la Rinascente toglie lo sgabello alle commesse

01/09/2005
    domenica 31 luglio 2005

      pagina 16

        Padroni moderni: la Rinascente
        toglie lo sgabello alle commesse

          I nuovi proprietari (Pirelli e Borletti) dicono che le lavoratrici non si possono più sedere: «Non sta bene esteticamente»

          di Giampiero Rossi / Milano

            C’ERA UNA VOLTA «La Rinascente di piazza Duomo ha una storia gloriosa…». Inizia così la lettera aperta che le lavoratrici (sono in
            stragrande maggioranza donne i dipendenti dle gruppo) e i lavoratori dello storico grande magazzino che si affaccia su piazza Duomo a Milano hanno indirizzato al proprio amministratore delegato. Si tratta dell’ennesima iniziativa nell’ambito di una battaglia sindacale molto dura, in atto da ormai oltre un anno. Perché alla Rinascente sono cambiate tante cose. Soprattutto stanno scomparendo i diritti. Un’erosione scientifica, pianificata dalla nuova proprietà (che comprende, tra gli altri, Pirelli Real Estate e Borletti), che colpisce indistintamente i diritti sindacali e quelli conquistati da tempo per le molte mamme-lavoratrici. E che si spinge, addirittura, a negare alle commesse uno sgabello su cui sedere nei pochi momenti in cui ciò è possibile, tra un cliente e l’altro o dopo aver riordinato uno scaffale. Niente sgabello: «Non è bello esteticamente», dice l’azienda; tutte in piedi, come i cavalli, dunque. per otto ore.

              Per questo, dopo aver indetto scioperi e manifestazioni anche molto colorite proprio sotto il porticato della galleria Vittorio Emanuele, davanti alle vetrine del negozio, ora si rivolgono direttamente al “capo”. «Abbiamo condiviso sempre con l’azienda l’organizzazione del lavoro e gli orari cercando insieme le soluzioni migliori che le varie fasi storiche richiedevano – ricordano le lavoratrici all’amministratore delegato – con l’azienda abbiamo sempre concordato anche le tutele sociali per le lavoratrici e per i lavoratori, ma anche il problema dei furti, la mensa, le uscite di sicurezza, il rispetto dei vari contratti dei lavoratori dei box sempre tutelati in questa filiale… Insomma abbiamo sempre avuto un atteggiamento precursore e collaborativo nel rispetto delle reciproche necessità».

                Ma adesso le cose sono cambiate. In peggio: «Da più di un anno ci troviamo di fronte all’ennesimo cambiamento aziendale, dove le tutele sociali sono state azzerate. Stiamo vivendo delle situazioni pesanti in un clima di arroganza, villania e pressappochismo di cui non capiamo né le motivazioni né l’utilità aziendale. Riteniamo nostro diritto ribadire che, prima di essere lavoratrici e lavoratori “noi siamo delle persone” e come tali vogliamo essere riconosciuti, il rispetto e la tutela ci sono dovuti – tuonano nella loro missiva – stiamo assistendo al tentativo di mortificare le professionalità spostando (per brevissimo tempo) le persone da un piano all’altro solo per sancire il diritto del management al bieco comando».

                  Quindi concludono senza giri di parole: «Per noi il modo attuale di gestire la filiale non è soddisfacente, dove le persone sentono di non avere né valori né diritti, dove non si previene ma si aspetta l’eventuale errore per sanzionare, Per noi tutto questo è ingiusto e inaccettabile. Pertanto Le chiediamo, anzi confidiamo in Lei, affinché questo tipo di gestione cambi. Ci piacerebbe molto tornare ad essere la grande Rinascente di un tempo ed essere contenti ed orgogliosi di lavorare in un’azienda con l’anima.