La ricetta della Cgil contro la crisi

12/02/2003

          12 febbraio 2003

          La ricetta della Cgil contro la crisi
          «Ricerca, formazione, innovazione» per rilanciare l’industria e la competitività del Paese

          Bruno Ugolini

          ROMA Tutti i “si” della Cgil per andare così meglio armati allo sciopero
          dell’industria indetto per il 21 febbraio. Sono i “si” esposti al convegno
          promosso ieri a Roma, sul declino dell’Italia e sulle ricette da adottare. Un modo per rispondere alle tante polemiche che disegnano un sindacato tutto chiuso in una mera azione di resistenza.
          “Come si è potuto ascoltare, noi le proposte le abbiamo”, sottolinea
          Guglielmo Epifani nelle conclusioni, “ma non sono quelle che altri si aspettano”. C’è, infatti, una netta contrapposizione tra analisi e indicazioni sostenute da governo e Confindustria e quelle care al sindacato.
          I primi puntano su quella che Carla Cantone, nella relazione introduttiva,
          ha chiamato “competitività bassa”, basata su tagli a diritti, tutele e costi. La Cgil punta su tre opzioni strategiche: “ricerca, formazione, innovazione”.
          L’idea è quella di radicare queste scelte nel territorio, attraverso una vertenza generale sul sistema Paese capace di accompagnare molte altre vertenze, aprendo tavoli concertativi a livello di settori, di Regioni, costruendo piattaforme unitarie.
          Non mancherà, in questo quadro, il confronto col governo al quale già tempo fa era stata suggerita l’adozione di una tassa sui grandi patrimoni, per finanziare un grande piano d’investimenti e ricerca.
          Altri obiettivi riguardano la formazione continua per far fronte alla nuova domanda, una nuova politica del credito, visto che il rapporto banche-imprese sta diventando, come ha sottolineato Epifani, uno dei veri punti nevralgici della crisi in atto. La verità è che la coalizione di centrodestra non solo non ha
          ascoltato le indicazioni sindacali, ma ha anche bruciato i germogli positivi, come ha spiegato l’economista Paolo Onofri, fatti nascere dal precedente governo di centrosinistra.
          Il centrodestra, ha insistito Epifani, non ha fatto altro, con i suoi provvedimenti, che remare contro un’ipotesi di vera crescita.
          L’impostazione del convegno è stata arricchita dagli interventi di numerosi studiosi. Oltre ad Onofri, hanno parlato Patrizio Bianchi, Cristiano Antonelli, Marcello Messori. Analisi approfondite su specifici settori sono state portate da Valeria Fedeli (tessili), Franco Chiriaco (agroindustria), Gianni Rinaldini
          (metalmeccanici), Franco Martini (edili), Mauro Guzzonato (chimici). Una carrellata attorno ad una “lista nera” che parla di Fiat, ma anche di Marzotto, anche di Porto Marghera, anche di Galbani e di centinaia di medie e piccole
          aziende.
          Una situazione da affrontare con determinazione, cercando alleanze con università, istituzioni, centri di ricerca, con imprenditori che non si rassegnano al declino, all’idea che l’Italia diventi un ghetto per subfornitori di beni e prodotti progettati e sviluppati altrove. Imprenditori che possono capire,
          ha sostenuto Carla Cantone, citando uno scritto di Luciano Gallino,
          come un dissennato lavoro in frantumi, attraverso le nuove misure
          di iperflessibilità presenti nelle prossime leggi governative, possono finire col danneggiare la stessa organizzazione aziendale, non servono a vincere la sfida sui mercati del mondo.
          Quella della Cgil, con questa impostazione, con lo sciopero del 21 rimane, certo, una scommessa difficile. Anche perché manca un elemento fondamentale: l’unità con le altre Confederazioni. La relazione ha rilanciato il proposito di una ripresa unitaria, senza però illusioni, prendendo atto delle differenze. “Lo sciopero del 21 non è contro Cisl e Uil”, ha detto ancora
          la Cantone, “è contro una ricetta del Governo per noi del tutto inadeguata
          per far uscire il Paese dalla crisi".
          La verità è, ha spiegato Epifani nelle conclusioni, che Cisl e Uil s’illudono
          di poter trarre risultati dalle promesse d’incontri, magari affrontando i problemi, i casi, emergenza per emergenza. Ma qui – lo ha dimostrato lucidamente l’intera discussione – è un intero Paese in emergenza.