La riforma al tavolo del congresso nazionale dell’avvocatura

25/11/2010

Dalla consulenza alla specializzazione, passando per l’effettivo esercizio della professione. L’approvazione da parte del Senato del disegno di legge sulla riforma dell’avvocatura scioglie molti dei nodi accumulati, altri ne lascia da districare e ne propone di nuovi. Tanto da lasciare pensare a un passaggio alla Camera non certo rituale. Anche perché modifiche sono sollecitate dalle stesse associazioni forensi che pure hanno applaudito al voto di Palazzo Madama. La riforma, dunque, sarà inevitabilmente, al centro del trentesimo congresso nazionale dell’avvocatura che si apre questa mattina a Genova. E l’appuntamento (leggi il programma completo) non sarà certo rituale visto che nella città ligure si daranno appuntamento tutte le anime della professione.

Sul riordino i punti aperti sono molti. Sulla consulenza legale, per esempio, il testo del disegno di legge afferma una sorta di esclusiva a favore degli avvocati, ma, nello stesso tempo, la mitiga con tre esclusioni di peso: a favore di altre categorie per specifiche materie, dei giuristi d’impresa con la possibilità di siglare contratti di lavoro dipendente con oggetto la consulenza anche a vantaggio delle società controllate dalla capogruppo, delle associazioni per i servizi resi agli associati. Previsioni che vengono incontro ad alcune delle preoccupazioni espresse dalle associazioni (Confindustria e Abi, per esempio) e dei giuristi d’impresa rispetto a versione più restrittive che erano state inizialmente discusse. Resta il problema di altre categorie abituate da sempre a considerare parte integrante del rapporto con i clienti la consulenza in materie come il diritto tributario, societario o del lavoro. Varrà per loro l’esclusione dalla riserva oppure ci sarà bisogno di precisazioni?

E ancora. Sulla specializzazione, per la quale il Cnf ha già varato un proprio regolamento, a fare discutere è, in generale, la versione uscita dal Senato e, in particolare, la disciplina del regime transitorio. Le Camere penali sottolineano che «l’esigenza ineludibile di garantire al cittadino un servizio qualificato richiederebbe uno sforzo ulteriore verso un controllo dell’accesso all’esercizio della professione». Nel mirino allora «l’iscrizione all’albo automatica e indiscriminata da parte di ex magistrati e professori universitari». Ma non solo: per i penalisti è specialista chi «ha approfondito una disciplina non solo attraverso lo studio ma attraverso una pratica affinata per un tempo congruo»; per questo «non è davvero ragionevole consentire l’accesso ai percorsi specializzanti, come vuole l’attuale testo, a chi sia iscritto all’albo da un solo anno».

Sulle forme di esercizio della professione, il testo della riforma conferma il divieto all’ingresso delle società di capitali, considerate del tutto estranee alla tradizione giuridica italiana e portatrici di un probabile snaturamento della fisionomia dell’avvocatura, ma prevede anche una forma di responsabilità solidale e illimitata di tutti i soci avvocati. Un aspetto che potrebbe condurre a qualche riflessione per il possibile effetto disincentivante allo stabilimento in Italia di studi internazionali e, in generale, per la forma societaria stessa. Sotto la lente anche l’esame di accesso che ha di fatto, nella scansione delle prove, confermato l’assetto esistente con le medesime regole per la correzione degli elaborati. Su questo punto forti sono le pressioni di una parte dell’avvocatura per arrivare a forme di sbarramento più rigide, in grado di selezionare in maniera più severa di quanto avviene. Lasciando poi come ulteriore argomento di discussione un blocco a monte con l’introduzione del numero chiuso per le facoltà di giurisprudenza.

Sulla continuità nell’esercizio della professione, il disegno di legge rafforza la necessità di un monitoraggio attento, da effettuare attraverso i consigli dell’ordine in prima fila e il Cnf in seconda. Ma affida poi a una futura disciplina regolamentare del ministero della Giustizia la definizione dei parametri (reddituali?) per poter conservare l’iscrizione all’Albo. Con l’avvertenza che andranno comunque previste forme di esclusione in caso di malattia o di maternità del legale e un regime di favore per i giovani. Come pure sotto osservazione c’è la ridefinizione del procedimento disciplinare con una più netta distinzione tra organismo requirente e giudicante, che punta a coniugare la conferma della giurisdizione interna con la terzietà del giudice, e che avrà bisogno probabilmente di un’ulteriore messa a punto che ne confermi la volonta di esternalizzare parte dello svolgimento.

Al congresso di Genova non si parlerà, ed è naturale, solo di riforma. Ma come è inevitabile il voto finale del Senato – e i problemi tuttora aperti – scriveranno parte dell’agenda dei lavori.