La riforma Biagi? Per ora è virtuale (W.Passerini)

08/10/2003



mercoledì 8 ottobre 2003

LAVORO & REGOLE
La riforma Biagi? Per ora è virtuale

di Walter Passerini
      Potrebbe essere chiamata la «riforma che non c’è». Sì, perché a due anni dal famoso Libro bianco sul mercato del lavoro (ottobre 2001), la riforma del mercato del lavoro, la cosiddetta legge Biagi ancora non c’è. Non solo non è ancora stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale (lo sarà forse verso il fine settimana), ma alla sua completa operatività mancano alcuni passaggi fondamentali, che ne protrarranno ulteriormente l’applicazione di diversi mesi. Invocata da tutti, citata ad esempio come uno dei tentativi meglio riusciti di regolazione e flessibilizzazione del nuovo mercato del lavoro («Abbiamo il mercato del lavoro più flessibile d’Europa», ha dichiarato Silvio Berlusconi), la legge, che porta le stimmate dell’assassinio del suo principale estensore (il giurista Marco Biagi, ucciso dalle Brigate rosse il 19 marzo 2002), non ha ancora potuto dispiegare il suo potenziale di stimolo per un aumento dell’occupazione.
      Un lungo e travagliato cammino, quello della riforma Biagi, un caso da manuale sulle lentezze della produzione legislativa che caratterizza il nostro sistema. Dal Libro bianco di due anni fa si è passati al Patto per l’Italia, firmato dal governo e 39 associazioni e parti sociali, ad eccezione della Cgil, nel luglio del 2002. A febbraio 2003, il 14 per l’esattezza (una nemesi per chi si ricorda dell’accordo di San Valentino, del febbraio dell’84, governo Craxi, in cui si sterilizzò la scala mobile), nasce la legge delega 30/03, la legge Biagi. Il decreto attuativo è passato il 30 luglio, è stato firmato ai primi di settembre dal presidente della Repubblica, e ora, dopo un energico lifting da parte del’ufficio legale, sta aspettando la pubblicazione in Gazzetta.
      La legge, come si ricorderà, nei suoi 86 articoli contiene numerose disposizioni: si va dalla riorganizzazione del collocamento all’ingresso dei privati nella somministrazione di manodopera; da nuove formule contrattuali flessibili, come i contratti a progetto, a chiamata, il job sharing (lavoro in coppia) alla Borsa continua del lavoro. Insomma, una riforma ad ampio raggio, più ampia di quella che venne varata sei anni fa (la 196/97, detta legge Treu) dal governo di centrosinistra, che rappresentò un giro di boa nella regolamentazione del mercato del lavoro.
      Le uniche leggi passate e operative in questo settore, pur approvate dopo il 2001, risalgono al precedente governo, come per esempio la rivoluzione delle liste e dello «status» di disoccupazione. Mentre all’appello manca ancora, anche dopo l’operatività della legge Biagi, l’approvazione dell’«ex-848 bis», vale a dire la riforma degli ammortizzatori sociali e la questione dell’articolo 18 che, nonostante sia stato ampiamente disinnescato, potrebbe di nuovo rappresentare un ulteriore terreno di scontro tra governo e parti sociali.
      Liste, legge Biagi e ammortizzatori sociali sono tre facce dello stesso problema e rappresentano un tutt’uno, ma i tempi della politica e delle leggi nel nostro Paese non tengono il passo con le esigenze delle imprese e dell’economia. Nel frattempo mentre si arroventa la questione pensioni, si svolgono scioperi contro la legge Biagi organizzati dalla sola Cgil. Anche in questo caso, si tratta di scioperi contro una legge che verrà proposta come la rivoluzione del mercato del lavoro. Che, nonostante gli ultimi dati (un aumento di 231 mila occupati) in realtà si è mosso in gran parte per la sanatoria degli immigrati e rappresenta un campanello di allarme per la nostra economia. Che non solo risente della negativa congiuntura, ma che ha bisogno di norme vere, e non solo di annunci, e non di una legge tanto richiamata quanto ancora del tutto virtuale.


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