La sanatoria «boccia» 27mila colf e badanti

25/11/2010

Nella ragnatela di una legge (permissiva e poco chiara) e di una circolare (restrittiva) sono finite più di 27mila domande di regolarizzazione presentate in occasione della sanatoria colf e badanti. Concentrate nelle città del Nord, ma non solo. Eclatanti i due episodi di protesta sulla gru a Brescia e sulla torre Carlo Erba a Milano, eppure dal bilancio del Viminale sulle pratiche trattate dalle prefetture emerge che i casi simili, di rigetto, sono molti di più: quasi il 10% delle richieste.

Pratiche respinte, a volte per irregolarità dei requisiti di reddito dei datori di lavoro ma in gran parte proprio per l’interpretazione restrittiva che è stata adottata, solo in alcune città, delle istruzioni – tardive – arrivate dal Viminale.
A dare il via libera alla sanatoria è stata una legge di agosto 2009 (n.102) varata per mettere al riparo gli irregolari già presenti in Italia dal reato di clandestinità che stava per essere introdotto con il pacchetto sicurezza. Perchè "permissiva"? Perché ha consentito esplicitamente di presentare la domanda di emersione anche per immigrati già raggiunti in precedenza da un decreto di espulsione.

Le pratiche esaminate per prime, perfezionate con il pagamento di 500 euro, sono state chiuse seguendo i criteri scritti nella legge; solo dopo sei mesi (a marzo 2010) è arrivato il chiarimento del ministero dell’Interno (ormai noto come circolare Manganelli dal nome del capo della Polizia) che ha bloccato gli irregolari colpiti da precedente decreto di espulsione. Ma l’interpretazione – come confermano i numeri degli sportelli unici – ha avuto maglie molto strette in alcune regioni (nella sola Lombardia sono state bloccate 8mila domande) mentre è stata applicata in modo più blando in altre. A Catania le colf (o presunte tali) sono state decimate: ogni tre istanze ce n’è una rigettata, e lo stesso è avvenuto a Crotone e a Massa Carrara.

La procedura di emersione, comunque, si avvia alla conclusione: oltre 65 province hanno finalmente finito (o stanno per farlo) il lavoro, mentre le altre sono ancora alle prese con le convocazioni, i fascicoli da integrare e i contratti da firmare. La lentezza degli sportelli è destinata, però, a peggiorare dal 2011, se gli uffici dovessero perdere (come sembra) l’apporto di 650 lavoratori a tempo determinato. I contratti sono in scadenza il 31 dicembre e rischiano di non essere convertiti in assunzioni, come da tempo chiedono gli operatori.

Per dare un assaggio di quello che potrebbe accadere senza di loro, i precari hanno deciso di scioperare. Ha iniziato lo sportello di Roma, poi quelli di Brescia e Firenze, e a seguire la protesta si estenderà anche agli altri grandi centri.