«La riforma pensioni con le parti sociali»

13/01/2003



Sabato 11 Gennaio 2003
ITALIA-POLITICA
«La riforma pensioni con le parti sociali»

Previdenza – Fini apre al confronto: «Lo prevede il Patto per l’Italia» – Ma la Cgil ribadisce l’indisponibilità a un nuovo intervento


ROMA – Delle pensioni «si è cominciato a discutere e ne discuteremo», ma la questione va affrontata con le parti sociali. Il vicepremier Gianfranco Fini considera prioritario il confronto con Confindustria e sindacati per intervenire sulla previdenza. E, non a caso, ricorda che «con il Patto per l’Italia abbiamo esplicitato che le riforme si devono fare con il dialogo delle parti sociali, non prescindendo dal confronto». Quanto al ricorso a nuovi super-bonus per favorire l’innalzamento dell’età pensionabile, il vicepremier afferma: «gli incentivi sono già previsti nella delega, discutiamo se usarli ulteriormente, se no il Parlamento che ci sta a fare?». Ma all’apertura di Fini la Cgil risponde con un secca chiusura. «Non siamo disponibili a mettere mano a una riforma delle pensioni», dice a chiare lettere Guglielmo Epifani. Che ribadisce il «no» all’innalzamento obbligatorio dell’età pensionabile («deve essere una libera scelta del lavoratore»), alla destinazione automatica del Tfr ai fondi pensione, alla decontribuzione. E, di fatto, anche ai super incentivi: «Se si incentiva troppo si corre il rischio di provare anche a disincentivare tornando così alla proposta di Berlusconi del ’94». Sulla polemica, ancora viva, tra Cgil e Ds Epifani si limita ad affermare: «Non ho capito bene quello che ha detto Fassino». Dichiarazioni, quelle del leader della Cgil, che inducono la segreteria della Quercia a sostenere che «il segretario dei Ds non ha proposto nulla di diverso da ciò che ha detto Epifani». Ma, a differenza della posizione rigida della Cgil, quella di Fassino, favorevole a incentivare l’innalzamento dell’età pensionabile, sembrava avere il sapore di una mezza apertura. Che la responsabile Welfare dei Ds, Livia Turco, sostanzialmente sembra confermare: la nostra proposta è di completare la riforma Dini incentivando il prolungamento dell’attività lavorativa e la previdenza integrativa. Dalla Cgil invece arriva un no a qualsiasi intervento. Ma anche all’interno del sindacato di Corso Italia non mancano i distinguo. «È ora di smetterla di strillare se un dirigente di partito parla di pensioni, i problemi sono di merito», afferma Aldo Moretti, presidente del patronato Inca-Cgil. Che aggiunge: «Sulla possibilità di incentivi per rinviare l’età pensionabile, la scelta può essere lasciata al lavoratore». E lancia una frecciata a Cgil, Cisl e Uil: «A causa della litigiosità presente non sono in grado di mettere a punto una piattaforma unitaria sulla previdenza». Ma la segretaria dello Spi-Cgil, Betty Leone, non è affatto d’accordo sulla riapertura di una discussione sull’innalzamento dell’età pensionabile. E definisce «inaccettabili» le dichiarazioni rilasciate in questi giorni dal ministro Roberto Maroni sulla riforma delle pensioni. Lo Spi-Cgil ha, tra l’altro, presentato uno studio dal quale emerge che in Italia il 27,3% dell’economia relativa ai servizi di assistenza per gli anziani «è sommersa». Anche Morena Piccinini, segretario confederale della Cgil, attacca Maroni: «Pensa più ai disincentivi che agli incentivi». Più disponibile al dialogo è il leader della Uil, Luigi Angeletti. Che però ribadisce: «Il sistema previdenziale è in equilibrio, non c’è bisogno di nessuna radicale trasformazione». Secondo Angeletti, occorre «rassicurare i lavoratori, che non debbono temere ulteriori penalizzazioni, dando incentivi veri perché una parte importante di persone decida liberamente di restare la lavoro». La Uil, come la Cisl è comunque pronta a sedersi al tavolo. Che, secondo quando annunciato da Maroni, dovrebbe esser avviato la prossima settimana. Secondo Pierluigi Castagnetti (Margherita) dialogare con i sindacati sulle pensioni non è sufficiente: il Governo dovrebbe «ripristinare il metodo della concertazione». Il Governo però è intenzionato ad andare avanti e a mettere sul tappeto una modifica alla delega-Maroni finalizzata a introdurre un super-bonus del 33% per favorire la permanenza al lavoro.
MARCO ROGARI