La rivincita dei piccoli negozi

25/06/2007
    domenica 24 giugno 2004

    Pagina 17 – Cronaca

      La rivincita dei piccoli negozi

        Più attenzione ai clienti e prezzi contenuti: in un anno 35mila in più

          CATERINA PASOLINI

          ROMA – Davide batte Golia. Piccoli negozi crescono e vincono, inaspettatamente, sull´Italia dei megastore, degli ipermercati dai mille scaffali. Lo dice l´Istat, lo confermano i dati della Confesercenti che raccontano di 34mila nuovi commerci aperti nell´ultimo anno.

          La parola chiave è «personalizzazione», analizzano i sociologi. Voglia di coccole e attenzione. Desiderio di sentirsi unici e accuditi, di qualcuno che sceglie per noi il meglio, di uno sguardo speciale, di un sorriso personale, di una prelibatezza che sembra aspettare solo noi, magari sotto casa e senza perdere troppo tempo. C´è voglia di tenerezza e qualità con un occhio al portafoglio nella nuova rivoluzione dei consumi. Così i piccoli commerci crescono puntando sulla specializzazione, prodotti di qualità, servizi, vicinanza col consumatore. E dopo dieci anni di trend negativo, nei primi mesi del 2007 le vendite dei negozi tradizionali sono aumentate più di quelle degli ipermercati.

          A confermare l´inversione di tendenza sono le cifre raccolte dalle Confesercenti che raccontano un universo di piccoli commercianti in ripresa, tra franchising e raffinatezza, tra buoni prezzi e ambulanti sotto casa. Le imprese commerciali ora sono 881.280 – di cui 645mila individuali – e con un tasso di crescita del 5,7 per cento a partire dal 2000. E l´ultimo anno, record, ha visto tra nuove imprese create e negozi chiusi un saldo ampiamente positivo: più 34mila. Segnando una ripresa al nord e una ancora più consistente al sud (più 10%).

          A far scattare la ripresa, dice Mauro Bussoni della Confesercenti, è stata la riforma del ´98 che ha liberalizzato i piccoli negozi sotto i 250 metri quadrati. Una autentica rivoluzione nelle città: dai franchising di intimo, raffinati ma di buon prezzo, ai fornai di famiglia che moltiplicano i loro punti vendita nei quartieri, dai grossisti di pesce che raddoppiano la loro presenza ai negozi di delicatessen, elettrodomestici o profumerie che fioriscono nei quartieri.

          Punti vendita di abbigliamento e di alimentari sempre più specializzati, piccoli regni per gli amanti del cioccolato, per chi va in crisi di astinenza senza il formaggio delle vallate o la robiola di Roccaverano, quelli dedicati agli allergici e ai ciliaci, fino ai prodotti biologici. Il tutto all´insegna dell´alta qualità a prezzi scontati.

          «Una battaglia combattuta grazie al rapporto personale col cliente, alla specializzazione del servizio, come gli ortolani che preparano insalate, minestroni, cibi per facilitare il compito e dimezzare i tempi alle casalinghe lavoratrici in surmenage. Alta qualità, buoni prezzi e servizio cortese per combattere la crisi che ha visto scendere del 10% rispetto a dieci anni fa la spesa per il cibo o l´abbigliamento», sottolinea Bussoni.

          Tra le cause della nuova ondata positiva per i piccoli negozi Bussoni individua il franchising: «Offre una sorta di appoggio, guida e consulenza ai commercianti che aprono un punto vendita». Tradotto in numeri significa oggi in Italia 20 miliardi di fatturato globale, 766 network di negozi, 57mila punti vendita e 173mila addetti.

          Fin qui l´opinione dei negozianti, ma i sociologi cosa ne pensano? Enrico Finzi, non ha dubbi: «I motivi di questa rinascita sono legati a quattro filoni: i commercianti sopravvissuti alla moria di questi anni sono i migliori, hanno fatto politica di prezzi, imparato a comprare in gruppi di acquisto, moltiplicato l´efficienza».

          Gli ipermercati, aggiunge, non sono più novità percepite come convenienti. «Ora per una donna è più importante il time saving, che il money saving». La valutazione del tempo perso andando negli ipermercati più lontani pesa rispetto alla comodità del negozio tradizionale vicino casa. Senza contare gli ambulanti (190mila imprese, erano 180mila nel 2003) in crescita quantitativa e qualitativa: «Su quei banchi trovo salumi e formaggi di ottimo livello a poco prezzo. Ma la carta vincente è sicuramente il rapporto personale, fondamentale per gli italiani», continua Finzi.

          Quella sensazione di essere riconosciuti, di chi sa cosa ci piace, cosa ci tenta e lo ha quasi scelto e preparato per noi. «La personalizzazione dei consumi è il trend di questi anni. Magari con la sicurezza di qualcuno che ci starà accanto sia al momento dell´acquisto, per esempio di un elettrodomestico, che quando non sapremo come usarlo o si romperà – conferma il sociologo Vanni Codeluppi – Ecco, questa è stata sicuramente una carta vincente dei piccoli commercianti».