La riforma fiscale «prenota» il Dpef

10/05/2002





Il Ddl delega sarà all’esame del Senato dopo le amministrative e tornerà alla Camera per l’approvazione definitiva prima dell’estate
La riforma fiscale «prenota» il Dpef
Nel Documento i tempi di attuazione – Interventi al via con la Finanziaria
ROMA – Spetterà al prossimo Dpef, che il Governo presenterà entro il 30 giugno, il compito di indicare lo scenario macroeconomico e fissare il timing annuale di attuazione della riforma. Alla legge finanziaria, che verrà presentata in Parlamento alla fine di settembre insieme ai documenti di bilancio – tra cui uno o più "collegati" – quello di definire i primi interventi, che cominceranno a dispiegare i loro effetti a partire dal 1° gennaio 2003. Tra questi, con ogni probabilità, l’avvio della trasformazione delle detrazioni in deduzioni, a beneficio dei redditi medio-bassi; un primo intervento sulle aliquote; l’individuazione della «no tax area»; l’avvio della riduzione dell’aliquota Irpeg, in direzione del 33% atteso per fine legislatura; l’abolizione del costo del lavoro dal calcolo della base imponibile dell’Irap. In contemporanea, partiranno i decreti legislativi che renderanno operativa la delega, e che dovranno essere sottoposti all’esame delle competenti commissioni parlamentari per il parere. Anche in questo caso, l’approvazione dovrebbe intervenire prima della fine dell’anno. È questo lo scenario di massima che si prospetta per il disegno di legge delega che riforma il sistema fiscale, approvato due giorni fa dall’Aula della Camera. Dopo le elezioni amministrative del 26 maggio comincerà a occuparsene la commissione Finanze del Senato. Si punta a chiudere questo secondo passaggio parlamentare, con il voto da parte dell’Aula prima della pausa estiva. Poi sarà necessario un ulteriore passaggio alla Camera che dovrà ratificare le ulteriori modifiche che verranno introdotte dal Senato. Appare infatti chiaro fin d’ora che, trattandosi di una riforma di rilievo, i senatori non si limiteranno a un esame formale, ma proporranno correttivi, anche con riferimento all’esito dei «tavoli tecnici» aperti con i sindacati. Potrebbe essere rivista la norma introdotta dalla Camera per due soli voti di scarto che reintroduce il principio della responsabilità degli amministratori delle società per le violazioni fiscali commesse anche attraverso comportamenti elusivi. Pur mantenendo inalterato l’impianto della riforma, la commissione Finanze potrebbe poi intervenire nuovamente sull’articolo 3, vale a dire sul capitolo dell’Irpef. Lo lascia intendere il presidente della Commissione, Riccardo Pedrizzi: «Occorre uno sforzo maggiore per la famiglia. La versione approvata dalla Camera non si muove in direzione dell’introduzione del meccanismo del quoziente familiare». Pedrizzi si riferisce in particolare alla deduzione dall’imponibile «del minimo vitale necessario al mantenimento e all’educazione di ogni figlio». La modifica si rende necessaria perché il passaggio delle detrazioni in deduzioni, «in sè apprezzabile, rimane legato al reddito e la riforma, anziché attuare un pari riconoscimento fiscale dei carichi familiari, punta a garantire la progressività con le deduzioni». La soluzione potrebbe consistere nel concedere una deduzione della stessa entità per tutti i figli, indipendentemente dal reddito del contribuente. Secondo quanto ha annunciato ieri il sottosegretario all’Economia, Daniele Molgora, nel corso dell’esame in Senato potrebbe altresì essere introdotto un emendamento per trasformare il canone Rai in un tributo a gestione regionale (si veda il servizio a pag. 11). Le possibili modifiche al testo varato dalla Camera saranno comunque oggetto nei prossimi giorni di un confronto tra Governo e maggioranza al Senato. Anche in questo secondo passaggio parlamentare si preannuncia in ogni caso battaglia, poiché l’opposizione, che alla Camera è uscita dall’Aula al momento del voto finale, contesta radicalmente la riforma fiscale del Governo. Costerà 50 miliardi di euro, secondo i calcoli forniti dai principali esponenti dell’opposizione a Montecitorio. La riforma – ha ribadito il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti – sarà attuata attraverso una serie di moduli progressivi. Spetterà alla prossime leggi finanziarie individuare l’ammontare delle risorse che man mano si renderanno disponibili. E ieri, il vice ministro dell’Economia, Mario Baldassarri, ha confermato che uno dei capitoli in cui si articolerà il Dpef riguarderà appunto la riforma fiscale. Tremonti ha sottolineato a più riprese che la novità di questa riforma è di essere composta da una parte ordinamentale, oggetto specifico della delega chiesta al Parlamento, e da una parte sostanziale, la cui attuazione è demandata appunto ai successivi documenti di bilancio, oltre che naturalmente ai decreti legislativi. Trattandosi di una riforma di ampia portata, saranno necessari, con ogni probabilità, ritocchi successivi, come avvenne peraltro nella scorsa legislatura, quando alla commissione parlamentare dei Trenta affluirono tutti i successivi decreti che a vario titolo facevano riferimento all’originaria delega concessa dal Parlamento.

Dino Pesole
Venerdí 10 Maggio 2002