La ricerca dell’unità perduta

10/05/2010

L’unità sindacale non ha alternative. Tra Cgil, Cisl e Uil le divisioni sono profonde e le distanzenon sono mai state tanto ampie quanto oggi. Gli accordi separati sul rinnovo di importanti contratti e le intese sottoscritte senza la partecipazione del maggiore sindacato, su temi decisivi di politica economica e sociale, hanno scavato fra le confederazioni un solco difficile da colmare. Questo solco però va colmato. E il XVI congresso della Cgil che si è svolto nei giorni scorsi a Rimini è il punto dal quale si deve provare a ripartire. Il clima, all’inizio dei lavori, non è stato dei migliori. I fischi degli spalti, indirizzati a Bonanni e Angeletti – oltre che al ministro del Lavoro, Sacconi e al presidente di Confindustria, Marcegaglia – sono stati indicativi della difficoltà dei rapporti. Ma le aperture contenute nella relazione introduttiva di Epifani (oltre alle sue scuse formulate agli ospiti in modo tutt’altro che formale) hanno trovato nei leader di Cisl e Uil interlocutori attenti. Ed è ciò che va colto. Non ci sono state grandi dichiarazioni, solo piccoli segnali di disgelo. «Oggi siamo lontani, ma domani potremo essere più vicini», ha detto Bonanni augurandosi che il congresso costruisca «le condizioni per lavorare insieme». «Disponibilità» ha offerto Angeletti. Ma anche dai piccoli segnali possono nascere grandi aperture. La condizione è che vengano colti da tutte le parti in campo. Il filo del dialogo può essere ripreso partendo dal tema, fondamentale, della democrazia sindacale. L’ha affermato in modo chiaro, nella sua relazione, Epifani, che si è detto pronto – con tutta la Cgil – a ricercare, su questo tema, «ragioni e contenuti» di un accordo. Una base, solida, per il confronto del resto già esiste: l’intesa unitaria sulla rappresentatività, raggiunta nel 2008 dopo anni di dispute e discussioni, e racchiusa in un documento. Credo si possa partire da qui. E la richiesta della Cgil (che condivido) di una legge di sostegno che renda certo ed esigibile il quadro delle regole democratiche così delineato non deve rappresentare un ostacolo insormontabile. Ma ci sono altri temi – occupazione, fisco, sviluppo – che non possono prescindere, per essere affrontati, da un confronto con le parti sociali e che richiedono da parte del sindacato, nell’interesse dei lavoratori e del Paese, una posizione unitaria. Sarebbe un dramma se il sindacato confederale la cui rappresentatività nazionale è messa sotto attacco dal governo sia nel settore pubblico sia in quello privato, si dividesse in sindacato di governo e sindacato di opposizione. A pagarne i conti sarebbero tutti i lavoratori e l’intero Paese.