La riforma dei contratti parte con uno stop

14/11/2005
    lunedì 14 novembre 2005

    Pagina 33 -Economia e Finanza

    PARTI SOCIALI A CONFRONTO - PER MUSI (UIL) «DI QUESTA MATERIA SI PARLERÀ SOLO DOPO LE ELEZIONI». SUGLI ALTRI TEMI È ATTESA UN’AMPIA CONVERGENZA

      La riforma dei contratti parte con uno stop

        Confindustria la propone, Cgil, Cisl e Uil prendono tempo. Oggi incontro su Finanziaria e Sud

          Raffaello Masci

          ROMA
          Della riforma dei modelli contrattuali i sindacati non vogliono sentir dir nulla (almeno per ora), sia perché sono divisi al loro interno sia perché la questione non viene considerata «prioritaria» ai fini della ripresa economica e della competitività del Paese. Fatto sta che stasera, alla cena a cui il leader di Confindustria Luca Montezemolo ha invitato i tre segretari di Cgil, Cisl e Uil, di questa materia spinosa e cara agli imprenditori probabilmente non si parlerà, se non per ribadire le rispettive posizioni e chiudere lì la cosa.

          La serata avrà un carattere informale e la sede sarà quella di rappresentanza di Confindustria, in via Veneto, nota come «la foresteria». Il padrone di casa Montezemolo sarà accompagnato dal suo vice Alberto Bombassei e dal direttore generale Maurizio Beretta. I sindacati saranno rappresentati dai tre segretari: Epifani, Pezzotta e Angeletti.

          Nelle intenzioni di Confindustria questo incontro dovrebbe varare una nuova stagione di relazione industriali serene e corrette. Secondo l’ordine del giorno, alla cena si dovrebbe parlare di Finanziaria, di Mezzogiorno «e non solo». E in questo «non solo» sia fonti sindacali che di viale dell’Astronomia, fanno capire che si nasconde l’argomento ostico dei modelli contrattuali.

          Sulla Finanziaria si sa che l’entusiasmo di Confindustria espresso un mese fa è andato scemando: le norme sulla diluizione degli ammortamenti per l’avvio dell’attività ha di fatto vanificato il taglio al costo del lavoro, senza dire che i tagli all’università e alla ricerca sono stati duramente contestati dagli imprenditori. Ai due lati del tavolo, dunque, non siederanno scuole di pensiero diametralmente opposte.

          Riguardo al Sud, che Confindustria ritiene ormai non una, ma «la» priorità del Paese, è altrettanto facile che punti di convergenza con i sindacati si possano trovare. Già un anno fa i rappresentanti dell’impresa e del mondo del lavoro firmarono un documento comune, denominato «linee guida per il Mezzogiorno» e che fu tanto elogiato quanto disatteso dal governo. La Finanziaria – lamentano i sindacati – non ha previsto nulla delle priorità indicate in quell’intesa, tra le quali c’era la fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno, la riforma degli incentivi alle imprese, un adeguamento delle infrastrutture con una interpretazione più flessibile del Patto di Stabilità Ue.

          Prima di Natale dovrebbero tenersi gli Stati generali del Sud a Reggio Calabria, e i sindacati dovrebbero presentare stasera l’invito formale a Confindustria a partecipare.

          Quando però la cena avrà esaurito questi due temi ufficiali, i commensali non potranno che congedarsi amabilmente. Perché sull’altro tema, quello dei modelli contrattuali, le posizioni sono differenti all’interno del sindacato e distanti tra le controparti.

          La questione fu posta al congresso della Cisl del luglio scorso da Savino Pezzotta e, dopo un tentativo di coinvolgimento degli altri sindacati in una commissione unitaria, la Cisl si trova adesso a tirare dritta e solitaria su questa linea. «Esiste un conservatorismo anche all’interno del sindacato» ha accusato Raffaele Bonanni, della Cisl, con riferimento palese alla Cgil.

          In effetti il sindacato di Epifani è quantomai scettico: «Porre la questione dei modelli contrattuali – sono parole della segretaria confederale Carla Cantone – significa eludere il problema: l’Italia non è competitiva non perché ci sono delle regole certe che governano i contratti. Chi è così ingenuo da credere che modificando queste norme il Paese decollerebbe? Semmai il problema è quello opposto, e cioè che le regole non vengono rispettate, e il cattivo esempio viene proprio dal maggiore datore di lavoro che è il governo, il quale ha firmato dei contratti che poi non sta onorando».

          Gli industriali, al contrario dei sindacati, una proposta condivisa all’unanimità dal proprio parlamentino l’hanno messa a punto e prevede, tra l’altro, nuove procedure di conciliazione e arbitrato, l’ampliamento delle clausole di tregua sindacale, nuove norme sugli scioperi, la revisione delle rappresentanze nei luoghi di lavoro. Uno schema che non è piaciuto ai sindacati quando fu presentato alla stampa nel luglio scorso e che continua a non convincerli. «D’altronde – ha commentato Pezzotta – domani non si apre una trattativa. È solo uno scambio di idee».

            «Secondo me – conclude il numero due della Uil, Adriano Musi – di questa materia non si parlerà se non dopo il congresso della Cgil. E cioè dopo le elezioni».