«La riforma dell’art. 18 tutela gli indifesi»

30/11/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Berlusconi insiste sulla delega: serve a garantire chi non è protetto dai sindacati, ma se c’è un accordo diverso tra le parti lo recepiremo

    «La riforma dell’art. 18 tutela gli indifesi»
    Il Ccd media – Storace (An): un ruolo per le Regioni – La Lega difende le pensioni di anzianità
    Lina Palmerini
    ROMA – Silvio Berlusconi scende in campo a difesa delle nuove misure decise dal Governo sui licenziamenti. Ieri, dal Forum nazionale di Parma, il premier ha tenuto ferma la linea scelta dall’Esecutivo ma ha anche invitato nuovamente le parti sociali a trovare un accordo: «In caso di intesa – ha detto – ci impegneremo ad abbandonare la nostra proposta e a recepire integralmente il testo dell’accordo trasformandolo in emendamento al collegato lavoro». Ma la preoccupazione del presidente del Consiglio è stata soprattutto quella di spiegare con esattezza la portata e il limitato impatto che le modifiche sui licenziamenti avranno sui lavoratori. Il premier, insomma, non vuole che passi un messaggio errato e che le nuove norme del Governo vengano bollate come un via libera a "licenziamenti più facili". E infatti quella di ieri è stata una vera e propria arringa a difesa del suo Esecutivo che non "licenzia" ma che, al contrario, dà tutele a chi oggi non ne ha. «Sono norme positive», ha detto il premier sostenendo che «sono volte a difendere i lavoratori non totalmente difesi dai loro sindacati». Si tratta di lavoratori attualmente sprovvisti di tutele, precisa Berlusconi che prova a rassicurare la platea: «Voglio dire una parola chiara: non abbiamo toccato l’articolo 18 per quanto riguarda i lavoratori attuali, che avranno sempre le stesse garanzie avute finora. Ma ci sono lavoratori precari che oggi non hanno garanzie. Dando la possibilità alle imprese di non avere il reintegro in caso di dissidio con il lavoratore, ma di poterlo compensare economicamente, abbiamo ritenuto di dare una copertura a chi oggi non l’ha, incentivando i rapporti di lavoro a tempo indeterminato. E lo stesso vale per le aziende al di sotto dei 15 addetti: vogliamo aiutarle a crescere». Indietro, quindi, non si va. Si va invece verso lo sciopero di due ore proclamato per la prossima settimana dai sindacati che chiedono al Governo di ritirare le norme. Ma Berlusconi insiste e cerca di fare breccia rinnovando l’invito al dialogo. «C’è tempo fino alla metà di febbraio del 2002, quando il disegno di legge sul lavoro andrà in discussione. Se i sindacati riusciranno a trovare una soluzione concordata con le controparti – ha concluso il premier – il Governo è pronto a farla propria e a cambiare la sua proposta». L’importante, insomma, è non andare oltre febbraio, visto che a marzo ci sarà il summit europeo di Barcellona, dove il Governo vuole presentarsi con risultati concreti sul fronte delle riforme. A confermare l’orizzonte strategico dell’Esecutivo è anche il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti da Bruxelles: «Avremo una delega per il lavoro, per il welfare, per il fisco, tutte collegate al bilancio 2002. Facciamo il nostro meglio per prepararci a Barcellona». Una replica anche alle critiche mosse dalla Ue sul mercato del lavoro italiano (si veda l’articolo sopra) a cui ha risposto pure il ministro Maroni, citando le misure della delega sul lavoro e sostenendo che il «cauto esperimento sull’articolo 18» servirà a combattere la disoccupazione. Le dichiarazioni di ieri del premier non riportano però completa chiarezza nella compagine di maggioranza, dove i sussulti anti-licenziamenti continuano. A complicare il quadro sono anche le Regioni, che attendono risposte sulla competenza in materia di lavoro. «C’è stato appena un cenno sull’articolo 18 nella cabina di regia sul federalismo. Verificheremo nelle prossime riunioni ma – ha detto il ministro per gli Affari regionali Enrico La Loggia – il tema rientra in parte nelle competenze concorrenti. In questo si evidenzia qualche limite di chiarezza nella riforma». La polemica sui licenziamenti è stata anche ieri ripresa dal presidente della Regione Lazio Francesco Storace che sull’articolo 18 minaccia il ricorso alla Consulta rivendicando una competenza tutta regionale. Insomma, non sembrano rientrati del tutto i malumori dentro An e tra i centristi. Mentre il ministro Maurizio Gasparri di An si schiera con Maroni ma chiede anche «un chiarimento» nel Governo, i Ccd continuano il pressing per ricucire lo strappo sindacale. Nella Lega, invece, l’attenzione è tutta puntata sulle pensioni: una trattativa che deciderà anche le sorti delle norme sull’articolo 18. «Il 90% di chi vota Lega tiene gli occhi puntati sulle pensioni. Ma il nostro è un elettorato fatto anche di piccoli imprenditori che sostengono la linea del Governo sui licenziamenti. I lavoratori del Nord, invece, sono più sensibili alle pensioni di anzianità che non all’articolo 18», dice il consigliere comunale di Milano,
    Matteo Salvini.
    Venerdí 30 Novembre 2001
 
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