La riforma della rappresentanza, la nuova sfida aperta dalla Cgil

17/01/2011

Se la prima fase della partita si è appena chiusa con il referendum di Mirafiori, la seconda si apre oggi con la presentazione a Cisl e Uil della proposta Cgil sulla rappresentanza sindacale.
In giornata, sulle scrivanie dei leader confederali che hanno firmato l’accordo separato, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, arriverà il documento su cui scommette la segretaria generale di Corso Italia, Susanna Camusso.Nonsolo per ricomporre le fratture generate dalla vertenza Fiat, assicurando così alla Fiom la possibilità di rientrare nella fabbrica torinese,ma anche per prevenire la reazione a catena che la strategia Marchionne potrebbe generare in altre aziende, del settore metalmeccanico e non.
LA PROPOSTA CGIL
La bozza approvata dal direttivo di sabato scorso prevede, tra l’altro, la soglia del 5% (calcolato tra numero di iscritti e voti ottenuti nelle elezioni Rsu) per considerare rappresentativo un sindacato, la verifica tra i lavoratori a trattativa aperta in caso di contrasti tra i negoziatori, e il ricorso al referendum vincolante per superare il permanere del dissenso tra le diverse sigle. L’obiettivo, ha spiegato Camusso, è «costruire una modalità di coinvolgimento dei lavoratori che sia precedente le rotture, darci un metodo che provi a evitare che ogni grande vicenda si concluda con una rottura tra le organizzazioni ».Atal fine la Cgilha già chiesto un incontro a Cisl e Uil, anche se difficilmente il dialogo si aprirà prima che il clima tra le tre confederazioni si sia svelenito. Dunque, non prima dello sciopero generale delle tute blu indetto dalla Fiom per il prossimo 28 gennaio. Allo stato attuale, le premesse per arrivare ad una riforma condivisa della rappresentanza sindacale sono scarse. «Una proposta unitaria esiste già, se vogliono procedere su quella strada possiamo firmare anche domattina»ha fatto sapere Bonanni, riferendosi al documento unitario del 2008 sottoscritto da Cgil, Cisl e Uil, ma rifiutato dalla Fiom. Mentre il testo proposto ora da Corso Italia servirebbe «solo a confermare la spinta al veto dei metalmeccanici».
IL RICORSO ALLE VIE LEGALI
La strada di Susanna Camusso si prospetta tutta in salita. Pur confermando che il sindacato «valuterà se ricorrere alla magistratura» per evitare che la Fiom resti esclusada Mirafiori dopo l’esito del referendum alle carrozzerie torinesi, la segretaria non ha dubbi, la strada giudiziaria comunque «non basta » e «non si può affidare la rappresentanza sindacale al ricorso della magistratura». E certo non aiuta l’apparente apertura del ministro Maurizio Sacconi che, augurandosi che la Cgil rinunci alle vie legali per salvaguardare la rappresentanza sindacale a Mirafiori, ipotizza un’intesa tra le confederazioni «nella misura in cui la Cgil avrà anche la delega della Fiom a negoziare». Lo scopo resta sempre quello: mettere a tacere il dissenso delle tute blu di Maurizio Landini.