La rimonta dell’occupazione

28/03/2001



Mercoledì 28 Marzo 2001

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Istat: tasso di disoccupazione al 9,9% – Si rafforza la presenza femminile
Lavoro, 656mila in più
Al Sud la crescita maggiore (+3,7%) Mix di posti stabili e a tempo
D’Amato: nuova concertazione senza tabù
ROMA L’occupazione avanza e il tasso di disoccupazione scende al 9,9 per cento. Sono questi i dati resi noti ieri dall’Istat che mostrano una crescita, in un anno, di 656mila occupati rispetto al gennaio 2000: un progresso composto da un mix di assunzioni stabili, contratti flessibili e lavoratori indipendenti. Dalla rilevazione emerge uno scatto in avanti dei contratti a tempo indeterminato con 370mila posti, il più massiccio ingresso nel mercato del lavoro delle donne e lo sprint del Mezzogiorno. Al Sud, infatti, gli occupati sono cresciuti del 3,7% e il tasso di disoccupazione è sceso dal 22% al 20,3 per cento. Il Governo parla di «risultati straordinari» e sottolinea che il tasso di disoccupazione è ormai a una cifra. «È una buona notizia di cui tutte le parti politiche dovrebbero prendere atto», ha commentato il premier, Giuliano Amato. Più cauto il presidente di Confindustria, Antonio D’Amato: «Quanti posti di lavoro avremmo creato se avessimo fatto tutte le riforme e introdotto più flessibilità?». Positivi, invece, i commenti della Cgil. E sul dialogo sociale D’Amato rilancia l’esigenza di una «concertazione senza tabù» trovando consensi in Cisl e Uil

Servizi a pag.9

La rimonta dell’occupazione

Elio Pagnotta

ROMA Uno sprint che non si vedeva da tempo. Il mercato del lavoro sorprende e, dal gennaio 2000 allo stesso mese di quest’anno, mette a segno un aumento di occupati di 656mila unità e un calo della disoccupazione che dal ’93 non era mai scesa così in basso. Una performance inattesa che questa volta ha trovato un suo equilibrio tra flessibilità, lavoro indeterminato a tempo pieno e lavoratori indipendenti.
Un mix di formule contrattuali che vede al primo posto 370mila assunti stabilmente ma anche 128mila lavoratori atipici (contratti di interinale, tempo determinato, part-time) e 157mila indipendenti. Numeri che, nonostante confermino il ruolo giocato dalla flessibilità e dal lavoro indipendente, mostrano anche i maggiori progressi dell’occupazione stabile rispetto agli anni precedenti in cui il lavoro atipico aveva trainato per almeno due terzi la crescita di occupati.
I dati, fotografati dall’indagine trimestrale Istat sulle forze lavoro, indicano che l’occupazione ha fatto registrare nello scorso gennaio un avanzamento del 3,2% rispetto al gennaio 2000, il più elevato da sempre, portando il totale degli occupati a 21 milioni e 273mila. E a rafforzare la valenza positiva di questa crescita c’è la nuova, forte flessione della disoccupazione: il tasso destagionalizzato si abbassa al 9,9% ed è l’ottavo calo consecutivo e il più forte in assoluto visto che un numero di disoccupati più basso non si verificava in Italia dal luglio del 1993. E non basta: segnali positivi continuano ad arrivare anche dal Mezzogiorno, dove l’occupazione è riuscita a mettere segno una nuova crescita (+3,7%) e i senza lavoro sono diminuiti del 7,3 per cento.
Decisivo come al solito il supporto dei servizi (+3,7%), dove prosegue inarrestabile la tendenza positiva avviatasi all’inizio del 1998 grazie all’apporto dei comparti dei servizi alle imprese e alle famiglie. Ma buone notizie arrivano anche dall’industria in senso stretto, che ha incassato su base annua una crescita di 76mila addetti (+1,5%). Senza soste invece il trend ascendente delle costruzioni (+86mila unità, +5,5%). Ancora un buon risultato infine per l’agricoltura (+14mila unità, +1,3%), che ora però potrebbe accusare i contraccolpi di mucca pazza. Da sottolineare anche che a salire in gennaio sono state tanto l’occupazione dipendente (+498mila unità, +3,4%) quanto quella indipendente (+157mila unità, +2,7%), tanto la componente maschile (+270mila unità, +2,1%) quanto, e con più forza, quella femminile (+386mila unità, +5,1%).
Le persone in cerca di lavoro sono diminuite di 268mila unità (-10,1%), un calo record che ha fatto scendere il tasso di disoccupazione al 10,1% (contro l’11,4% del gennaio 2000). Se si prende come punto di riferimento il dato destagionalizzato, il tasso di disoccupazione al 9,9% si porta sempre più vicino a quelli di Francia (9% in gennaio) e Germania (9,3% in febbraio). I senza lavoro sono il 7,8% tra gli uomini e il 13,7% tra le donne. Continua a diminuire, e con maggiore intensità per giunta, la disoccupazione giovanile, che si è abbassata fino al 29,2%, il tasso più basso dal 1992 ad oggi. E si alleggerisce anche (pur restando forse il problema più grave) la disoccupazione di lunga durata (persone in cerca di lavoro da oltre dodici mesi), con un tasso che si riduce dal 6,7% al 6,2 per cento.
Del buon andamento complessivo dell’occupazione continua ad avvantaggiarsi il Mezzogiorno. Sotto il profilo tendenziale, e quindi tra il gennaio 2000 e il gennaio 2001, il tasso di disoccupazione al Sud è sceso dal 22,1% al 20,3% (e sono 120mila disoccupati in meno). Un miglioramento si è verificato anche nelle regioni settentrionali (il tasso è sceso dal 5,2% al 4,2%) e centrali (dal 9,1% all’8%). Il Sud beneficia contemporaneamente di un buon aumento dell’occupazione, che toccando i 6 milioni e 3mila unità sale del 3,7 per cento. Decisa anche la crescita dell’occupazione nell’Italia settentrionale (+2,7%) e nelle regioni centrali (+3,6%). Dei 2 milioni e 379mila disoccupati, il minimo dal luglio 1993, 869mila sono disoccupati in senso stretto (-12%), cioè coloro che hanno perduto la precedente occupazione, 983mila sono persone in cerca di prima occupazione (-7,9%) e 527mila "altre persone in cerca di lavoro" (-11%).

Mercoledì 28 Marzo 2001