La riforma: Età, scatta l´aumento graduale

23/07/2007
    sabato 21 luglio 2007

    Pagina 6 – Economia

      la riforma

      Età, scatta l´aumento graduale
      non meno di 61 anni dal 2013

        Sospesi gli aumenti per chi ha più di 3.500 euro mensili

          Chi matura 40 anni di contributi potrà lasciare utilizzando quattro finestre ogni anno
          Se la copertura non basterà, rincareranno i contributi. Coefficienti congelati fino al 2010
          Gli autonomi lavoreranno un anno in più. Un costo di 10 miliardi in dieci anni.
          Prevista anche la detassazione dei premi di produzione e degli straordinari

            LUISA GRION

            ROMA – Dallo scalone agli scalini: l´accordo per modificare la riforma delle pensioni varata dal precedente governo è cosa fatta. Niente scatti di tre anni in una sola notte (come prevedeva la versione di Maroni che alzava in un unico passaggio – a partire dal 2008 – l´età pensionabile dai 57 anni attuali ai 60, con 35 anni di contributi), ma una salita graduale che comunque alzerà i requisiti anagrafici per aver accesso alla pensione d´anzianità fino a 61 anni (a partire dal 2013).

            A quel tetto, appunto, si arriverà per tappe. La prima scatterà il prossimo anno, nel 2008, quando per poter andare in pensione il lavoratore dovrà avere almeno 58 anni di età e 35 di contributi. Un anno e mezzo più tardi (luglio 2009) gli anni di età richiesti saranno 59 e – sommati agli anni di contributi versati – dovranno garantire «quota 95» (quindi 59 anni di età più 36 di contributi o 60 più 35). Dal gennaio 2011 la parte anagrafica aumenterà ancora: il lavoratore dovrà avere almeno 60 d´età, e raggiungere «quota 96» (quindi 60 più 36 di contributi o 61 più 35). Due anni dopo, gennaio 2013, arriveremo infine al tetto minimo dei 61 anni anagrafici per una quota che lieviterà a «97» (61 di 36 di contributi o 62 più 35).

            Un mix che, per quanto riguarda i lavoratori autonomi, dovrà aumentare di volta a volta di un ulteriore anno, sia per l´età anagrafica richiesta che per le annualità di contributi versate, e che non riguarderà – invece – i lavoratori usuranti.

            Secondo il governo tale platea è composta da 1,4 milioni di persone cui viene riconosciuto lo svolgimento di mansioni particolarmente faticose e che saranno quindi escluse da quote e innalzamenti: per loro il mix minimo resterà 57 più 35. Il mantenimento delle vecchie regole sarà garantito alle professioni considerate in un elenco varato dall´allora ministro Salvi nel 1999, cui andranno ad aggiungersi i lavori su tre turni e quelli legati ad attività vincolate, come le catene di montaggio, più i conducenti dei mezzi pubblici. Il governo prevede che le uscite «usuranti» possano essere circa 5 mila l´anno: la maggiore tutela sarà garantita a chi ha svolto tali mansioni «per almeno la metà del periodo di lavoro complessivo o in almeno 7 degli ultimi 10 anni di attività lavorativa».

            Resta salva – anche se durante le trattative il governo aveva proposto di alzarla di un anno – l´età delle donne: per aver accesso alle pensione di vecchiaia basteranno, come ora, i 60 anni di età anagrafica. Potrebbe essere però prevista l´introduzione di finestre per l´uscita verso la vecchiaia (il che si tradurrebbe in qualche mese di ritardo nell´uscita dal lavoro). Sempre a proposito di finestre, chi ha già versato 40 anni di contributi – e potrà quindi andare in pensione indipendentemente dall´età anagrafica – potrà contare su quattro date d´uscita, non due come prevedeva la riforma Maroni.

            Per quanto riguarda i coefficienti di trasformazione (da rivedere per adeguare i trattamenti pensionistici alle maggiori prospettive di vita), la difficile partita sarà discussa in una Commissione ad hoc: una decisione dovrà essere comunque presa entro il 2008 e i nuovi parametri saranno applicati dal 2010.

            Quanto ai fondi, così come è stata concordata con i sindacati e approvata dal Consiglio dei ministri l´accordo sulla previdenza costerà 10 miliardi in 10 anni: 7,1 per la revisione dello scalone e 2,9 per il fondo lavori usuranti. Le fonti di copertura saranno trovate nella riorganizzazione degli enti di previdenza (3,5 miliardi in dieci anni), nell´aumento delle aliquote contributive per i lavoratori parasubordinati (3,6 miliardi), nell´aumento delle aliquote dei parasubordinati non esclusivi (0,8 miliardi), nella sospensione per un anno dell´indicizzazione per le pensioni superiori a otto volte il minimo (1,4 miliardi) e nell´armonizzazione dei fondi speciali (0,7 miliardi).