La Rinascente, commerci e sogni di un secolo

13/09/2004


            domenica 12 settembre 2004
            grandi magazzini

            La Rinascente, commerci e sogni di un secolo

            Oreste Pivetta

            Gianluigi Gabetti, il presidente di Ifil, l’aveva annunciato un anno fa: «Liberarsi della zavorra di debiti per diventare un’entità dinamica, che fa nuovi investimenti e può finanziarli con risorse proprie». E, tanto per chiarire che cosa intendesse per zavorra, aveva spiegato che l’unica partecipazione “istituzionale”, cioè obbligata per ora, era quella in Fiat. Tutto il resto si poteva vendere. Per un valore stimato oggi su circa tre miliardi di euro. Compresa ovviamente Rinascente, dall’altro giorno sul mercato, stima imprecisa: un miliardo e mezzo l’alimentare più il tessile che conta in attivo alcuni immobili storici nelle grandi città italiane (a proposito di immobili, altri mattoni e marmi in vendita sono quelli di Palazzo Grassi a Venezia).

            La Rinascente della nostra immaginazione consumistica è per forza quella di Milano, fianco al Duomo, celebre luogo multipiano di vendite, ma anche di rumorosi scontri finanziari e persino di minirivolte etiche (sotto Natale, contro la corsa arrogante agli acquisti). Ma il gruppo La Rinascente, che deve il suo nome a un’invenzione modernista d’inizio secolo di Gabriele D’Annunzio, vale molto di più. Divisa a metà tra l’Ifil e i francesi dell’Auchan, conta supermercati come Sma, Auchan, Cityper, i Bricocenter, i magazzini Upim e Rinascente, trentamila dipendenti, quasi duemila punti di vendita, incassi per oltre sei miliardi di euro (l’anno scorso), una crescita nel primo semestre del 2004 pari al 4,7 per cento, «un asset, tra quelli in portafoglio – come dicono all’Ifil – che presenta le condizioni ottimali sotto il profilo della valorizzazione». Si può vendere, insomma, con un buon risultato.

            La storia della Rinascente è centenaria, iniziata in un piccolo negozio di sei metri quadri, dietro piazza del Duomo a Milano, per merito di un venditore ambulante, figlio di un sarto di campagna, salito in città dal Lodigiano, che alla fine dell’Ottocento aveva intuito quanta prosperità avrebbe potuto raggiungere il commercio degli abiti confezionati. Il piccolo commerciante diventato uno dei principi della grande distribuzione (come, in Europa, Aristide Boucicaut, Gordon Selfridge, Emile Bernheim) si chiamava Ferdinando Bocconi. A lui Milano deve molto: anche i soldi che consentirono l’apertura della sua prima scuola di commercio, l’Università Bocconi. Ferdinando Bocconi, all’inaugurazione della sua università, nel 1902, era già un personaggio affermato, di spicco nel mondo di industriali, banchieri, finanzieri che illuminavano Milano: la grande borghesia che avrebbe segnato un secolo di storia, il cui percorso si doveva chiudere proprio in questi ultimi decenni: Pirelli, Falck, Breda, Jucker, Stucchi, Tosi… La prima città industriale d’Italia nacque grazie a loro. Bocconi aveva già aperto i suoi magazzini in altre città: Roma (nel 1870), Torino, Trieste, Genova, Palermo. In Milano la sede era ancora a Porta Nuova, centrale, ma non abbastanza: non era ancora la vetrina nel cuore della città. Nel 1875, il marchese Alessandro Florio aveva deciso di costruire un albergo (l’Hotel Confortable), proprio a fianco della cattedrale e della Galleria Vittorio Emanuele, al centro dello struscio milanese. L’hotel non sarebbe mai stato aperto. Bocconi lo affittò per trasformarlo nel suo prestigioso magazzino, “Alle città d’Italia”.

            Questa fu la prima tappa. Ferdinando Bocconi morì nel 1908. Nove anni dopo, in mezzo la “grande guerra”, i magazzini finirono nelle mani del senatore Borletti. Fu lui con D’Annunzio a scegliere quel nome, La Rinascente. Con poca fortuna all’inizio: venti giorni dopo l’inaugurazione, il 7 dicembre 1918, vennero devastati da un incendio. Si riprese, dopo i restauri, nel 1921. La vera novità fu, nel 1928, la nascita dell’Upim, la versione popolare. La Rinascente di piazza del Duomo subì le bombe. Distrutta venne ricostruita nello stile modernista che indignò molti milanese per l’azzardo: non piaceva quel parallelepipedo liscio accanto alle guglie del Duomo e ai movimenti ottocenteschi e neoclassici degli altri palazzi (dimenticando ovviamente i marmi imperiali dell’Arengario fascista sul lato di fronte della piazza). Ormai la strada era segnata: la Rinascente leader di un gruppo che nel 1950 contava cinquanta magazzini Upim, nel 1961 apriva il primo Sma, nel 1970 le prime Città Mercato, nel 1983 i primi Bricocenter, passaggi e successi segnati da vari riassetti societari. Nel 1997 è il primo accordo tra Ifil e Auchan. Sono nomi e date che dicono dell’evoluzione del commercio in Italia, ma anche di un costume universale e di una rivoluzione dettata dai consumi di massa, scandita dai tempi dei nuovi sogni del cliente medio.