La sanatoria degli immigrati crea occupazione

27/06/2003

        venerdì 27 giugno 2003

        Positivi risultati sul fronte del lavoro: prosegue la tendenza avviata dalle riforme del centrosinistra. L’effetto della regolarizzazione
        La sanatoria degli immigrati crea occupazione

        Giampiero Rossi
        MILANO Trainata dai “vecchietti” e dagli immigrati, l’occupazione in Italia torna a crescere. Secondo le rilevazioni dell’Istat, infatti sono state le persone comprese tra 50 e i 59 anni a contribuire maggiormente all’aumento del numero degli occupati,
        con 147 mila unità in più su 301 mila nuovi occupati complessivi rispetto ad aprile scorso. Il numero totale degli italiano con un lavoro raggiunge così il record di 22.057.000 unità: il miglior risultato degli ultimi anni.
        Anche guardando al dato destagionalizzato i 22.039.000 rappresentano il numero più alto almeno dal 1994. Le persone in cerca di occupazione, cioè i disoccupati, sono in diminuzione del 2,8%, cioè di 62 mila unità. Ma in questa categoria, spiega l’Istat,
        si contano non solo le persone che hanno trovato lavoro, ma anche quelle che per effetto di scoraggiamento non sono più in cerca. L’offerta di occupazione, conseguentemente, che è data dalla sottrazione tra la crescita degli occupati (+301 mila unità) e le persone che non sono più in cerca di lavoro (62 mila unità) è risultata
        ad aprile in aumento tendenziale dell’1%.
        A fronte di una crescita generalizzata dell’occupazione dell’1,4%, sono le donne ad aumentare di più. La componente femminile è cresciuta ad aprile del 2,3% (+190.000 unità), mentre l’aumento della componente maschile è stata dello 0,8%, pari a 111mila unità. Crescono di più i dipendenti aumentano maggiormente
        (+1,6%), mentre i lavoratori autonomi crescono dello 0,8%.
        In valori assoluti le prime sono aumentate di 251mila unità (sintesi tra la crescita
        dei 257 mila permanenti a tempo pieno e della riduzione di 6 mila a termine e/o a tempo parziale). Il lavoro a termine è diminuito di 32mila unità, quello a tempo parziale è cresciuto di 37mila unità.
        Un settore che si è manifestato in controtendenza è stato quello dell’agricoltura. Il numero degli occupati è sceso, rispetto a dodici mesi prima, del 3% (-32mila unità). L’industria in senso stretto ha mostrato un ritmo di crescita contenuto, pari allo
        0,4% (+21 mila unità). Le costruzioni hanno accelerato la dinamica positiva: il numero degli occupati è cresciuto del 6,5% (+112 mila unità).
        Il terziario ha registrato un aumento dell’1,4% (+200 mila unità). Note dolenti per quanto riguarda la distribuzione geografica: l’incremento maggiore dell’occupazione si è registrato al centro (+2,1% con 94 mila unità in più), segue il nord-ovest, con un
        +1,9% su base annua (+122 mila unità), poi il nord-est che ha totalizzato un incremento dell’1,6% (pari a +75 mila unità), ma resta ancora indietro il sud che mostra un’occupazione sostanzialmente stabile (+9 mila unità pari allo 0,1% in più).
        «Certamente i dati Istat sull’occupazione continuano a raffigurare una tendenza che negli ultimi anni ha consentito di produrre occupazione anche in presenza di una bassa crescita, sotto la spinta delle riforme introdotte nel 1998 dal governo di centrosinistra – commenta il responsabile economia dei Ds, Pierluigi Bersani
        - tuttavia il dato di oggi andrebbe, a mio avviso, indagato alla luce della recente sanatoria sull’immigrazione che sta regolarizzando via via migliaia di lavoratori e che comincia ad essere registrata dall’indagine Istat».
        Così, mentre mezzo centrodestra sgomita per attribuirsi il merito del dato positivo, nel mondo imprenditoriale prevale la prudenza: «Un dato positivo con l’unica nota stonata dell’incremento zero nel Mezzogiorno», commenta per esempio il presidente
        di Confesercenti Marco Venturi, che teme che possa divenire «problematico il raggiungimento dell’obiettivo posto dal Consiglio europeo di Lisbona di arrivare ad un tasso di occupazione del 70%, se il governo non varerà misure urgenti ed
        efficaci per il rilancio dell’economia meridionale».