«La riforma è un nostro dovere»

29/03/2002





Art. 18 – Berlusconi: le norme sui licenziamenti vanno cambiate, possibilmente attraverso l’intesa con le parti
«La riforma è un nostro dovere»

«Simpatia coi sindacati, ma i dati Istat ci danno ragione» – Treu: gli occupati aumentano per merito dell’Ulivo

ROMA – Ancora toni distesi, invito al dialogo, espressioni di «simpatia e addirittura di cordialità». Il sindacato è stato anche ieri uno degli argomenti principali trattati dal premier, Silvio Berlusconi, durante la conferenza stampa che si è svolta a Palazzo Chigi. Il presidente del Consiglio continua a ricucire il rapporto con Cgil, Cisl e Uil chiedendo esplicitamente un ritorno al dialogo per riformare insieme il mercato del lavoro. «È l’Europa che lo chiede», ha detto Berlusconi, augurandosi «una partecipazione e collaborazione delle parti sociali con cui i rapporti umani sono sempre stati coltivati fino alla simpatia e, certe volte, anche alla cordialità spinta». Non ci sono però novità sul merito, anche se i toni sono mutati e dallo scontro si è passati al disgelo. Le modifiche all’articolo 18 restano quindi un obiettivo del Governo, così come la riforma degli ammortizzatori sociali è il tavolo su cui riagganciare il sindacato. Resta l’incognita delle risorse ma in sede di definizione del Dpef c’è l’impegno di vari esponenti dell’Esecutivo di reperire fondi aggiuntivi. Sarà questa la carta da giocare all’indomani dello sciopero generale di Cgil, Cisl e Uil proclamato per protestare contro le modifiche alla legge sui licenziamenti. «Ho un obiettivo preciso che non può essere cambiato e, cioè, fare le riforme perché è un impegno preso nell’interesse del Paese, nei confronti dei cittadini e degli elettori. Perché io rappresento, come presidente del Consiglio, tutti i cittadini». Così il premier ha spiegato le ragioni della linea dura sui licenziamenti. E di sciopero e del rapporto con i sindacati questa volta non si è parlato al Consiglio dei ministri che si è svolto ieri. Dopo settimane in cui il tema è stato uno degli argomenti principali di dibattito, ieri si è preferito rinviare tutto a dopo Pasqua. A dirlo è stato il ministro per le Politiche Agricole, Gianni Alemanno, uno degli esponenti del Governo che più spesso ha sollecitato una discussione all’interno della maggioranza. «Tra l’altro – ha precisato Alemanno – il ministro Maroni è malato. E comunque di sciopero non se n’è parlato, l’argomento non è stato minimamente toccato». Le tensioni e il conflitto sociale saranno invece uno dei temi caldi del congresso di An che si svolgerà nei prossimi giorni. Resta il buon risultato rilevato dall’Istat sull’occupazione (371mila nuovi posti di lavoro dal gennaio 2001). «Un segnale positivo», come ha detto Berlusconi, che «induce a continuare nella volontà di cambiamento. Il silenzio dei sindacati? È comprensibile che oggi non ritengano opportuno levare grida di gioia». Si levano critiche invece dall’opposizione. «La settimana scorsa c’è stata la strumentalizzazione della morte del professor Biagi con le accuse irresponsabili al sindacato; ora c’è l’appropriazione indebita degli ottimi risultati in tema di occupazione resi noti dall’Istat», ha commentato polemicamente l’ex-ministro del Lavoro, Tiziano Treu, oggi senatore della Margherita. «Questi risultati – ha spiegato Treu – sono l’effetto dei provvedimenti di riforma presi dai governi di Centro-sinistra a partire dal ’97. Non possono essere attribuiti a questo Governo che non ha fatto niente per il lavoro salvo annunci vuoti e provocazioni negative per lo sviluppo dell’economia e dell’occupazione». Il progetto dell’Ulivo di un nuovo Statuto dei lavori è la "conclusione" di questo percorso di riforme attuato dal Centro-sinistra. «I dati dell’Istat dimostrano che è assurdo lo scontro provocato dal Governo sull’articolo 18 e che il lavoro si crea anche senza cambiare l’articolo 18. Rilanciamo quindi la concertazione sui temi veramente importanti come gli ammortizzatori sociali, la formazione continua, i servizi e gli incentivi all’occupazione. Rilanciamo cioè i temi dello Statuto dei lavori». Anche il leader dei Ds, Piero Fassino, in un’intervista a "Panorama", chiede al Governo di cambiare rotta sul dialogo sociale. «Tutti insieme, maggioranza e opposizione possiamo combattere il terrorismo», ma per sfilare fianco a fianco «ci vuole una condizione minima: che cessino le aggressioni verbali del Centro-destra contro il sindacato e contro di noi». Ma già il premier, al termine della conferenza stampa di ieri, si era appellato alla cioccolata dell’uovo pasquale perché «addolcisca e renda tutti più buoni».
Lina Palmerini

Venerdí 29 Marzo 2002