«La riforma della previdenza non è blindata»

05/09/2003




venerdì 5 Settembre 2003

IL MINISTRO LEGHISTA DIFENDE LA PREINTESA RAGGIUNTA AL VERTICE DI MERCOLEDI’. ALEMANNO E BUTTIGLIONE RESTANO CAUTI
«La riforma della previdenza non è blindata»
Maroni: siamo pronti a discuterne in Parlamento e con le parti sociali
ROMA
L’opposizione continua a sparare a zero sulle ventilate ipotesi di riforma delle pensioni, mentre non mancano dissensi, perplessità e altolà all’interno della Casa delle Libertà e dello stesso governo. Il ministro del welfare Roberto Maroni cerca di stemperare l’atmosfera cora infuocata, lanciando due messaggi: ai sindacati chiede di «non rincorrere le folli ipotesi riportate dalla stampa» e di «tenere i nervi saldi in attesa della proposta definitiva dell’esecutivo, che sarà discussa con le parti sociali e, quindi, non è blindata»; ai colleghi della maggioranza, irritati per le sue dichiarazioni di ieri, fa presente che «è meglio far filtrare delle cose che si avvicinano alla verità piuttosto quello che vorrebbero alcuni quotidiani». E rassicura: «Dobbiamo ancora definire una proposta come governo e maggioranza e, dopo il confronto con le parti sociali, la piattaforma finale sarà portata in Parlamento. Non c’è nulla di nuovo, nè di sconvolgente. Il percorso è quello tradizionale. Ma rincorrere le voci riferite dai giornali è inutile, oltre che faticoso, e con le «finestre» di uscita dal lavoro – che un giorno si aprono e un altro si chiudono – si rischia di prendere un bel raffreddore». Gli dà una mano il ministro delle attività produttive Antonio Marzano, sottolineando che «alla fine sarà una riforma equilibrata e condivisa anche dai sindacati, i quali prima di parlare di mobilitazione dovrebbero vedere la proposta definitiva». Comunque, almeno per il momento, il ministro conferma ipotesi che fanno saltare proprio i sindacati, come quella che prevede la possibilità di andare in pensione dal 2008 soltanto con 40 anni di contribuzione.
Però, i ministri delle politiche comunitarie Rocco Buttiglione (Udc) e il ministro delle politiche agricole Gianni Alemanno prendono in qualche modo le distanze. Buttiglione precisa: «L’intesa non è stata ancora raggiunta, parlare di accordo mi sembra francamente prematuro. Non si può vendere la pelle dell’orso prima di averlo ammazzato. Mancano molte cose importanti. E questo è un motivo in più per non andare all’incontro con le forze sociali dando l’impressione che si è già deciso tutto, bensì con un atteggiamento aperto». E, qui, un altolà: «Nessuno immagini di mettere nelle pensioni o in finanziaria misure demagogiche o punitive nei confronti del Mezzogiorno. Per arrivare all’accordo serve grande senso di responsabilità da parte delle forze della coalizione».
Incalza Alemanno: «Ha ragione Buttiglione nel dire che non si può parlare d’intesa finché non c’è quella tra i leader, noi abbiamo fatto soltanto un’istruttoria». Ed entrando nel merito osserva che il requisito dei 40 anni di contributi nel 2008 per andare in pensione «rappresenta un riferimento che può e deve essere ancora modellato e definito» sia nella riunione prevista per lunedì, sia nell’incontro con i leader: «In ogni caso, non si prevedono interventi a breve che non siano gli incentivi a restare in attività. Sono interventi strutturali a lungo termine e, quindi non ci sono il blocco delle «finestre» e i disincentivi; insomma, non c’è nulla che possa destare preoccupazione per chi è prossimo ad andare in pensione».
Il leghista Roberto Calderoli tira l’acqua al suo mulino: «Mi sembra che si stia andando verso l’accordo. Pare sia passato il principio di non toccare le pensioni di anzianità (come sostiene la Lega) e di mettere in campo incentivi e non disincentivi. Nè mi risulta che lo scivolo verso il trattamento di anzianità venga eliminato tout court dal 2018 al 2008». Invece Gianni De Michelis, leader del nuovo Psi nella Casa delle Libertà, come l’europarlamentare di Forza Italia Renato Brunetta, sollecita un più marcato allungamento dell’età pensionabile, puntando ad un sistema di incentivi, ma anche di disincentivi. E Publio Fiori reclama misure di equità, del tutto non previste, che «restituiscano giustizia ai pensionati derubati negli anni del loro potere di acquisto».
Drastico il «no» di Enrico Letta, responsabile economico della Margherita: «Siamo di fronte ad un modo di procedere surreale e fortemente sbagliato: debbono essere forniti dati certi, altrimenti rischiamo un autunno 2003 da ricordare come fuga in massa dal lavoro. Siamo interdetti ed esterrefatti per come il governo sta gestendo questa vicenda». Livia Turco, responsabile welfare dei Ds, attacca: «Stanno tagliando le pensioni e cercano di non dirlo. Parlano di incentivi a restare al lavoro, ma il 30% di salario in più è costituito da contributi che dovrebbero essere versati. Pertanto a fronte di un aumento salariale per 3 o 4 anni ci sarà una decurtazione della pensione per tutta la vita».