La rivincita dei contratti part time

10/02/2003


Lunedí 10 Febbraio 2003
ITALIA-POLITICA
La rivincita dei contratti part time
M.D.Fo.


Duemiladue, la rivincita del lavoro flessibile. Si potrebbe intitolare così l’analisi dei dati sull’occupazione che arrivano dal ministero del Welfare. A un 2001 in cui protagonista è stato il classico contratto a tempo pieno e indeterminato, risponde un 2002 in cui tornano a tirare l’occupazione lavori a termine e part time. Da ottobre 2001 allo stesso mese dell’anno seguente, il numero complessivo degli occupati in Italia è cresciuto dell’1,1%, passando da 21 milioni e 698mila a 21 milioni e 932mila unità. Una crescita analoga a quella fatta segnare dal 2000 al 2001, frutto, però, di dinamiche contrattuali opposte. Nel lavoro dipendente, complessivamente in crescita dell’1,8%, il totale degli occupati a tempo parziale nel 2002 è aumentato del 10%, contro appena l’1% di quelli full time. Una differenza di crescita tanto più rilevante se si pensa che nel 2001, invece, ad andare male erano stati i rapporti part time, diminuiti del 7% rispetto all’anno precedente. Al contrario, sempre nel 2001, i contratti a tempo pieno erano aumentati di quasi due punti e mezzo percentuali. E nel lavoro autonomo, in generale calo dello 0,8 per cento, la dinamica è analoga: il part time nel 2002 guadagna 5 punti (ne perdeva ben 12 l’anno precedente), contro una perdita di occupati a tempo pieno. Anche gli occupati dipendenti a termine, tra ottobre 2002 e ottobre dell’anno precedente, crescono più di quelli permanenti. Rispetto al più 6% dei primi, i contratti a tempo indeterminato vanno avanti solo dell’1,3. Quali i motivi di questa inversione di tendenza? In parte, si ritiene abbia influito il peggioramento della situazione economica tra il 2001 e il 2002. La crisi e le incertezze per il futuro hanno spinto a preferire, da parte dei datori di lavoro, formule contrattuali meno rigide e impegnative. Ma da più parti si spiega il boom del lavoro a tempo indeterminato nel 2001 con la misura del credito d’imposta per i neo-assunti, che appunto prevedeva come condizione la stipula di quel tipo di contratto. Misura fortemente ridimensionata, invece, nel corso del 2002. In termini assoluti, a fronte di 13 milioni di lavoratori a tempo pieno e indeterminato, sono più di 2 milioni e mezzo gli occupati dipendenti a termine e/o a tempo parziale. Un settore, quello del lavoro flessibile, in generale espansione, ma che vede i singoli strumenti che lo compongono attraversare momenti diversi. Il part time, come si è visto, continua a crescere dal ’98 a ritmi sostenuti, con un aumento in particolare del tipo "verticale", quello cioè che prevede lo svolgimento dell’attività lavorativa a tempo pieno limitato a periodi predeterminati della settimana, del mese o dell’anno. I contratti di lavoro interinale, invece, pur continuando a crescere, lo hanno fatto con intensità alterna. Al boom del triennio ’98-2000 è seguito un rallentamento nel corso del 2001. Tenuto conto delle giornate lavorate, si può stimare che il lavoro interinale abbia rappresentato nel ’98 poco più di 5mila posizioni lavorative a tempo pieno, salite a 22.500 nel ’99, a più di 51 mila nel 2000 e a 74.600 nell’anno successivo. Ma nel corso del 2002, secondo le stime del ministero del Welfare, la crescita sarebbe più sostenuta, almeno per il periodo marzo-giugno. Infine, è da registrare un andamento opposto e in buona parte di progressiva sostituzione, tra i contratti di formazione lavoro, in calo progressivo dal ’98 al 2001 e l’apprendistato, in crescita nello stesso periodo. Con la riforma del mercato del lavoro appena varata in Parlamento, però, entrambi questi strumenti, come le altre forme di lavoro flessibile, puntano al rilancio.