La ripresa non si vede, giù la produzione

14/12/2005
    mercoledì 14 dicembre 2005

      Pagina 15 – Economia & Lavoro

      La ripresa non si vede, giù la produzione

        Sacconi: le grandi imprese minacciano migliaia di licenziamenti, anche la Fiat

          di Felicia Masocco / Roma

            PRODUZIONE INDUSTRIALE A PICCO a ottobre, in calo del 2,7% rispetto a un anno prima e dello 0,9% rispetto a settembre. Una gelata in parte inattesa che brucia i germogli di ripresa che qui e lì pure erano spuntati e ipoteca la crescita del Pil di fine anno. Ancora una volta la zavorra è stato il made in Italy, abbigliamento e calzature oltre che i mobili. Sono settori che mostrano forti sintomi di sofferenza, comparti un tempo trainanti e ora lasciati a sé stessi senza diagnosi né cura. Ed è quello che sindacati e opposizione imputano al governo. Il settore tessile ha segnato un crollo del 10,6% su base annua (-7,1% nei 10 mesi del 2005) e dell’1,1% su base mensile. Per la pelletteria il calo è stato del 4,9% annuo e del 2,9% mensile: del 9,6% dall’inizio di quest’anno. Vanno male anche i mobili
            (-0,4 sul mese e -0,7 sull’anno) e i beni durevoli. Pesa il calo della domanda, i consumatori non hanno fiducia. In controtendenza è il settore auto che va via via riducendo il suo gap negativo contenendo il calo annuo a -2,2% risalendo dal 17,5% di settembre anche se nel corso del 2005 il decremento è rimasto vistoso, pari a -17,8%. Buona la performance dell’energia con +1,9% su base annua, +3,3% nel 2005 anche se flette rispetto a settembre (-1%).

              La fotografia scattata dall’Istat spiazza quegli analisti (e non soltanto loro) che anche grazie alla fiducia espressa dalle imprese avevano pronosticato la ripresa. Commenti e previsioni ieri hanno cambiato di segno fino ad allungare ombre sulla crescita pure parca del Pil che veniva data tra lo 0,2 e lo 0,3% e che ora rischia di arretrare a +0,1 invariata rispetto al 2004. A completare il quadro ci si mette l’allarme occupazione lanciato ieri dal sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi il quale ha rivelato che «la grande impresa minaccia, addirittura entro l’anno, di licenziare alcune migliaia di lavoratori». Presso il ministero ci sarebbero richieste di aziende per la «cosiddetta mobilità lunga di accompagnamento di lavoratori ultracinquantenni per 10 anni fino alla pensione, prevalentemente a carico dello Stato». E tra queste c’è anche la Fiat. Sacconi ha infatti risposto affermativamente a una domanda precisa sul Lingotto.

                Tornando all’andamento della produzione, è forte la preoccupazione dle sindacayo e dell’opposizione. «È un’autentica doccia fredda – afferma Romano Prodi – sulla speranza di ripresa che io stesso avevo coltivato». Dello stesso tenore il commento di Pierluigi Bersani, della segreteria Ds: «Con i dati di ottobre ci siamo purtroppo bruciati tutta la “ripresina” del secondo trimestre e siamo tornati agli andamenti di gennaio». «Siamo giunti al quarto anno di recessione nella produzione industriale senza che nemmeno si sia riusciti a mettere a fuoco il problema». Anche la Cisl con Giorgio Santini dice che «il governo non ha un’idea di quali siano le priorità e le urgenze del Paese». «I barlumi di ripresa che ci avevano aperto il cuore sono morti in culla, grazie alla non azione irresponsabile e perversa di un esecutivo occupato solo a salvare se stesso», aggiunge per la Cgil Marigia Maulucci. E il collega della Uil, Paolo Pirani molto pragmaticamente osserva che «l’industria produce sempre meno perché la gente compra sempre meno».