La riforma e il dialogo «oltre» l’articolo 18 – di Stefano Folli

24/05/2002

24 maggio 2002

Il punto

La riforma e il dialogo «oltre» l’articolo 18

di STEFANO FOLLI

      Dall’assemblea della Confindustria allo studio di Porta a Porta , le riforme sono state il filo conduttore della giornata di Berlusconi. Le riforme: non quello che il governo ha fatto finora, poco o tanto che sia, ma quello che promette di fare nel prossimo futuro. In altri termini, non esiste solo la politica estera. E’ sul piano di modernizzazione del Paese che si deciderà il destino del centrodestra. «Non ci bastano le riforme annunciate» aveva detto in mattinata il presidente della Confindustria. Non proprio una critica al governo, quanto un richiamo al «fare presto», all’esigenza di non disperdere la tensione positiva che aveva accompagnato un anno fa la vittoria della Casa delle Libertà. Le riforme non si possono solo promettere. Vanno realizzate senza permettere al fronte dei conservatori di riorganizzarsi. In definitiva D’Amato non ha detto che il primo anno di Berlusconi è stato un anno perso. Tuttavia il messaggio della Confindustria è chiaro: da Berlusconi ci si attende qualche risultato concreto.
      Tra dodici mesi la benevolenza, o meglio la sintonia tra governo e industriali che l’assemblea di ieri ha confermato, sarà sottoposta a una più seria verifica. E se il progetto riformatore di Palazzo Chigi non avrà compiuto evidenti passi avanti, si può prevedere che il clima sarà meno comprensivo di oggi.
      S’intende che c’è anche un certo gioco delle parti: da un lato gli industriali incalzano, dall’altro il governo chiede tempo perché le cose da fare sono tante e gli ostacoli innumerevoli («un lavoro della Madonna», motteggia Berlusconi in milanese). Sergio Cofferati si limita a vedere il solito «collateralismo» della Confindustria rispetto all’esecutivo. Ma forse stavolta non è così semplice, perché la giornata ha portato diverse novità.
      Se il problema è che le riforme sono «nell’interesse di tutti», come dice D’Amato e come è pure l’opinione di Berlusconi, allora bisogna aprir loro la strada. Creare le condizioni di un nuovo slancio. Come? Con il «rigore» del programma, ma senza alimentare lacerazioni sociali. Torna d’attualità il termine «dialogo», che può essere una scatola vuota, ma può invece racchiudere una proposta.
      In questo caso il problema è ritrovare un rapporto costruttivo con i sindacati. Tutti i sindacati, ovviamente, compresa la Cgil. E D’Amato intende il «dialogo» anche come garanzia che non c’è o non c’è più la volontà di dividere le organizzazioni sindacali. L’obiettivo resta quello di uscire dal pantano in cui ci si è cacciati con l’articolo 18. Naturalmente la Confindustria non vuole lo «stralcio» della fatidica norma, ma accetta di allargare la trattativa fin dove necessario.
      Berlusconi e il governo sembrano invece pronti a fare un passo in più. La nuova parola d’ordine del centrodestra è «andare oltre l’articolo 18». Anche in questo caso non si parla formalmente di stralcio. Ma ci sono vari modi di liberarsi della zavorra. Uno consiste nel diluirla nel mare dei lavori parlamentari, avviando al tempo stesso un negoziato a largo raggio con i sindacati sui temi del lavoro. Di sicuro Berlusconi «non esclude» la revisione della norma. Il tempo dell’intransigenza è finito. La pratica va archiviata per aiutare il governo a uscire dalla paralisi e metter mano alle riforme. E i sindacati? Per ora la risposta è fredda. Ma occorre aspettare.


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