La riforma delle professioni stenta a trovare l’equilibrio

06/05/2005
    venerdì 6 maggio 2005

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    Il punto sulle recenti evoluzioni che riguardano il varo della disciplina di settore.

    L’intervento del Cup nell’iter legislativo
    La riforma delle professioni stenta a trovare l’equilibrio

      Difficile percorso per la riforma delle professioni per trovare il giusto equilibrio tra la difesa del cittadino e la tutela della fede pubblica. Il legislatore italiano sta lavorando da anni per riformare le professioni liberali, ma il cammino sembra disseminato da numerosi ostacoli, sulle tariffe in particolare si sono susseguiti una serie di interventi altalenanti.

      Sono stati stralciati dal maxi- emendamento, da inserire nel disegno di legge sulla competitività (n. 35/05), alcuni importati paletti proposti: consigli nazionali di cinque anni, riconoscimento di alcune associazioni (purché non svolgano attività già riservata agli ordini), revisione dei codici deontologici, aggiornamento degli iscritti, rappresentanza istituzionale degli ordini e tariffe che potranno mantenere i valori minimi e massimi e questi saranno inderogabili.

      Qualche giorno prima dello stralcio era intervenuto l’Antitrust su tariffe, società e pubblicità, affermando che si trattava di proposte lesive del buon funzionamento del mercato dei servizi professionali.

      Relazione sulla concorrenza nei servizi professionali

      Nel febbraio 2004 è stata resa pubblica la relazione sulla concorrenza nei servizi professionali adottata dalla commissione di Bruxelles. Per il commissario europeo Mario Monti il sistema professionale è troppo regolamentato e agli stati viene concesso un anno di tempo per adeguarsi alle raccomandazioni europee.

      Gli effetti dannosi, secondo l’Unione europea, si manifestano in maniera evidente nella mancanza di una libera contrattazione delle tariffe tra clienti e professionisti. Sempre secondo l’Unione i minimi e i massimi tabellari (che ancora alcuni stati applicano e l’Italia è fra questi) sono nocivi per gli utenti e fanno alzare di molto il costo dei servizi professionali, oltre a ridurre i vantaggi che i consumatori possono ottenere dai mercati concorrenziali.

      Posizione degli ordini

      Il Coordinamento unitario delle professioni (Cup) a Napoli nel maggio 2004 ha predisposto un documento che rifiuta l’equiparazione del professionista come impresa in quanto gli ordini rappresentano il fronte più avanzato, in quanto punto ottimale di equilibrio, fra tradizione e innovazione, fra interessi economici e valori sociali e culturali.

      Gli ordini ribattono che nessuna ricerca afferma che le tariffe minime siano di ostacolo alla concorrenza e il Cup ha commissionato alla facoltà di economia dell’università di Bologna uno studio sul rapporto tra concorrenza e tariffe.

      La diversità negli ordinamenti professionali rappresenta un bene pubblico europeo che non deve essere disperso e bisogna tenere conto dei diritti fondamentali e dei primari interessi sociali. Gli ordini svolgono un ruolo essenziale nella tenuta degli albi, sono disponibili a dialogare senza pregiudizi, vogliono la riforma, ma non ammettono indebolimenti o abolizioni.

      Parlamento europeo

      Il Parlamento europeo, invece, nel dicembre 2003, parlando delle regolamentazioni di mercato e delle norme di concorrenza per le libere professioni, evidenziava l’importanza delle norme di regolamentazione delle professioni, al fine di garantire l’imparzialità, la competenza, l’integrità e la responsabilità degli iscritti di tali professioni, in modo da assicurare la qualità dei servizi e l’interesse pubblico.

      Il Parlamento europeo, poi, ha ribadito i seguenti aspetti:

      - le tariffe professionali obbligatorie che prevedono importi minimi e massimi addebitabili al cliente sono legittime, purché fissate dagli stati;

      - che gli stati, nel fissare le tariffe, devono tenere conto dell’interesse generale, dell’interesse dei consumatori (non solo di quello della professione) e della necessità di salvaguardare i modelli morali, etici e di qualità che i professionisti rappresentano e nei quali i loro clienti confidano;

      - la tariffa obbligatoria rappresenta uno strumento essenziale al fine di assicurare ai cittadini servizi di alta qualità e di creare relazioni di fiducia tra i liberi professionisti e i loro clienti;

      - l’obiettivo di promuovere la concorrenza deve essere conciliato con quello di mantenere norme puramente etiche specifiche per ciascuna professione;

      - le regole all’interno di ciascuna professione sono necessarie e sono volte appunto a garantire imparzialità, competenza, integrità e responsabilità degli iscritti.

      Antitrust

      E l’Antitrust, sostenuta dalla linea punitiva di Monti, ha raccolto l’invito a iniziare test specifici (iniziati nel giugno 2004) per verificare se il livello di regolamentazione interna degli ordini è proporzionale alle esigenze del mercato. La verifica tende a conoscere se le restrizioni della concorrenza, a loro dire attualmente vigenti nei servizi professionali, siano effettivamente necessarie, se servono a tutelare i consumatori e se siano più ampie di quelle che occorrono, se il sistema tariffario, pubblicitario e di accesso alla professione è funzionale alla concorrenza e all’interesse pubblico.

      Intervento del CUP del luglio 2004

      Sono interessanti alcuni punti elaborati dal Cup:

      1) i servizi professionali sono caratterizzati da una forte componente di esternalità (contribuiscono cioè a un regolare e progredito svolgimento della vita sociale e civile);

      2) i servizi professionali non sono quasi mai anonimi, si distinguono per l’intuito personale del professionista che ne differenzia la prestazione, sono caratterizzati dall’elevato contenuto di capitale umano;

      3) i servizi professionali sono spesso incomprensibili all’utenza per la complessità delle prestazioni offerte, un lavoro intellettuale non è visibile se non attraverso i risultati che crea;

      4) le tariffe professionali minime e massime da sole non assicurano la qualità dei servizi professionali, né riparano l’utente contro l’imperizia, ma è anche vero che il tariffario applicato unitamente alle regole minime di accesso alla professione (praticantato, esame di stato), al monitoraggio delle prestazioni dei professionisti, alla fissazione di standard delle prestazioni e al pronto esercizio della disciplina interna degli ordini persegue efficacemente l’obiettivo della qualità delle prestazioni professionali.