La riforma del mercato a dieci anni dalla Treu

20/06/2007

    mercoledì 20 giugno 2007

    Pagina 27 – CARRIERE FORMAZIONE LAVORO

    LA25aORA

      La riforma del mercato
      a dieci anni dallaTreu

        di Walter Passerini

          Probabilmentel’anniversario sfuggirà ai più, ma quel«pacchetto»resta il punto di partenza delle riforme del lavoro nel nostro Paese.

            Il 24 giugno1997 veniva varata la legge 196, nota come legge Treu, che diventava operativa il 4 luglio. La legge all’articolo uno introduceva per la prima volta in Italia il contratto difornitura dilavoro temporaneo, già presente all’estero ma ancora tabù da noi, tanto da suscitare forti resistenze. Sempre per la prima volta in Italia venivano riconosciuti
            nuovi soggetti abilitati a intervenire nell’intermediazione di manodopera,
            società specializzate private, alle quali venivano imposti numerosi requisiti e vincoli.

            Parte da qui il cammino della riforma del lavoro ed è ora poco interessante stabilirne e attribuirne effetti dirompenti o sostanziale inefficacia: di fatto, la legge 196ha introdotto strumenti che hanno
            stanato lavoro irregolare, creato occupazione al margine e modificato uno stile, una cultura, un sistema di comportamenti diffusi negli altri
            Paesi. La legge nei primi articoli introduceva anche l’obbligo di formazione attraverso un apposito fondo a carico delle imprese e il principio di parità di trattamento tra lavoratori temporanei e lavoratori
            delle imprese ospitanti. Ma le resistenze furono molte, tanto che per il via libera alla legge venne istituita (art. 26) l’erogazione di 100mila borse
            lavoro per il Sud quale contropartita, tutta ideologica, per la sua approvazione.

            La legge è nota soprattutto per il lavoro temporaneo.Ma in realtà ha introdotto o modificato altri istituti, come per esempio il part time, l’occupazione nella ricerca, iCfl, l’apprendistato insieme all’avvio del riordino della formazione professionale e agli stage. Resta il vizio genetico delle 100mila borse, in chiave tutta assistenziale. Ma la sua efficacia è indubbia e apre un cammino poi proseguito dal Libro
            bianco (2001) e dalla legge Biagi (2003).