«La ricetta del governo ha fallito»

10/03/2004


MERCOLEDÌ 10 MARZO 2004

 
 
Pagina 7 – Economia
 
 
La ricetta del governo ha fallito»
La piattaforma dei sindacati: aumenti salariali e controlli sui prezzi

Oggi la riunione dei delegati di Cgil, Cisl e Uil proclamerà lo sciopero generale contro la politica economica dell´esecutivo

    RICCARDO DE GENNARO

    ROMA – Economia stagnante, investimenti in calo, consumi bloccati, occupazione in frenata, peggioramento delle condizioni materiali dei lavoratori e dei pensionati: ecco i segnali del «fallimento della politica economica del governo, fondata su ricette quali meno tasse, meno vincoli per le imprese, tagli alle pensioni». È questa l´analisi dalla quale muovono Cgil, Cisl e Uil, che hanno definito una piattaforma unitaria, contenente le loro proposte in tema di politica economica, politica sociale e politica dei redditi. La piattaforma sarà presentata oggi all´assemblea unitaria dei delegati (saranno oltre 6mila), che si riunirà oggi dopo 10 anni al Palaeur e che formalizzerà la decisione dello sciopero generale fissato per il 26 marzo. Successivamente il documento verrà inviato al governo e alle forze politiche nazionali e locali.
    Il governo Berlusconi ha fallito, dicono i sindacati: se vogliamo che il Paese abbia un futuro bisogna rivedere completamente le priorità, «modificare l´agenda politica e sociale». È sulla politica dei redditi, abolita dal governo Berlusconi con il superamento della concertazione, che Cgil, Cisl e Uil formulano le proposte più innovative e di svolta. A partire dalla necessità di incrementi reali dei salari e non solo di una copertura della perdita di potere d´acquisto. La «questione salariale», dunque, torna in primo piano. E va affrontata anche con una politica rigorosa di controlli dei prezzi e delle tariffe, che preveda – tra l´altro – un sistema di sanzioni nei confronti degli aumenti ingiustificati dei prezzi, e con «un utilizzo intelligente della politica fiscale». I sindacati chiedono il ritiro della delega fiscale che riduce la progressività dell´aliquota, un sistema di incentivi alle imprese basato sulla qualità degli investimenti, l´aumento dell´aliquota sulle rendite finanziarie, il ripristino dell´imposta di successione, il recupero integrale del drenaggio fiscale.
    Quanto alla politica economica, i sindacati sollecitano un cambiamento di rotta, finalizzato a contrastare il declino industriale e che passi attraverso un aumento della spesa in ricerca e sviluppo, il sostegno di una politica territoriale a favore dei distretti industriali, il rilancio del Mezzogiorno, la qualità del lavoro. Energia, ambiente e trasporti sono poi i tre nodi sui quali vanno intensificati gli sforzi progettuali e d´investimento. Le politiche sociali, infine, «non sono – ricordano i sindacati al governo – né un costo da comprimere, né un obolo alla pace sociale». È qui che i sindacati confermano la loro opposizione alla riforma previdenziale del governo, «finalizzata esclusivamente al taglio della spesa».
    Cgil, Cisl e Uil propongono poi un aumento delle risorse per la sanità e le prestazioni sociali, il progressivo adeguamento del Fondo sanitario alla media della spesa sanitaria europea, un aumento delle risorse finanziarie a favore delle famiglie, che attualmente sono al di sotto dell´uno per cento del Pil, contro una media europea del 2,2 per cento. Chiedono infine l´apertura di un tavolo di confronto con governo e Regioni sulla riforma della scuola e richiamano l´attenzione sull´emergenza abitativa. Ma il segnale forte che Cgil, Cisl e Uil oggi manderanno al governo è quello della ritrovata unità sindacale e del riavvicinamento alla base in considerazione dei problemi concreti delle persone.