testo "asciutto", senza cioè il sommerso, che permetta di avviare entro il 10 settembre la macchina della sanatoria? Sarà, in ogni caso, una lotta contro il tempo. Il sommerso. Sono diverse le questioni che nell’agenda di oggi i tecnici del ministero dell’Economia e del Lavoro dovranno risolvere. La prima riguarda la possibilità di estendere a cinque anni (da tre) il periodo agevolabile. Gli sconti contributivi e fiscali per il datore di lavoro che fa emergere il dipendente si riferirebbero cioè al periodo 2002-2006. Ma a questo punto si renderebbe necessario l’ampliamento al quinquennio anche ai lavoratori. Un’altra questione riguarda invece l’inserimento nel meccanismodelsommerso dell’ipotesi di regolarizzazione del lavoratore straniero dipendente da un imprenditore. La terza questione da risolvere è legata ai tempi e ai criteri di nomina dei Cles (i Comitati per il lavoro e l’emersione dal sommerso). La sanatoria per i lavoratori extracomunitari. Confermata la volontà di circoscrivere le ipotesi di regolarizzazione solo in caso di stipula di contratti di lavoro a tempo indeterminato. E questo nonostante anche oggi, presso il ministero del Lavoro, si stia studiando la possibilità di estenderla anche ad altri rapporti e nonostante che, anche ieri, siano state sollevate nuove critiche all’interpretazione restrittiva. «Il posto a tempo indeterminato – ha detto il vicepresidente della Confartigianato di Ancona, Enzo Ciccarelli – anziché favorire l’emersione del lavoro nero, e quindi la regolarizzazione degli occupati e del sistema produttivo, rischia di penalizzare le imprese regolari e i lavoratori italiani che sarebbero discriminati e di favorire il sommerso e l’illegalità. C’è il pericolo – ha spiegato – che i lavoratori locali ottengano meno garanzie degli extracomunitari». Parlare di assunzioni solo a tempo indeterminato – ha aggiunto Ciccarelli – è una forzatura inaccettabile e incomprensibile, in quanto già oggi ci sono i contratti a tempo determinato e altre forme di occupazione. Ci sono poi le esigenze delle imprese impegnate nei lavori stagionali, come quelle che operano con picchi di lavoro in particolari periodi dell’anno o nel settore del turismo che in estate hanno esigenza di maggiori addetti. Siamo pertanto intervenuti – ha concluso Ciccarelli – sia nei confronti del ministro del Lavoro Maroni sia del presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, in modo da risolvere questo problema in via definitiva. Anche se dovesse subire un leggero rinvio, la regolarizzazione dei lavoratori subordinati immigrati senza valido permesso di soggiorno procederà di pari passo con quella di colf e badanti contenuta nella riforma Bossi-Fini (legge 189/2002). In questo modo, Governo e maggioranza puntano a voltare pagina nella politica contro l’immigrazione clandestina. All’inasprimento delle sanzioni anche per chi utilizza manodopera irregolare (arresto da tre mesi a un anno e ammenda di 5mila euro per ogni lavoratore) fa da contraltare la possibilità di mettersi in regola. Anche per i lavoratori dipendenti la denuncia (entro 30 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento) sarà la premessa per cancellare le violazioni in materia di soggiorno, contributi e fisco. La dichiarazione di emersione comporta il pagamento di un importo forfettario 800 euro: la somma coprirà i contributi per i tre mesi antecedenti l’entrata in vigore del decreto legge e le spese per l’istruzione delle pratiche. Le dichiarazioni (e gli allegati) dovranno essere consegnati alle Poste e da queste inviate alle Prefetture. Una volta riconsegnato il kit, il dichiarante (anche in questo caso, come per colf e badanti, si tratterà del datore di lavoro) e l’immigrato dovranno attendere la convocazione in Prefettura.
Carmine De Pascale
Marco Peruzzi