La riforma del Tfr ostaggio del conflitto di interessi

25/10/2005
    martedì 25 ottobre 2005

    Pagina 12

    La riforma del Tfr ostaggio del conflitto di interessi

      Damiano (Ds): «Bloccata per favorire Mediolanum». Lapadula (Cgil): «Trasparenza nelle polizze»

      La la riforma della previdenza complementare è «sempre più nel caos». Ad affermarlo è il responsabile Lavoro e Professioni della segreteria nazionale Ds, Cesare Damiano. Che spiega: «Dopo la bocciatura da parte del Consiglio dei ministri del testo predisposto dal ministro Maroni si è evidenziata tutta la portata del conflitto di interessi del presidente del Consiglio, in quanto proprietario del 35% di Mediolanum».

        «Ancora una volta, alla vigilia della scadenza dell’ultimo termine previsto per l’emanazione del decreto attuativo – osserva il dirigente della Quercia – non solo non si conosce quale sarà il testo che verrà approvato, ma si nutrono sempre più dubbi sulla possibilità che questo decreto venga effettivamente emanato. La riforma del Tfr e il suo utilizzo per la costruzione di una pensione integrativa è fondamentale per garantire ai lavoratori, al momento del pensionamento, un reddito adeguato. Ma la discussione che si sta svolgendo in questi giorni- aggiunge Damiano- è invece solo incentrata sugli interessi delle lobby e dimentica che le risorse che vengono messe nei fondi pensione sono dei lavoratori e a loro spetta decidere dove devono essere investiti. e, soprattutto, l’attenzione deve essere posta sulla trasparenza dei prodotti che vengono offerti e sulla loro reale confrontabilità».

          Anche il giudizio della Cgil è durissimo: «La riforma del Tfr – commenta il responsabile economico del sindacato, Beniamino Lapadula – è l’ultimo esempio della caratteristica di fondo di questo governo, che appare ogni giorno di più essere quella dell’inettitudine e del conflitto di interessi. Le cose sono andate male sin dall’approvazione della legge delega: le compagnie di assicurazioni sono entrate a gamba tesa nella discussione parlamentare e l’hanno avuta vinta grazie all’evidente supporto di Palazzo Chigi. In tutto il mondo – conclude Lapadula – la previdenza complementare si è costruita su basi collettive, in Italia, invece, con la scusa delle libertà di mercato, si vogliono “rifilare” a tutti i costi, ai lavoratori, polizze poco trasparenti estremamente costose. Maroni ha tentato, in modo pasticciato, di trovare una soluzione di compromesso, ma Berlusconi gli ha sbattuto a porta in faccia. È ormai chiaro che anche in questo campo vince il conflitto di interessi: prima di tutto vengono gli affari di Mediolanum».