La «riscossa» degli ipermercati

28/01/2004



        Mercoledí 28 Gennaio 2004
        La «riscossa» degli ipermercati

        Inchiesta – La grande distribuzione ha messo in cantiere 900mila metri quadrati di superficie commerciale


        MILANO – Il 2004 sarà l’anno della sfida sui consumi. Enti locali permettendo, le imprese della grande distribuzione hanno messo in cantiere uno sviluppo senza precedenti di supermercati e grandi magazzini, creando così le condizioni per colmare almeno in parte il "gap" delle strutture commerciali che ancora divide l’Italia dalle altre nazioni industrializzate. «Lo sviluppo della distribuzione moderna è in moto – dice Giovanni Cobolli Gigli, presidente di Faid – nonostante sia frenato da impedimenti burocratici e amministrativi che lo rendono complesso e faticoso. È d’altra parte un cammino obbligato da parte dei gruppi distributivi per assumere le dimensioni necessarie per competere efficacemente nel mercato italiano ed europeo». «Sicuramente – aggiunge Giovanni Pomarico, presidente di Federcom – ci si muove con estrema difficoltà in un quadro scoordinato tra le regioni». Le cifre in gioco sono enormi, sia sotto il profilo finanziario che sotto quello dei metri quadrati. Secondo una analisi della Cushman & Wakefield, società internazionale di consulenza immobiliare, l’Italia ha attualmente in lista d’attesa progetti per circa 900mila metri quadrati di superficie commerciale nell’arco dei prossimi 24 mesi: in pratica, si tratta di poco meno di un sesto dell’intero ammontare – circa 6,2 milioni di metri quadrati di superficie – giudicato in cantiere nell’intera Europa (22 Paesi) di qui ai prossimi tre anni. Nell’arco dei prossimi mesi – aggiungono alla C&W – nel nostro Paese dovrebbero aprire i battenti almeno una ventina di shopping centre per un ammontare di circa 400mila metri quadrati. Si tratta di progetti per un valore che supera il miliardo di euro. A questi vanno aggiunti, almeno per quanto riguarda il settore della grande distribuzione, più di 200 supermarket di varie dimensioni che le catene a livello locale stanno già realizzando. Buona parte degli investimenti si concentra al Sud (Campania, Puglia e Sicilia) mentre una decina di progetti (a vari stadi di realizzazione), riguardano l’area di Roma, destinata a essere interessata da un boom immobiliare-commerciale senza precedenti (sull’onda dei progetti di Ikea, Leclerc, Auchan, Pam e Carrefour). Insomma si sta recuperando il tempo perduto anche se non mancano le difficoltà: per la burocrazia e i veti incrociati delle amministrazioni locali, aprire in Italia un ipermercato è ancora una corsa a ostacoli, tanto che si calcola che trascorrano almeno 10 anni tra la richiesta di apertura e l’apertura stessa. Nonostate l’avvio della riforma del settore commerciale nel ’98, infatti, lo sviluppo degli investimenti non ha avuto una marcia costante. «Gli operatori – aggiunge Pomarico – hanno dovuto confrontarsi soprattutto con il fatto che l’applicazione della riforma da parte delle Regioni è stata in controtendenza rispetto allo spirito modernizzatore del provvedimento». Qualcosa sembra comunque muoversi. Da un lato i big della distribuzione accelerano sui nuovi investimenti, dall’altro puntano su alleanze e acquisizioni. Tra il 2004 e il 2005 il gruppo Rinascente ha in programma 55 progetti di investimento. Il gruppo punta molto anche sulle intese in franchising, una leva strategica per le insegne Sma, Upim e Bricocenter. Oltre il 70% delle aperture del gruppo saranno localizzate nel Centro-Sud con prevalenza per Napoli e Roma. Gli investimenti complessivi dal grupppo sono pari a circa 800 milioni di euro per realizzare 20 grandi magazzini (Rinascente e Upim), 20 grandi superfici di bricolage (Brico e Leroy Merlin), 14 tra ipermercati e supermercati. Come sottolinea Benoit Lheureux, amministratore delegato Rinascente «siamo sempre fortemente orientati allo sviluppo, con una strategia di multiformato e la volontà di rafforzarci in ogni formula privilegiando lo sviluppo diretto ma senza trascurare le altre leve disponibili, come le acquisizioni di catene locali e gli accordi di franchising». Il gruppo Coop – dopo la chiusura della centrale acquisti Italia distribuzione e il conseguente "divorzio" da Conad – ha deciso di accelerare lo sviluppo. Nei prossimi due anni tra supermarket, ipermercati e gallerie commerciali il gruppo cooperativo (oltre 10 miliardi di giro d’affari) ha messo in cantiere investimenti massicci (circa 1,5 miliardi di euro), per realizzare una sessantina di nuove strutture di vendita, tra cui 24 ipermercati, buona parte nel Sud. Nel frattempo Coop ha siglato una intesa commerciale con il gruppo distributivo Sigma, anch’esso a base cooperativa. E Sigma rilancia sulle alleanze: in questi giorni ha siglato una intesa con 5 soci del disciolto consorzio Pick up, portando il fatturato a 2,3 milardi di euro. Il gruppo Conad (formato da cooperative di dettaglianti) ha siglato una partenship con il colosso transalpino Leclerc ed insieme stanno sviluppando una rete di ipermercati. Nell’arco di un paio d’anni dovrebbero essere realizzate 36 strutture per un investimenti intorno al miliardo di euro all’incirca. Finora è stato realizzato il 15% del programma. Sul fronte dei supermarket ci sono una cinquantina di piani in cantiere. E se il polo distributivo che fa capo a Carrefour ha in cantiere progetti per oltre 500 milioni di euro, dal canto suo il gruppo Selex (6 miliardi di fatturato globale), costituito da una ventina di realtà distributive associate, rilancia sui punti vendita di medie dimensioni. In cantiere c’è l’apertura di circa 150 nuove strutture per un investimento di 160 milioni di euro. «Il sistema distributivo si va concentrando e cresce la quota di mercato dei gruppi multinazionali, perciò il nostro Paese ha bisogno di un sistema distributivo pluralistico» commenta Riccardo Francioni, procuratore generale Selex. Sul fronte dell’ingrosso il neoamministratore delegato di Metro Italia, Mario Maiocchi, conferma l’impegno del gruppo a realizzare almeno 3-4 nuovi poli commerciali all’anno.

        VINCENZO CHIERCHIA