La ricetta dell’Ulivo sul lavoro federale

14/11/2002



            24 novembre 2002


            ITALIA-LAVORO
            La ricetta dell’Ulivo sul lavoro federale

            La riforma del titolo V – Per Treu, Bassanini e Amato la delega del Governo è centralista

            Fabrizio Forquet


            ROMA – «L’abbiamo fatto gratis, ma dovrebbero pagarci». Giuliano Amato ci scherza su, ma vuol dire una cosa precisa: il Libro bianco su lavoro e federalismo presentato ieri da Astrid, il centro studi animato dal vicepresidente della Convenzione Ue e dall’ex ministro Franco Bassanini, vuole essere innanzitutto un contributo scientifico all’interpretazione della nuova normativa costituzionale sul lavoro introdotta dalla riforma del Titolo V. «Il primo che sia stato fatto su una materia davvero controversa», sottolinea Tiziano Treu, che ha coordinato il progetto. Non manca, però, anche un contenuto politico. Ed è ben preciso: le leggi delega sulla riforma del mercato del lavoro all’esame della Camera sono «incostituzionali», perché con «il loro centralismo» negherebbero il decentramento di talune competenze operato dalla legge costituzionale. «Ci sarà una valanga di ricorsi alla Consulta», assicura Treu. E questo proprio mentre «il Governo accelera su quella devolution di Bossi che rischia di frantumare il Paese». Il Libro bianco parte da una considerazione che suona anche un po’ come un’autocritica: «Sebbene – si legge – l’attribuzione alle Regioni di una potestà legislativa in materia di "tutela e sicurezza del lavoro" costituisca una novità di indubbio rilievo, ne è scaturito un testo quanto mai criptico in merito ai contenuti e ai confini della competenza legislativa attribuita agli enti territoriali». Il testo varato dal Centro-sinistra, dunque, è «quanto mai criptico». E qui sta l’autocritica. Ma qui sta anche la ragione per ricercare «con serietà» l’interpretazione di quella norma: «Perché la riforma del Titolo V – sottolinea Treu – è sì una legge complessa, ma non è assolutamente quel pasticcio inapplicabile che la maggioranza vuol far credere». Entriamo allora nel merito dei poteri. Secondo lo studio sono di competenza legislativa concorrente l’organizzazione e la regolazione del collocamento e dei servizi all’impiego, le politiche attive del lavoro, gli ammortizzatori sociali, l’igiene e la sicurezza dell’impiego, ogni forma di previdenza ulteriore rispetto a quella già garantita dallo Stato. Sono, invece, di competenza esclusiva delle Regioni l’istruzione e la formazione professionale, così come l’assistenza sociale. A proposito della disciplina del collocamento, la competenza regionale non si limita all’organizzazione, ma si estende alla stessa regolazione. Non sembra, cioè, che questo aspetto debba essere riservato alla competenza esclusiva dello Stato in quanto parte dell’ordinamento civile. La Corte costituzionale, infatti, «ha ammesso che il limite del diritto privato potesse subire deroghe se giustificate dalle finalità pubbliche connesse allo svolgimento delle competenze assegnate alla Regione». E la regolamentazione del collocamento sembra rientrare in questa casistica. Gli enti territoriali hanno poi competenza sulle politiche attive del lavoro. E cioè: «Sugli incentivi alle assunzioni di soggetti deboli, sui sostegni alla nuova imprenditoria giovanile e femminile, sui lavori socialmente utili, sui tirocini formativi e di orientamento». Particolarmente spinosa la questione degli ammortizzatori sociali, dall’indennità di disoccupazione alla cassa integrazione. La necessità di «coordinarli con le politiche attive del lavoro suggerirebbe di comprenderli nella competenza concorrente, mentre la loro correlazione con la disoccupazione sembrerebbe viceversa ricondurli nell’ambito della previdenza sociale di competenza statale». Il Libro bianco di Treu e Bassanini sposa la prima tesi (pur sottolineando che gli ammortizzatori di base restano di competenza dello Stato). Si fa notare, infatti, che la «previdenza complementare integrativa» è attribuita alla competenza concorrente e che «non vi è ragione per non intendere questa locuzione come riferita al sistema di protezione sociale complessivamente inteso». Dunque, anche agli ammortizzatori sociali, che per questa ragione rientrano anch’essi nelle materie a legislazione concorrente.